Archivio mensile:marzo 2013

La Chiesa che vorrei

papa
Carissimo papa Francesco,
son trascorsi tre giorni dalla tua nomina papale (curioso, tre…) e non finisci di stupire!
E’ davvero difficile per noi non essere travolti dalla tua figura che riassume tutto quanto abbiamo desiderato, soprattutto in questi ultimi travagliati tempi, per la nostra Chiesa.
Ci sembri proprio un bellissimo regalo dello Spirito Santo: il tuo essere assolutamente normale metterà in crisi la complessa macchina vaticana, ne sono pressochè certa. Quindi ti dò il benvenuto ufficiale nel club “minevaganti“, quelle che “servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani”: a te cedo volentieri la tessera n. 1 perchè intravedo tutta la tua potenzialità!
Devo però dirti che più ti vedo e più penso alla Chiesa che vorrei, a cosa mi piacerebbe che cambiasse proprio grazie alla tua presenza, alla tua guida, al tuo cammino comune con il nostro.
La prima cosa, quella che mi mette i brividi in questi giorni, è questo silenzio di poco più di 30 secondi che sei riuscito a creare in una piazza San Pietro piena ed esultante. Ecco mi piacerebbe che anche le nostre celebrazioni lasciassero più spazio al silenzio: quando le parole ed i gesti tacciono è il cuore che si consegna nelle mani di Dio, è lui che parla usando il linguaggio dello spirito.
La seconda cosa è la semplicità nella preghiera. Anche qui ci hai dato una dimostrazione esemplare presentandoti al mondo ed alla storia con tre semplici preghiere, quelle che ognuno di noi, battezzato e cristiano fin dai primi mesi della propria vita, ha imparato nella propria famiglia, con i propri genitori. Mi piacerebbe che la gente capisse che non contano le belle parole: conta la familiarità nel pronunciarle, conta la distanza che viene annullata dal linguaggio comune, che tutti condividono e capiscono.
La terza cosa è la mania degli “ismi” (protagonismi, carrierismi…): mi piace pensare ed operare sapendo che quando svolgo un compito all’interno della comunità lo faccio per servizio. Non vedo nessuna differenza tra il maestro delle cerimonie e la signora che ha provveduto a pulire la Cappella Sistina (probabilmente stipendio a parte). Vorrei che finissero per sempre gli isterismi di chi mette il proprio io davanti al proprio Dio.
La quarta cosa è la capacità di ascolto e di testimonianza. Mi sono imbattuta troppe volte in tante persone che sembrano la bontà fatta carne quando parlano e poi non sono che lupi travestiti da agnelli. Ascoltare è una capacità che la Chiesa ha perso da tempo; per quanto riguarda la testimonianza questa fa rima con coerenza, ma essere coerenti vuol dire vivere quello che si crede e non sempre è facile perchè spesso ti costringe a lottare contro la tua personalità.
La quinta ed ultima cosa è l’umiltà e questa nasce solo da un profondo rispetto di sè stessi. Quando ci si conosce bene, quando si è lavorato bene sul proprio io, sulla propria personalità, non si può che essere umili. Si arriva all’umiltà solo riconoscendo che siamo strumenti, che tutto ciò che siamo è dono di Dio, è opera sua: da soli non andiamo da nessuna parte.
Una curiosità che ho colto in questi giorni, e di cui voglio farti parte, è che il papa emerito Benedetto XVI ha lasciato il proprio servizio nella Chiesa per ritirarsi in preghiera, per continuare la sua testimonianza lontano dalle luci dei riflettori ma riempiendo la sua vita della vicinanza con Dio. Tu, all’inizio del pontificato, hai chiesto la preghiera per te, per tutti noi. Ecco, la Chiesa che vorrei è tutta qui: nella semplicità di un dono reciproco di Amore.
Portaci tu su questa strada!

