Dov’è Abele, tuo fratello?

Posted: maggio 19, 2012 in puntine e spilli
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Questa mattina guardo facebook e vedo un post che parla dell’esplosione della scuola a Brindisi e della morte di una ragazza. Francamente, confuso tra tanti altri post di minore importanza, al momento non presto grande attenzione. Dopo pranzo è il TG a buttarmi in faccia l’accaduto!
Il primo pensiero che mi passa per la testa è un elenco di nomi, di visi, di affetti, di sensazioni… di adolescenti che frequentano l’oratorio della mia parrocchia: tutti impegnati con la scuola, quel che è successo poteva capitare a ciascuno di loro. Un brivido mi risale la schiena, una paura che allontano velocemente.
Subentra il secondo pensiero: ma se trovassi i colpevoli cosa farei? Li guarderei negli occhi e gli farei la stessa domanda che il Signore rivolge a Caino nella Genesi: “Dov’è Abele, tuo fratello?”.
Terzo pensiero (o momento): leggo questo post di Gilberto Borghi e la riflessione si sposta su me, su noi adulti che stiamo rubando il futuro di tutti i nostri adolescenti e giovani. Condivido pienamente il post di Gilberto ed apprezzo in modo particolare il passaggio “Noi che stiamo sicuri dentro i nostri schemi esistenziali e non ci rendiamo conto di quanto sia cambiato il mondo e di che cosa sia in ballo. Noi che continuiamo a vivere il cristianesimo come se fossimo in un mondo organizzato e coerente. Noi che pensiamo che basti la preghiera, che certo c’è e non manca”.
Chi mi conosce sa il valore che ha per me la preghiera, ma sa anche che sono stanca di vedere e sentire gente che pensa di risolvere tutto solo con la preghiera, che pensa di vivere e testimoniare il proprio cristianesimo in maniera pre-confezionata, parlando un linguaggio sconosciuto ai più, incapace di affrontare ogni altro discorso che tocchi il vivere quotidiano.
Noi cristiani siamo in minoranza e, a quanto pare, non sappiamo bene che pesci pigliare: non per fare proseliti o ingrandire il fan-club, ma per fare in modo che ogni persona incontri lo sguardo d’Amore del falegname di Nazaret. Non siamo più nemmeno capaci di trasmettere un messaggio, di condividerlo, di affrontare insieme il problema. E così creiamo la cultura del sospetto e della concorrenza, del disimpegno e della continua ricerca senza senso, pieni di noi al punto tale che gli altri non ci stanno dentro il nostro pallone gonfiato!
Facendo così non solo stiamo rubando il futuro dei nostri ragazzi, ma siamo ciechi e guide di ciechi (Mt 15,14). Del resto siamo noi i primi a rispondere: “Non lo so, sono forse il custode di mio fratello?”.

Scombiniamo tutto e cambiamo i piani

Posted: maggio 1, 2012 in Uncategorized
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Domani sera, su Raiuno, verrà trasmesso il film di Ferzan Ozpetek che io ho visto il giorno stesso della sua uscita nel 2010 e che poi ho rivisto e rivisto e rivisto… e non mi stanco di rivedere…
Per i due amici che mi seguono assiduamente credo sia utile, prima di vederlo, mettervi in guardia circa il fatto che questo NON è un film sui gay (anche se pomposamente strombazzato alla sua uscita), nonostante si tratti l’argomento, peraltro senza volgarità od estremismi. Quindi cominciate bene a togliervi qualsiasi paraocchi: NON è un film da bollino rosso!
Detto questo, che è la prima buona informazione da dare, mi piace mettere in evidenza alcune cose circa i vari personaggi, vi do qualche dritta perchè vederlo una sola volta potrebbe essere un po’ fuorviante:
1 – Riccardo Scamarcio ed Alessandro Preziosi (Tommaso ed Antonio, fratelli): tutto il film ruota intorno a loro, alla loro infelicità per la situazione in cui vivono. Il loro rapporto riserva un colpo di scena.
2 – Ennio Fantastichini (Vincenzo, papà di Tommaso ed Antonio): la classica persona per bene, a posto, per la quale tutto deve sempre filare nel modo giusto, quello che non accetta deviazioni da parte di nessuno (salvo poi essere lui a deviare… occhio a quand’è in ospedale…).
3 – Elena Sofia Ricci (zia Luciana): svampita, estraniata da tutto e dalla vita, vive in un mondo tutto suo, popolato di ricordi e di proibizioni che ha tentato di combattere.
4 – Nicole Grimaudo (Alba): aggressiva donna in carriera che nasconde un’estrema solitudine ed il bisogno di condividere qualcosa con qualcuno, di vivere un po’ meglio la vita.
5 – Lunetta Savino (Stefania, mamma di Tommaso ed Antonio): la classica figura che cerca di tenere unito e far funzionare meglio che può tutta la vicenda, faticando ad accettare molti comportamenti, ma accettandoli sempre senza particolari eccessi.
6 – La sorella ed il cognato, gli amici di Tommaso e le cameriere: in qualche scena sono semplicemente fantastici (gli asciugamani su tutte…, ma non solo!).
7 – Ilaria Occhini (la nonna di Tommaso ed Antonio): OCCHIO… occhio… non perdetevi una battuta o un’espressione.

