Archivio mensile:dicembre 2011

Voi che ne pensate?

Mi sto incamminando verso la presa di coscienza che nel nostro oratorio non è più possibile proseguire sulla strada percorsa negli ultimi anni, che tutto ciò che stiamo facendo ci porta a pensare solo all’oggi, solo a noi stessi come individui e così il deserto aumenta, ci rende incapaci di lasciare alle nuove generazioni una «eredità» nel vero e grande senso del termine.
Oggi siamo incapaci di sacrificare noi stessi, il nostro io, il nostro pensiero, il nostro fare. Mancanza davvero grave, perché il sacrificio è una cosa seria: significa privarsi di un bene, rinunciare ad una possibilità in vista di un bene più grande che riguarda tutti, tutta la comunità e non il mio interesse personale.
Abbiamo perso ogni scala di priorità: tutto sembra messo sullo stesso piano, perché tutto si misura, in positivo o in negativo, in sensazioni immediate.
E siamo anche incapaci di discutere, incapaci di guardarci dentro ed attorno con maturità e riflessione: spesso si preferisce non commentare, oppure commentare in modo superficiale, oppure ancora si tende quasi automaticamente ad assumere le posizioni degli amici, tanto per non scontentarli, oppure a chiudere ogni speranza di confronto. Il risultato è evidente. La mancanza di un’opinione pubblica si traduce in un grosso problema per la vita parrocchiale. Tutti le proposte e le osservazioni che potrebbero venire da chiunque sono soffocate all’origine e quando qualcuno si comporta da cristiano adulto e osa pensare con la propria testa ecco scattare l’alzata di scudi da parte di chi si erge a difensore d’ufficio della tradizione e dell’autorità, mentre in molti casi sono soltanto difensori dell’abitudine e del quieto vivere.
Secondo il mio modesto pensiero, manca lo “scandalo” (inteso in senso evangelico), manca la capacità di cambiare rotta. L’ho già scritto più volte, ma pare che nessuno abbia voglia di farsi un serio esame di coscienza e di esporre in pubblico le proprie osservazioni: non c’è niente di più falso che sparare giudizi senza metterci la faccia, è sintomo di paura e di vigliaccheria, come peraltro è falso il tacere illudendosi che il tempo sistemi le cose.
Certo, io noto tanti segnali di speranza: ci sono davvero anime buone che sanno e vogliono vivere la vera dimensione del dono (= sacrificio) che è inclusa nell’amore, perché nelle storie d’amore succede sempre che per il bene dell’altro io devo rinunciare a qualcosa che è solo a mio vantaggio, secondo il mio desiderio o capriccio. E l’amore, in oratorio, è solo quello per i ragazzi, che dobbiamo veramente imparare ad ascoltare di più, per aiutarli a crescere non in una gabbia dorata, ma con la consapevolezza di poter creare in loro una coscienza cristiana e critica.
La domanda finale la scrivo comunque: voi che ne pensate?

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