Archivio mensile:ottobre 2012

Audaci e saggi

In questi giorni è in corso il Sinodo dei Vescovi sul tema “La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della Fede Cristiana”.
Tutto sommato il discorso mi interessa dato che sono appassionata di evangelizzazione, ho desiderio di trasmettere la mia fede a qualcuno.
Proprio in relazione a ciò oggi leggo l’intervento di S.E. Mons. Claudio M. Celli (che ho conosciuto ed anche avuto modo di apprezzare in altri scritti), sul quale mi fermo un attimo e mi concedo qualche riflessione.

Nel secondo capoverso dell’articolo si elencano i cambiamenti in atto nella comunicazione, dovuti all’avvento delle nuove tecnologie, e si afferma che “non possiamo semplicemente fare quello che abbiamo sempre fatto, pur con le nuove tecnologie”. Aveva visto lungo papa Paolo VI, invitandoci ad essere audaci e saggi!
Mi viene in mente Andrea che nei giorni scorsi, sollecitato (obbligato?) dalla prof. di italiano, si ritrova a dover preparare qualcosa per pubblicizzare una raccolta fondi a scuola a scopo benefico. Per la verità la prof. era partita subito chiedendogli un video, avendo già toccato con mano la sua abilità in materia. Ma tant’è lui ha chiesto la collaborazione di un compagno musicista che suona in un gruppo e gli ha fatto preparare un sottofondo musicale, ad altri ha chiesto di cercare delle fotografie… poi ha composto il tutto e, da buon discepolo, ha superato la maestra e mi ha lasciato senza parole! Un video accattivante, che descrive con parole ed immagini la situazione dell’Africa a mo’ di trailer, per finire con l’invito ad acquistare delle mele.
Mi sono quindi confrontata con quanto avveniva per me alla sua età (d’accordo, è preistoria…): se mi chiedevano di preparare qualcosa per una raccolta fondi, il tutto sarebbe stato un cartellone, qualche foto, le necessarie notizie circa luogo, ora, data, ecc., mia sorella che aggiungeva un disegno data la mia incapacità in materia, e questo finiva appeso alla bacheca in oratorio. Statico: faceva la sua gran bella figura, a quel tempo, ma finiva lì.
Il video, invece, può essere condiviso, può essere modificato, se ne può sottolineare e potenziare un aspetto (grafica, musica, concetti). Non comunica solo un appuntamento, ma è espressione visiva di uno stato d’animo e come tale veicola non solo un messaggio ma anche un’emozione, permettendo, nella sua forma, anche la condivisione, la trasmissione agli altri.

Al quarto capoverso, mi soffermo su questa affermazione: Abbiamo bisogno di riscoprire la capacità dell’arte, della musica, della letteratura per esprimere i misteri della nostra fede e riuscire a toccare le menti e i cuori. … Siamo chiamati a comunicare con la nostra testimonianza, condividendo nelle nostre relazioni personali la speranza che abita in noi.
E penso a quanto abbiamo perso in capacità di esprimere la fede anche attraverso le nostre “passioni”!
Mi viene in mente la visita che ho fatto anni fa al duomo di Colonia: 1350 mq. di vetrate colorate che, come una biblia pauperum, raccontano le storie dell’Antico Testamento e sono caratterizzate dalla presenza del bianco, simbolo di purezza e verità, del blu simbolo di castità, dal rosso simbolo dell’amore e dal nero che rappresenta la dannazione eterna. Attraverso queste vetrate anche il popolo non colto, non religiosamente preparato, veniva a contatto con la Bibbia: praticamente una catechesi ad immagini (l’odierno powerpoint?).
Mi viene in mente una frase di una canzone di Baglioni (e qui partono gli sbuffi dei lettori…) “quelli che comprano la vita degli altri vendendogli bustine e la peggiore delle vite, hanno scambiato figurine e segreti con uno più grande, ma prima dovevan giurare…” e penso a quanto, attraverso le parole e la musica, si può impostare un incontro-confronto sulla droga, sulla violenza, su altri temi che la canzone affronta: tutti siamo stati bambini, qualcuno poi si è perso. E da qui si può proseguire praticamente all’infinito! Ce ne sarebbero mille di frasi: questa è la più tenera!
Penso ai libri: se vi dico che uno degli ultimi letti si intitola “Il Vangelo secondo Steve Jobs” vi mettete a ridere? Eppure non avete idea di quanti spunti dà questo libro ai catechisti (ed io non faccio catechismo)!
La mia vita cristiana non è staccata dalle mie attività e “passioni” quotidiane. Anzi, sono le mie passioni a permettermi il confronto con il mio credo, sono le mie passioni che mi sollecitano ed indirizzano su alcune scelte rispetto ad altre, sono le mie passioni che mi fanno coltivare amicizie, incontrare persone nuove, vivere momenti diversi, sono le mie passioni che mi spingono a riflettere. Sono una testimone appassionata ed i miei cinque sensi trasmettono il mio credo ogni giorno!