Il film è un fantastico affresco che fotografa benissimo la distanza tra apparenza e sostanza, che mette in luce quanto, per il quieto vivere e per far tacere la gente, a volte si sacrifica molto di sè stessi, senza avere il coraggio di lottare per la propria felicità (che poi diventa anche quella altrui). In pratica è un film sullo sport preferito da molti: quel “chiacchiericcio” inutile e dannoso che popola il nostro quotidiano, tra un “si sa ma non si dice” ed una calunnia gratuita, a volte devastante.

Chi mi segue su facebook sa che ho messo il titolo del film nella mia identità. Se vuole capire qualcosa in più (anzi, se lo segue bene capirà MOLTO di più) non si perda questo film. Non perda un silenzio, una battuta, un’espressione, un racconto. C’è una chiave che può farvi capire TUTTO!

Ai rimanenti due frequentatori del blog che si stanno domandando se sono impazzita o come mai scrivo un post come questo, che non c’entra niente con gli argomenti che solitamente affronto, raccomando soltanto di guardare il film con gli occhi del cuore: troveranno la risposta a molti perchè! E chissà che non siano presi dalla voglia di commentare finalmente in pubblico…

Cadaveri o amanti?

Posted: aprile 27, 2012 in religione
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Tutto nasce da qui!
Stamattina mi compare il consueto articolo proposto da “vino nuovo” sulla bacheca di facebook ed il titolo mi colpisce all’istante. Poi noto che l’articolo è di Gilberto Borghi che sempre parla dei suoi ragazzi allievi, che sempre prende spunto da loro… e la curiosità cresce. Detto, fatto: pianto tutto e leggo immediatamente! Lettura veloce per il poco tempo a disposizione e la mente occupata da altri pensieri. Ma intanto comincio a ricavarne una prima impressione, ed il titolo ronza in testa tutto il giorno. Finalmente vien sera e mi posso dedicare ad una lettura più calma ed attenta, posso focalizzare meglio il problema. La mente vaga…
Dunque: “predicate regole morte”! Questa è proprio una gran bella provocazione. Per ridurlo ad un principio matematico, praticamente noi cristiani siamo dei cadaveri, o giù di lì. Forse è la stessa cosa che direbbero alcuni ragazzi di mia conoscenza, anche se hanno anche loro idee molto chiare, anche se fanno parte del giro e non sono allergici al fumo delle candele. Forse questi stessi ragazzi (che non leggeranno questo post) hanno un’idea molto filantropica dell’extracomunitario che sta sulla porta della chiesa, più o meno come gli alunni del prof. Gilberto.
Ma il nocciolo della questione non sta nel mio comportamento?
Non sono io, ormai “nel mezzo del cammin”, a predicare regole morte?
Quando frequentano la comunità parrocchiale che tipo di testimonianza vedono questi ragazzi? Che tipo di messaggio trasmetto quando sono lì più o meno con loro?
Quando sorrido riesco a trasmettere la gioia della fede? Quanto quel che dico è lontano da quel che faccio? Quanto spazio dò loro per fare in modo di vivere un’esperienza di fede?
Già, ma cos’è la fede?
Esiste un termometro per misurarla? E’ virale, contagiosa? Come si trasmette?
Più volte mi sono ritrovata a crucciarmi del fatto che gli adolescenti ed i giovani hanno poco spazio, non riescono a stare insieme avendo per perno un pur piccolo cammino comune di fede; più volte mi sono chiesta quanto e come servono i vari momenti di preghiera pensati per loro, quanto sono sballottati tra un incontro ed un altro, senza capire bene qual è il filo che li lega.
Continuo a vedere troppi adulti ancorati all’ “abbiamo sempre fatto così”, che propongono gli appuntamenti di preghiera come fossero un obbligo, un cartellino da timbrare per potersi dire “bravi ragazzi” o perchè siccome sei qui in oratorio e ti diverti, allora devi anche partecipare quando ci sono iniziative per te.
E’ vero che l’età stessa necessita di richiami e di guide, ma è anche vero che non deve passare il messaggio che la fede è un insieme di obblighi.
Giusto per riprendere lo spunto proposto da Gilberto, quando si ama non ci sono obblighi, ma solo piaceri! Piaceri a 360 gradi! L’amore ti rivolta come un calzino e ti porta a fare cose che nemmeno pensavi fino ad un secondo prima. L’amore muove tutto, ti cambia la vita. Niente è obbligo, ma tutto spinge lì. Una persona diventa improvvisamente il centro di tutto. Ed il bello è che quando racconti di questo amore, perfino “la pelle del viso è raggiante”, si vede lontanto 11 chilometri che c’è qualcosa che ti sta cambiando.
E non c’è orologio, appuntamento, cosa da fare… ma c’è un pensare insieme la giornata e la vita!
Ma se questo è amore, vi immaginate l’Amore?
Riuscite ad immaginarlo? Riuscite a vedervi così immersi in un’avventura dove ogni persona che incontrate è una persona da amare non per obbligo ma per scelta, non perchè me lo dice Gesù o la mia catechista, ma perchè E’ Gesù!
Ecco: tra il mio essere cadavere ed il mio desiderio di essere amante c’è una Persona che io non mi stanco mai di amare. Per questa Persona mi rimbocco spesso le maniche ed, ancor più spesso, mi interrogo. Non mi stanco di cercarlo, non mi stanco di averlo al fianco, non mi stanco di chiedergli una fede CON le opere e l’umiltà di non mettermi in mostra, ma di raccontare la Sua bellezza. Solo così chi mi incontra vede un’amante, non un cadavere!

