Archivio mensile:maggio 2012

Dov’è Abele, tuo fratello?

Questa mattina guardo facebook e vedo un post che parla dell’esplosione della scuola a Brindisi e della morte di una ragazza. Francamente, confuso tra tanti altri post di minore importanza, al momento non presto grande attenzione. Dopo pranzo è il TG a buttarmi in faccia l’accaduto!
Il primo pensiero che mi passa per la testa è un elenco di nomi, di visi, di affetti, di sensazioni… di adolescenti che frequentano l’oratorio della mia parrocchia: tutti impegnati con la scuola, quel che è successo poteva capitare a ciascuno di loro. Un brivido mi risale la schiena, una paura che allontano velocemente.
Subentra il secondo pensiero: ma se trovassi i colpevoli cosa farei? Li guarderei negli occhi e gli farei la stessa domanda che il Signore rivolge a Caino nella Genesi: “Dov’è Abele, tuo fratello?”.
Terzo pensiero (o momento): leggo questo post di Gilberto Borghi e la riflessione si sposta su me, su noi adulti che stiamo rubando il futuro di tutti i nostri adolescenti e giovani. Condivido pienamente il post di Gilberto ed apprezzo in modo particolare il passaggio “Noi che stiamo sicuri dentro i nostri schemi esistenziali e non ci rendiamo conto di quanto sia cambiato il mondo e di che cosa sia in ballo. Noi che continuiamo a vivere il cristianesimo come se fossimo in un mondo organizzato e coerente. Noi che pensiamo che basti la preghiera, che certo c’è e non manca”.
Chi mi conosce sa il valore che ha per me la preghiera, ma sa anche che sono stanca di vedere e sentire gente che pensa di risolvere tutto solo con la preghiera, che pensa di vivere e testimoniare il proprio cristianesimo in maniera pre-confezionata, parlando un linguaggio sconosciuto ai più, incapace di affrontare ogni altro discorso che tocchi il vivere quotidiano.
Noi cristiani siamo in minoranza e, a quanto pare, non sappiamo bene che pesci pigliare: non per fare proseliti o ingrandire il fan-club, ma per fare in modo che ogni persona incontri lo sguardo d’Amore del falegname di Nazaret. Non siamo più nemmeno capaci di trasmettere un messaggio, di condividerlo, di affrontare insieme il problema. E così creiamo la cultura del sospetto e della concorrenza, del disimpegno e della continua ricerca senza senso, pieni di noi al punto tale che gli altri non ci stanno dentro il nostro pallone gonfiato!
Facendo così non solo stiamo rubando il futuro dei nostri ragazzi, ma siamo ciechi e guide di ciechi (Mt 15,14). Del resto siamo noi i primi a rispondere: “Non lo so, sono forse il custode di mio fratello?”.

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Scombiniamo tutto e cambiamo i piani


Domani sera, su Raiuno, verrà trasmesso il film di Ferzan Ozpetek che io ho visto il giorno stesso della sua uscita nel 2010 e che poi ho rivisto e rivisto e rivisto… e non mi stanco di rivedere…
Per i due amici che mi seguono assiduamente credo sia utile, prima di vederlo, mettervi in guardia circa il fatto che questo NON è un film sui gay (anche se pomposamente strombazzato alla sua uscita), nonostante si tratti l’argomento, peraltro senza volgarità od estremismi. Quindi cominciate bene a togliervi qualsiasi paraocchi: NON è un film da bollino rosso!
Detto questo, che è la prima buona informazione da dare, mi piace mettere in evidenza alcune cose circa i vari personaggi, vi do qualche dritta perchè vederlo una sola volta potrebbe essere un po’ fuorviante:
1 – Riccardo Scamarcio ed Alessandro Preziosi (Tommaso ed Antonio, fratelli): tutto il film ruota intorno a loro, alla loro infelicità per la situazione in cui vivono. Il loro rapporto riserva un colpo di scena.
2 – Ennio Fantastichini (Vincenzo, papà di Tommaso ed Antonio): la classica persona per bene, a posto, per la quale tutto deve sempre filare nel modo giusto, quello che non accetta deviazioni da parte di nessuno (salvo poi essere lui a deviare… occhio a quand’è in ospedale…).
3 – Elena Sofia Ricci (zia Luciana): svampita, estraniata da tutto e dalla vita, vive in un mondo tutto suo, popolato di ricordi e di proibizioni che ha tentato di combattere.
4 – Nicole Grimaudo (Alba): aggressiva donna in carriera che nasconde un’estrema solitudine ed il bisogno di condividere qualcosa con qualcuno, di vivere un po’ meglio la vita.
5 – Lunetta Savino (Stefania, mamma di Tommaso ed Antonio): la classica figura che cerca di tenere unito e far funzionare meglio che può tutta la vicenda, faticando ad accettare molti comportamenti, ma accettandoli sempre senza particolari eccessi.
6 – La sorella ed il cognato, gli amici di Tommaso e le cameriere: in qualche scena sono semplicemente fantastici (gli asciugamani su tutte…, ma non solo!).
7 – Ilaria Occhini (la nonna di Tommaso ed Antonio): OCCHIO… occhio… non perdetevi una battuta o un’espressione.

Il film è un fantastico affresco che fotografa benissimo la distanza tra apparenza e sostanza, che mette in luce quanto, per il quieto vivere e per far tacere la gente, a volte si sacrifica molto di sè stessi, senza avere il coraggio di lottare per la propria felicità (che poi diventa anche quella altrui). In pratica è un film sullo sport preferito da molti: quel “chiacchiericcio” inutile e dannoso che popola il nostro quotidiano, tra un “si sa ma non si dice” ed una calunnia gratuita, a volte devastante.

Chi mi segue su facebook sa che ho messo il titolo del film nella mia identità. Se vuole capire qualcosa in più (anzi, se lo segue bene capirà MOLTO di più) non si perda questo film. Non perda un silenzio, una battuta, un’espressione, un racconto. C’è una chiave che può farvi capire TUTTO!

Ai rimanenti due frequentatori del blog che si stanno domandando se sono impazzita o come mai scrivo un post come questo, che non c’entra niente con gli argomenti che solitamente affronto, raccomando soltanto di guardare il film con gli occhi del cuore: troveranno la risposta a molti perchè! E chissà che non siano presi dalla voglia di commentare finalmente in pubblico…

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