Il penultimo capoverso è, secondo me, centrale rispetto al problema. A mio modesto parere, la nuova evangelizzazione implica delle relazioni paritarie: dobbiamo essere capaci di scendere dai nostri gradini, abbandonare la prosopopea e la saccenza di parecchie figure che popolano ogni aspetto delle comunità cristiane, dalla più piccola alla più grande. Il mondo non ci chiede parole, ma capacità di vivere; non ci chiede ricette confezionate ed imparate a memoria, ma saper ascoltare con empatia le esigenze, i bisogni, le necessità, le confidenze. Un aspetto importante è il rispetto di ogni persona che incontriamo, in qualunque condizione si trovi. In ogni uomo c’è la scintilla di Dio: vogliamo accenderla? Basta poco: basta vivere il cristianesimo ed avvicinare gli altri mettendosi al loro livello, non pretendendo di elevarli, ma accettando di camminare con loro.
Le voci laiche ci sono, sono tante. A mio parere si parla molto di questo, ma si applica poco. Io le vedo poco valorizzate e spesso costrette ai margini. Certo, è fondamentale la preparazione. Ma pur conoscendo diverse persone preparate, disposte a mettersi in gioco, continuo a vedere un po’ questa paura verso “chi la pensa diversamente”, chi è capace di sollevare un problema per accendere un confronto, chi si fa carico di porre domande che vengono dal quotidiano, oggi sempre più agnostico e indifferente. Che non sia un vedere queste persone come “attentati” alle proprie posizioni? Il Vangelo della liturgia in rito romano per la prossima domenica ci fornisce, a tal proposito, un bell’assist!

Finisco con un augurio che mi (e vi) faccio: il Signore ci conceda la forza di intraprendere un cammino luminoso in questo nuovo “medioevo” della storia. Doni a qualcuno l’audacia di commentare questo post qui, in questa piazza virtuale, e non solo quando mi vede e mi incontra. La comunicazione avviene anche in questo modo: quello che ho scritto è la stessa cosa che direi a voce, con la differenza che qui possiamo allargare il discorso. Facciamo in modo che quello che diciamo a quattr’occhi, lo diciamo anche sul blog! Mi pare che oggi la Chiesa ci chieda anche questo…

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C.P.P. 10 ottobre 2012


Nella serata di mercoledì 10 ottobre si è svolta la prevista riunione dei consigli pastorali di Marnate e Nizzolina.
Si è trattato di un appuntamento di programmazione dell’anno: calendario alla mano, giorno per giorno, sono stati indicati diversi appuntamenti per entrambe le parrocchie, previsti orari, luoghi, ecc. Il tutto non è comunque stato agevole e ci sono volute oltre due ore di impegno da parte delle diverse persone presenti.
La finalità dell’incontro era stendere questo elenco per poterlo riportare sui calendari parrocchiali che verranno distribuiti, molto probabilmente, come tradizione vuole, in occasione del passaggio per la benedizione natalizia delle famiglie.
Personalmente continuo a pensare che, come ho espresso, si può tentare l’esperimento di stampare ogni mese il foglio di calendario del mese successivo, che le famiglie interessate potrebbero ritirare magari al termine della messa festiva della seconda domenica di ogni mese. Questo, a mio parere, permetterebbe di stendere un calendario più preciso e completo.
La proposta non è stata accolta: nel mio cuore rimane valida.

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Cambiare, oh oh…

Chi cambia per il gusto di cambiare è un isterico. Chi si abbarbica al vecchio un illuso e talora un vigliacco. Sul lavoro, in amore e in ogni altra cosa, il cambiamento vero è la rottura di uno schema. Un distacco che fa paura e produce sofferenza, ma una sofferenza indispensabile, preludio alla gioia. Perciò va affrontato col futuro negli occhi e il passato nel cuore.

Era il 7 settembre scorso e questa citazione appariva qui
Estrapolata dal contesto di questo articolo, l’ho pubblicata allora così com’è sul profilo facebook e tant’è mi è rimasta dentro ed ha contribuito ad alimentare alcune riflessioni che si aggiravano vorticose da almeno una settimana e che oggi trasferisco qui.
Potrei fare l’elenco degli schemi che la vita mi ha portato a rompere: ma penso non sia così intrigante da leggere.
Potrei dire che “ho visto visi e voci di chi ho amato prima o poi andar via”, ma devo riconoscere che ogni sofferenza è stata davvero preludio alla gioia: tant’è penso che anche qui non ci sia niente di importante da elencare.

La cosa che invece mi colpisce, e che vorrei condividere, è proprio questo “futuro negli occhi e passato nel cuore”.

Il futuro negli occhi è la speranza, virtù che ogni cristiano deve avere e coltivare se osa definirsi tale. E davvero non mi stanco di ringraziare lassù per avermi dato occhi carichi di futuro, mai arresi, mai vigliacchi, mai illusi, mai isterici. Occhi capaci di guardare lontano, nonostante la miopia incombente. E che hanno visto giusto in molte occasioni, anche in quelle così intime e riservate che solo i protagonisti conoscono.

Il passato nel cuore è la saggezza, che, se pur non enumerata tra le virtù teologali o cardinali, ritengo essere anch’essa una virtù, certamente non legata all’età ed ai capelli bianchi, ma a quella predisposizione del cuore che fa tesoro delle esperienze, positive e negative, e si fida, anzi affida a Colui che solo “dà e toglie” (come dice Giobbe).

La differenza tra il passato ed il futuro siamo solo noi ed il nostro modo di porci di fronte alle cose, alle situazioni, alle persone.
Che ne dite, per una volta, di usare il criterio del rispetto? Dato che “come piacque al Signore, così è avvenuto”…

Berlicche

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a cura di don Cristiano Mauri

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