I volti dell’evento

Posted: aprile 24, 2012 in religione
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Appunti a margine dello scorso fine settimana.
Triuggio, nella verde e profonda Brianza, ai piedi del Resegone, mi accoglie come una pagina di manzoniana memoria. La bellissima villa S. Cuore è sempre lì a giganteggiare tra le nuove ville ed i vecchi cascinali lombardi, immersa nella natura e nel silenzio.
Varco la porta e trovo l’attuale rettore, faccia comunque conosciuta ormai 30/35 anni fa alla FOM, più o meno ai tempi di don Erminio (oggi mons. De Scalzi) all’ACR. Sempre allegro, simpatico, disponibile, la classica persona che vorresti avere per parroco perchè anche solo guardandolo in viso testimonia la gioia e la bellezza della fede!
E poi, puff… giù a capofitto in notizie, slides, numeri, mappe, percorsi, appuntamenti. Un fine settimana intenso, in cui l’unica cosa che puoi fare è prestare attenzione assoluta per non farti prendere impreparata dalla carica del milione di persone che incontrerai tra un mese! E che da “scusi, dove sono i servizi?” a “posso andare più avanti per vedere il Papa” ti faranno trascorrere una settimana in apnea (ed io che pensavo di togliermi le quotidiane tossine dell’ufficio… sigh…).
Tantissime notizie, interessantissime, che mi hanno fatto capire quanto è complessa l’organizzazione di un evento a cui presenzia il Santo Padre; a prima vista potrebbe sembrare un’eccessiva burocratizzazione della situazione ma, in effetti, vissuta da dentro, mi sono accorta di quante cose sono coinvolte e si mettono in moto. E, di conseguenza, quanto è importante una buona preparazione dei volontari.
Graditissima la presenza di due Cardinali: l’emerito milanese Tettamanzi, con il quale ho avuto la gioia di passare un bel quarto d’ora in amabile conversazione, e mons. Antonelli, emerito di Firenze e capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia (area vaticana). Ti aspetti uno “che se la tira” ed invece te lo ritrovi la domenica seduto in mezzo a noi a riempirsi anche lui di informazioni, a toccare con mano la complessità della macchina in movimento, a scherzare… Tutto questo non senza averci riservato, la sera precedente, un bell’intervento di riflessione, prima dell’adorazione eucaristica.
Di questo week-end una cosa su tutte mi ha colpito e mi sembra bello sottolineare: è stata richiamata a tutti noi l’importanza assoluta del nostro ruolo. In particolare è stato rimarcato il fatto che “voi siete i volti dell’evento. I pellegrini vedranno voi, più che il Santo Padre; a voi rivolgeranno domande, voi li accoglierete… questo sta a significare l’importanza di un ruolo da vivere serenamente, con gioia, a servizio di tutti, sempre con il sorriso sulle labbra e negli occhi. Chi vi incontra deve tornare a casa rallegrato dalla vostra presenza e con la sensazione di aver vissuto un bellissimo evento con tanti amici tutti lì per Cristo”.
Ecco il senso del nostro servizio per tutte le famiglie che aspettiamo con gioia a Milano.