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Il gabbiano Jorge Mario

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Ieri il famoso autore letterario, Spirito Santo, ha iniziato a diffondere un bel libro dal titolo “Il gabbiano Jorge Mario”: niente a che vedere con Richard Bach ed “Il gabbiano Jonathan Livingston”, questo è un libro decisamente nuovo, che la storia ci riconsegnerà come un best-seller!
Giusto perchè gli mancava il lieto fine, non ha esitato ad improvvisarsi cronista e, nell’odierna società dell’immagine, si è fatto vedere ben appollaiato a prendere appunti nientemeno che su un famoso comignolo, con il rischio di annerirsi: ma lui conosceva bene i suoi rischi!
Diciamo a tutti gli amanti dell’arte, soprattutto quella iconografica e figurativa, che molte immagini sono da rivedere: dalle colombe dobbiamo passare ai gabbiani (evitiamo i comignoli, rappresentativi solo in un caso)!
Amenità a parte, oggi saluto con immensa gioia il nuovo papa Francesco!
Ieri sera, al momento dell’elezione, con Andrea in casa a fare da portafortuna come all’elezione di BXVI e la mia tabella di traduzione dei nomi in latino, ho bruciato sul tempo il protodiacono e ho detto “Bergoglio” due centesimi di secondo prima di lui. L’attesa è stata interminabile ed è sfociata in uno stupore tranquillo, nella consapevolezza che non hanno agito gli uomini, ma veramente hanno ascoltato un’altra voce.
Che dire di questo papa? Troppo presto per dare giudizi fondati, fidarsi dei mezzi di comunicazione non sempre è buona cosa (sulle previsioni hanno fatto decisamente flop!), ed allora non rimane che la sensazione a pelle, per quelle poche cose che si sanno con certezza e per quei minuti in cui l’abbiamo visto affacciato al loggione della basilica vaticana.
Sottoscrivo quindi un deciso MI PIACE perchè (l’elenco è in ordine sparso):
– è nato il giorno prima del mio compleanno e quindi mi ricorderò sempre di fargli gli auguri;
– ha giocato a basket;
– è una persona colta, umile, “a servizio”, e non a caso, penso, ieri sera ha ripetutamente affermato di essere il vescovo di Roma. Non ha mai usato la parola papa: a mio parere perchè non si sente vertice, ma parte di un comunità;
– di lui dicono che “parla poco ma sa ascoltare molto” e penso che questo ascolto non si riferisce solo alle orecchie, ma soprattutto al cuore ed alla mente, dote rara di questi tempi, anche nella Chiesa;
– è riuscito a far silenzio con la piazza gremita di gente, a far pregare il mondo con tre semplici orazioni che tutti abbiamo imparato da bambini;
– è straordinariamente normale, così come la sua vita (vive con un solo polmone fin da ragazzo, lo studio, la fidanzata, la scelta della consacrazione, la vita quotidiana in mezzo alla gente, attraversando la città);
– è un gesuita, nonostante il nome Francesco spinga ad orientarsi su altro. A tal proposito, secondo me, per ora si è insistito troppo sulla scelta del nome e poco sullo specifico di quella che è la sua vocazione e formazione.

C’è un gesuita, lassù, che conosco bene. Sono convinta che ieri ha avuto un gran bell’incontro con lo Spirito Santo (del resto sono vicini di casa) e lui, con lo stile che gli è sempre stato proprio, ha manifestato chiaramente il suo pensiero. Ma ha soprattutto ascoltato e consigliato. Poi ha lasciato libero lo Spirito di decidere e, alzandosi dalla sedia, l’ha visto volare oltre.
Caro Martini, io ti ho intravisto ieri e sono sicura che stai ancora sorridendo!

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Cardi-translate

LogoTra qualche ora avremo la prima fumata del Conclave.
E’ molto probabile che sia nera (e quindi ancora niente Papa), ma se dovesse essere bianca inizierà la nostra attesa del cardinale protodiacono che si affaccia dalla loggia centrale di San Pietro per dare l’annuncio dell’avvenuta elezione.

E’ il famoso habemus papam… ed il bello è che il tutto viene detto in latino.

Chi era presente all’elezione di Giovanni Paolo II ricorderà bene questa attesa tra il nome in latino ed il cognome, che tutto faceva intendere meno che fosse un papa polacco!