Pentalogo

Posted: aprile 19, 2012 in puntine e spilli
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Copio da frate Ezio Battaglia un ottimo “pentalogo”: cinque regole da non dimenticare mai per diventare una persona migliore.

1° Potrai fare grandi cose, ma solo se permetterai a Dio di tenerti per mano. Permetterai così ad altri esseri umani di accedere ai molti doni che possiedi.
Sono sicura che Dio mi sta tenendo per mano. Presto i miei doni avranno libero accesso!

2° Di tanto in tanto sperimenterai una dolorosa “temperata”, attraversando vari problemi, ma ti servirà per diventare una persona più forte.
Benedette temperate! Le auguro a tutti: il segreto della forza è tutto qui. Posso avere un aiuto dal DNA, ma niente è bello come le temperate divine (difatti, chi non le ha mai beccate, è molliccio ed informe)!

3° Sarai capace di correggere e superare gli errori che potrai fare.
Anche gli errori sono un po’ come le temperate: più ne commetti, più ti danno forza. Io sono del parere che qualsiasi cosa, purchè non negativa, deve essere provata almeno una volta nella vita, anche a costo di sbagliare. Ci sono persone piene di certezze, che non sbagliano mai… salvo poi sbagliare l’approccio stesso della vita e dei rapporti con gli altri.

4° La parte più importante di te sarà sempre quella interna.
Riservata a pochissimi: non mi sono mai fatta distruggere dentro. Tutti mi conoscono in apparenza, o per sentito dire, o per pregiudizio: chi ha mai veramente scavato all’interno?

5° Su qualsiasi superficie camminerai, dovrai lasciare il tuo segno. Non importa quale sarà la situazione, dovrai continuare a servire Dio in tutto.
Questa non me la dimentico MAI! Instancabile annunciatrice e testimone (piena di sbagli, ma con la voglia di Amare questa vita come Lui mi ama)!

Sei fatto per fare grandi cose!
Purtroppo (per gli altri) ho tanti talenti. Sono inimitabile?

Il seguente post è uno “pseudoepigrafo paolino”; mi scuserà l’autore… del quale tento di essere indegna imitatrice!
Qui trovate il molto più significativo originale.


Anche se io frequentassi la mia parrocchia armata di tante buone intenzioni,
anche se ad essa dedicassi tutto il mio tempo e le mie forze
e fossi presente ad ogni appuntamento,
anche se sentissi la mia presenza come necessaria
e possedessi competenze tali da poter aiutare la mia comunità
a camminare tra le vicende del mondo,
ma non avessi la sapienza per capire
se quello che sto facendo serve solo a me
o è utile per il bene comune,
se non avessi l’umiltà di conoscere
quando è il caso di farmi da parte,
sarei un ostacolo per la mia comunità,
camminerei senza essere in grado di indicare la strada
percorrerei una via che non porta alla gioia
ma alla disgregazione.

La sapienza è dono dello Spirito
e si acquista con la passione per l’uomo e per la Parola:
non si compra, non si vende, ma si acquisisce
spendendo la propria vita,
non con le parole ma con l’impegno,
non con le buone intenzioni ma con il rimboccarsi le maniche,
coerenti in tutto, tra parole ed opere.
Adesso viviamo un periodo confuso,
non abbiamo nè modo
nè tempo per incontrarci,
nè cerchiamo una soluzione,
non affrontiamo nessuna fatica
e ognuno pensa di fare il giusto.

Una sola cosa è importante:
profumiamo troppo di incenso,
abbiamo le scarpe pulite, i vestiti in ordine,
un aspetto troppo ordinato ed un cuore impolverato;
talvolta amiamo i nostri fratelli
con un amore che è falso ed egoista.
Dobbiamo amare come Lui, cioè Lui deve amare in noi.

S.S. 192

Posted: febbraio 21, 2012 in religione
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All’interno del cammino, sostavo beatamente immersa nella lettura.
Quando si dice che lo Spirito Santo fa danni… ed il bello è che non smette. Domenica 19 febbraio ne ha combinata una delle sue, servendosi pure di Maddalena e Mario (suoi complici, e qualcuno lassù!).

Ormai pare che non posso più stare tranquilla e quel momento non è più lo stesso, quel gesto non è più lo stesso.

Quando si dice essere pronti, a servizio, generosi, disponibili e ti ritrovi Lui tra le mani per porgerLo agli altri.
Non resta che fidarsi ed affidarsi!

Sussurri e grida

Posted: febbraio 15, 2012 in religione
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Dedicato ai miei due lettori affezionati… entrambi lontani fisicamente ma ai quali devo sempre dire grazie!

Nell’ormai trapassato 16 gennaio faccio il mio debutto sulla scena del Consiglio Pastorale Parrocchiale, dotata di convocazione ed ordine del giorno. La serata trascorre tra conoscenza delle facce nuove, nomine di segretario, di rappresentanti all’interno di altre realtà parrocchiali, mezzi discorsi sull’Incontro Mondiale per le Famiglie del prossimo maggio-giugno a Milano, mezzi discorsi sulla Quaresima ancora discretamente lontana (a quella data…). Perchè mezzi discorsi? Perchè si scopre che l’incontro del CPP si svolge la sera prima di due appuntamenti chiarificatori e programmatici degli stessi argomenti. In pratica è impossibile decidere la sera prima qualcosa di pratico quando solo il giorno successivo si conosceranno alcune linee di condotta che vanno ad incidere sulle tematiche. A completamento di una serata di pura informazione teorica, la proposta della giornata (poi effettivamente svolta) dedicata alla Santa Rossello, fondatrice dell’Istituto delle Suore presenti a Marnate, nel bicentenario della nascita.
Ci si lascia con l’intesa di pubblicare il verbale dell’incontro perchè la comunità parrocchiale ne possa prendere visione e si fissano gli appuntamenti successivi (13 febbraio, 10 aprile e 11 giugno).

Facciamo un salto temporale e ci portiamo al 13 febbraio.
Secondo incontro per il quale non ricevo nè convocazione nè ordine del giorno: nei giorni precedenti la notizia viene data solo verbalmente dall’altare alla comunità. Attorno alle 20,00 ricevo un sms da un’altra persona componente del CPP che mi chiede a che ora ci si incontra… bella domanda… acc… boh… tu che dici… mah… quando e dove… sarà come l’altra volta… può essere… facciamo che è così, dai… tutt’al più arriviamo tardi… pazienza…
All’inizio dell’incontro chiedo se rientra nella normalità e nella prassi ordinaria il fatto di non ricevere alcuna comunicazione preventiva scritta e scopro che questa volta si tratta di un disguido… può succedere e succede.
Viene letto il verbale dell’incontro precedente che la persona incaricata alla segreteria ha molto diligentemente steso in tempi brevissimi ma che tuttora non ho la possibilità di portare alla vostra conoscenza… attendiamo che venga consegnato nella sua forma cartacea per l’esposizione al pubblico e nella forma multimediale per la pubblicazione sul sito parrocchiale (anche se a grandi linee ho riassunto nel paragrafo di apertura).
Fa seguito l’incontro vero e proprio sugli stessi temi dell’appuntamento precedente: si affrontano nuovamente gli argomenti riguardanti l’Incontro Mondiale per le Famiglie e la Quaresima.
Si prende atto delle poche novità concrete circa Milano 2012 (ancora in una fase di “biblica” programmazione e per il quale bisogna decidere un ROL – responsabile in Parrocchia dell’evento), si procede alla lettura degli appuntamenti quaresimali fissati dall’Unità Pastorale, dei quali ci si limita a prendere atto, si ratifica la proposta di vivere insieme in parrocchia le via crucis del Cardinale previste in collegamento con il Duomo ogni martedì di Quaresima (con la precisazione che uno di questi sarà vissuto “live” recandoci direttamente in Duomo), si colloquia circa la via crucis del Venerdì Santo.
Osservazione-proposta conclusiva riguardante i ragazzi: troviamo qualcosa di particolare per far vivere loro il Venerdì Santo? Magari un momento più vicino al loro linguaggio ed alla loro comprensione perchè possano avvertire la diversità di questo particolare giorno per noi cristiani. Discussione e mezza proposta pressochè accettata.
Dopo ampia discussione, alle 23,45, ci alziamo dalle sedie.