La formula esatta è:
Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!
Eminentissimum ac reverendissimum dominum,
dominum nome
Santctae Romanae Ecclesiae Cardinalem cognome
.

Tra queste righe c’è tutto il senso dell’attesa!
Quindi, per comodità e per non farmi prendere dall’angoscia, mi sono dilettata a creare una tabella nella quale ho tradotto (con il mio latino MOLTO maccheronico – dato che non l’ho studiato) i nomi dei cardinali elettori; trovate la tabella qui:
Nomi cardinali
Se vi va, tenetela sott’occhio da questa sera fino all’elezione del Papa: può essere che trovate velocemente il cognome, prima che il protodiacono concluda la formula di cui sopra (abbiamo, ad esempio, un solo Dionisius, ma in compenso diversi Ioannes)!

P.S. – In teoria è eleggibile ogni maschio non sposato, non solo i cardinali elettori. Va da sè che la tabella è quindi largamente incompleta 🙂

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Quelli che il Papa

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Dopo aver trascorso tutto il giorno inseguendo una riflessione, anzi due – una tranquillizzante, l’altra decisamente inquietante – mi prendo qualche minuto per dedicarmi, con “faziosa” (da Fazio) leggerezza, al mio personale toto Conclave.
Sono sicura che, se m’impegno, riesco a connettermi wifi con lo Spirito Santo per guidarlo a fare meno danni possibili.
Dunque, veniamo al dunque e proviamoci:
– se il Conclave si chiude il 12 marzo stesso o al massimo il 13, con la classica fumata bianca, ne uscirà papa Gianfranco Ravasi. Ed avremo il Papa 2.0 e non solo;
– se si prosegue qualche giorno ed i cardinali si orientano su un giovane tra loro, la mia sensazione è che questo sia Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila attualmente 55enne;
– se lo Spirito Santo vuole farmi un personalissimo regalo sa benissimo che l’unico possibile non può essere che Angelo Bagnasco (non chiedetemi perchè, ma è un uomo che mi affascina);
– e se invece punta all’ambientalista, ecco Philippe Barbarin, vescovo di Lione (quello che arriva alle riunioni in bicicletta).
Se c’azzecco, dopo altre “azzeccature” precedenti, è ora che mi convinca ad andare in una sala scommesse. Se non c’azzecco un bel “ritenta, sarai più fortunato” non me lo leva nessuno.

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I due pezzi mancanti

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Questa è l’immagine “ufficiale” dell’ultimo incontro tra il card. Martini e papa Benedetto XVI, sabato 2 giugno dello scorso anno, in Arcivescovado a Milano.
Entrambi oggi ci mancano: uno da ormai 6 mesi, l’altro solo da poche ore!
Due grandi figure della Chiesa contemporanea. Ad uno devo la bellezza della fede, all’altro il grande insegnamento dell’umiltà. Con uno sono cresciuta, l’altro “me lo sono ritrovata tra i piedi” il 19 aprile 2005, quando, anche solo per un attimo, ho sperato che la fumata bianca fosse proprio per il “mio cardinale”, pur sapendo la cosa abbastanza improbabile dato il morbo che ormai lo affliggeva.
Uno è forse un papa mancato, l’altro il papa che ha abdicato. Due persone riservate, in qualche modo timidi entrambi, quasi consapevoli della gravità del ruolo di cui sono stati investiti. Titubanti nell’accettare, ma poi incamminati sui sentieri di Chi, più grande di loro, ha guidato la loro storia (e la nostra per il periodo in cui li abbiamo affiancati).
Mancano le loro intelligenze profonde, manca la loro capacità profetica di vedere oltre, manca la scomodità della parola che non è mai stata la loro, ma Verbo eterno testimoniato dai tetti sui quali si sono trovati a vivere!
Sono veramente le lampade che illuminano tutta la Chiesa; non sono due pezzi mancanti, ma come due pietre che, nascoste nelle fondamenta, reggono tutto l’edificio!

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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