Premesso che ho scritto tutto quanto sopra per dovere di cronaca (che è il minimo che posso fare per tutti i miei fratelli parrocchiani che hanno diritto di conoscere ed ai quali ho promesso la massima trasparenza e disponibilità), passo ad una considerazione personale che preferisco rendere pubblica per un confronto, una condivisione, una riflessione, uno scambio di idee e pareri (per dirla con la Parola Matteo 10,27).
Mi ha fatto un enorme piacere poter incontrare e conoscere persone che vedevo solo di vista, salutavo giusto per cortesia, ma delle quali ora ho anche la possibilità di essere partecipe al loro pensiero, di scambiare un parere, di condividere un’ansia appassionata di servizio. Sono convinta che ciascuno possiede sicuramente un talento per l’utilità comune: pian piano lo Spirito ci darà la possibilità di scoprirli.
Purtroppo devo anche dire che io sono una persona concreta, che preferisce dar seguito ad una discussione accompagnata dallo Spirito con una decisione pratica, con l’assegnazione di ruoli e responsabilità, possibilmente senza tempistiche bibliche. Alla fine di ogni discussione mi piace tenere presente la regola del “chi – cosa – come” (chi fa, cosa fa, come lo fa). Devo dire che, per esperienza personale sia in campo lavorativo che di volontariato, la giudico una regola pressochè infallibile: crea la capacità di responsabilizzare/arsi, mette in moto la creatività e spinge all’ottimizzazione dei tempi.
Quello che personalmente penso sia mancato in questi appuntamenti è stata proprio la concretezza. Devo riconoscere che, in parte, questa mancanza è dovuta anche a fattori esterni (organizzativi a livello diocesano ad esempio); ciò però non mi sembra sufficiente… secondo me l’ideale è che, usciti dalla serata e tornati a casa, ognuno di noi abbia chiaro chi fa – cosa fa – come lo fa. Poi, se nel fare, coinvolge anche i non-membri del Consiglio direi che l’obiettivo è pienamente raggiunto: come giustamente faceva rimarcare una persona ieri sera “noi portiamo un messaggio”. L’importante è che possiamo gridarlo dai tetti, anche se ci è stato solo sussurrato nelle orecchie!

Tutto quello che è accaduto in questi giorni, l’insieme di avvenimenti, notizie, articoli, persone, ecc., sembra proprio una gran bella iniziativa divina per spingermi a meditare. Mi permetto di condividere con i miei due lettori il groviglio di sentimenti, emozioni e provocazioni, nella speranza che mi aiutino a capire ed a districare la matassa.
Riparto da dove, più o meno, c’eravamo lasciati sul post precedente: dopo che il capitano, abbandonata la propria nave ed il destino dei passeggeri in balìa di buio ed onde, probabilmente rifiutandosi di ammettere la propria incapacità di gestire una situazione ormai disperata, appare la figura di quello che viene osannato come eroe ma per me non lo è, ed infatti anche lui lo ammette qui.
A distanza di qualche giorno, mi capita di leggere un altro articolo di stampa che potete vedere qui: apparentemente non c’è un nesso logico, o forse sì…?
Ed infine, quasi a completamento di tutto quanto sopra, ieri leggo questo.

Fatta questa lunga premessa, arrivo al dunque, al medito, a tutto quello che l’insieme delle notizie mi ha portato ad interiorizzare.
Quando vengono affidate delle responsabilità, in qualsiasi campo della vita, sono sempre responsabilità in qualche modo “condivise”. Nel caso della nave naufragata c’era un capitano che ha probabilmente commesso diversi errori che non spetta a me giudicare, ma c’era anche un equipaggio, c’era (e l’abbiamo sentito) il capitano della Guardia Costiera che ha fatto il suo dovere: non poteva fare granchè, ma non è stato con le mani in mano, ha cercato di capire e di fare quello che era in suo potere in quel momento. Insomma, non si è lavato le mani.
Trasporto l’avvenimento in un ambito ecclesiale.
Ci sono comunità che dispongono di un buon capitano ed un buon equipaggio: la conoscenza ed il cammino comune portano al largo, lontano dai pericoli. Hanno una buona carta nautica nella Parola di Dio e possono intraprendere qualsiasi tipo di viaggio comune tra i pericoli quotidiani.
Ci sono comunità che invece hanno qualche carenza: magari il capitano è stanco e può avere qualche problema a reggere le varie responsabilità, magari l’equipaggio non è sempre in linea con il capitano, ha degli alti e bassi, ma li accomuna una grande passione. Hanno la Parola di Dio come carta nautica, ma hanno qualche difficoltà a far viaggiare bene la nave ed a mettere in comune un cammino. In questi casi ci vuole la persona in grado di richiamare tutti ad un corretto funzionamento delle cose.

Tradotto nel mio concreto, in quello che sento e provo.
Sono una persona laica, non sono sempre in linea con i capitani, ma ho la gioia di sentire una corresponsabilità nel portare avanti uno stile di vita che abbia come bussola il Grande Capitano. Commetto un mucchio di errori, sbaglio spesso, ma mai per superficialità o disprezzo.
Ed allora mi domando come mai è così difficile far capire che quello che a volte faccio notare non è perchè odio qualcuno, non è per maleducazione, nemmeno per insensibilità o mancanza di rispetto… pare si chiami “corresponsabilità” e sia molto simile alla “correzione fraterna”.
Ci sono due modi per vivere insieme: soffrire nel vedere la nave che affonda o abbandonarla per ultimo.
Ci sono due modi per essere uomini: aspirare ai posti migliori o vivere con responsabilità il quotidiano.
Ci sono due modi per essere cristiani: tranquillamente adagiati sulla posizione raggiunta senza mai aprirsi al confronto o ringraziare per il dono ricevuto e sporcarsi le mani a trafficarlo, a confrontarsi, disposti a cambiare rotta ogni volta che siamo scoglio per qualcuno.
In ogni caso si commettono sbagli, qualunque sia il luogo o la situazione in cui ci troviamo: non saremmo umani. Forse lo sbaglio è proprio l’elemento che ci fa capire l’importanza e la capacità di aprirsi all’amore senza limiti: quello che considera sempre l’altro più importante di me.

L’altro può pesarmi, rallentarmi, persino trascinarmi giù con sé.
E che altro sarà la Croce se non un tale inabissarsi per restituire una vita senza confini?
(don Cristiano Mauri).

Di navi e capitani

Posted: gennaio 17, 2012 in Uncategorized

Adoro l’Isola del Giglio ed il suo mare, in questi giorni tristemente famosi per le note vicende marinare.
Con tutto quel che abbiamo sentito e letto, sentiamo e leggiamo, mi permetto una riflessione personale, che scaturisce anche da alcuni articoli trovati on line e che potete vedere raggruppati qui.

Mi sembrano tutti molto significativi e mi hanno fatto pensare a quante volte, quotidianamente, agiamo con leggerezza e ci riempiamo l’esistenza di tanti atteggiamenti che ostentano una sicurezza che non abbiamo, una superficialità che oserei dire ormai piuttosto diffusa. Il pressapochismo e l’egoismo, anche quando hanno la falsa veste della disponibilità e della collaborazione, la fanno da padroni. Pensare che, per ogni lavoro che facciamo e per ogni responsabilità che ci prendiamo, abbiamo dei diritti ma anche dei doveri: quante volte abbiamo veramente consapevolezza dei doveri connessi al nostro ruolo?

La domanda che mi lacera il cuore in tutta questa faccenda è una sola, strepitosamente riassunta in uno degli articoli: abbiamo ancora bisogno di capitani. Quando c’è bisogno di decisioni rapide e sicure, di garantire il bene comune, di guidare una comunità verso la salvezza, ci vuole qualcuno che comandi, e che intenda il comando come servizio agli altri. Qualcuno che, facendosi ultimo, però si prenda la responsabilità di decidere.
Al verbo “intenda” io sostituisco “agisca”: si può aver inteso ma continuare ad agire avendo la propria autorità ed il proprio egoismo come bussola e timone! Oppure si può essere dei pressapochisti e non ascoltare nemmeno chi ci stimola a ritornare sulla rotta, tanto “solo io son capace di fare questo”.

Dobbiamo proprio arrivare ad arrangiarci da soli?