Archivio mensile:aprile 2013

Impariamo a pensare, ad inquietarci

direzione
Con qualche giorno di ritardo rispetto all’effettivo svolgimento, eccovi una piccola relazione circa la seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale di lunedì 15 aprile scorso.
In breve si è trattato, più che altro, della ratifica di alcune proposte già discusse dalla Commissione Liturgica nella settimana precedente: programmazione del prossimo mese di maggio, delle feste liturgiche di maggio-giugno, abbozzo di quel che riguarda le feste patronali di settembre, qualche accenno all’oratorio estivo di prossima partenza (i cui dettagli saranno definiti a breve).
Personalmente mi sento di sottolineare ed evidenziare l’accenno riguardante l’effettiva partenza della “Comunità Pastorale” (spero si dica così e vogliate scusarmi se sbaglio): in parole povere l’unione delle due parrocchie esistenti di Marnate e Nizzolina che, su indicazione del Vicario Episcopale, è buona cosa che prenda avvio dopo le ferie (indicativamente settembre-ottobre). In tale occasione verrà istituito il nuovo Consiglio Pastorale che andrà rivotato e riformato da capo.
Detto questo, per dovere di informazione, vorrei dedicare un po’ di tempo ad un altro argomento, sollecitata da diversi genitori che hanno a cuore l’educazione dei propri figli e la loro vita di oratorio.

Parto da una considerazione di carattere personale, anzi, mi permetto di partire da una citazione del mio amato cardinale Martini: L’importante è che impariate a pensare, a inquietarvi.
Questo è quello che ho tentato di fare in questi anni con tutte le persone con cui ho parlato oppure che mi hanno letto qua e là. Certo, sono consapevole di essere provocatoria, per qualcuno anche irriverente, ma tutto quello che mi è interessato e mi interessa è che impariate a pensare, a inquietarvi. E’ chiaro che, come per tanto maestro la strada nella Chiesa non gli ha risparmiato critiche di alcun tipo, così lo è per me, ovviamente fatte le debite proporzioni, non essendo io che un niente di fronte ad un Padre della Chiesa!
Fatta questa premessa, quello che sto per scrivere non è LA soluzione, ma UNA proposta di soluzione che può suscitare un confronto aperto, libero, sincero, senza pregiudizi, ma con un solo scopo: la vita del nostro oratorio. Stiano pure lontani da questo post tutti quelli che non hanno intenzione di parlare e leggere chiaro, lontani tutti coloro che fanno dietrologie perchè non scrivo per tirare acqua a nessun mulino personale!

Il problema, sollevato da alcuni genitori, è: “Dobbiamo trovare una soluzione per animare il gruppo dei nostri ragazzi adolescenti che vediamo apatici, poco disponibili a fare qualcosa”. E’ chiaro che i genitori in questione hanno figli in questione! Ma deve essere chiaro che una riflessione di questo tipo non coinvolge SOLO genitori-ragazzi oggi in questa situazione di interesse, ma deve avere un respiro più largo, più lungimirante. Si sa che l’oratorio è una ruota che gira: a seconda delle fasce di età i genitori ed i ragazzi ne sono coinvolti per un certo periodo della loro vita, ma una buona percentuale di loro se ne allontana non appena “espletate le pratiche di rito” = finiti i sacramenti e le feste ad essi connesse c’è uno stop! Chi sceglie di rimanere DEVE avere ben chiaro in testa che rimane per dare una mano, a 360 gradi: l’oratorio, per chi rimane, è una vocazione!

Oggi ci troviamo a far fronte a questa “emergenza” che, peraltro, non è solo nostra. Ritengo buona cosa che ci sia chi si è accorto e ne parli.
Personalmente mi chiedo a cosa serve una catechesi (a livello di unità pastorale o anche solo parrocchiale) se questa non produce un legame tra Parola e vita, se questa non educa ad un servizio che non sia “quando ne ho voglia” oppure d’estate perchè non c’è altro di meglio da fare durante le vacanze, ma un punto fermo nella settimana (giornata?) di un adolescente e di un giovane. Credo in Gesù? Cosa ha fatto lui, oltre ad indicarci una strada? L’ha vissuta! Quindi la prima cosa che dobbiamo fare è creare una catechesi che sia un percorrere INSIEME una strada. Ai giovani ed agli adolescenti le parole non bastano: hanno necessità di una guida, di qualcuno che stia con loro, al loro livello, che condivida i loro problemi, che sia la spalla su cui piangere ed il piatto in cui mangiare insieme una pizza! E molto di più, a volte…
PUNTO 1 – CERCHIAMO UNA GUIDA, che potrebbe essere, perchè no, anche una religiosa. Valorizziamo il compito delle donne nella Chiesa. E non pensiamo tanto ai sacerdoti superman perchè non esistono!

Di conseguenza, cominciamo a creare un gruppo di ragazzi che abbia a cuore, oltre che la propria crescita personale e di gruppo, anche di indossare la tuta (da lavoro, da ginnastica…) e spenda il proprio tempo in un impegno continuativo. Ognuno ha passioni e interessi da coltivare. A nessuno è mai venuto in mente che si potrebbe anche coltivare la passione di far giocare un gruppo di bambini a calcio? A nessuno è mai venuto in mente che c’è anche il muro da imbiancare, la porta da sistemare, la rete da mettere, l’erba da tagliare? Ed ammesso che l’idea sia passata nell’anticamera del cervello di qualcuno, cosa impedisce di metterla in pratica? E’ così difficile trovare, nei 10.080 minuti che compongono una settimana, quei 60 da dare agli altri? E’ sicuramente più bello dedicarsi a sollazzi vari, ma allora non siamo coerenti con quello che diciamo di credere e di pregare.
PUNTO 2 – DATEMI LE VOSTRE AGENDE questa potrebbe essere una bella provocazione per i ragazzi: ti trovo 60 minuti, nell’arco di una settimana, da dare a Gesù attraverso gli altri, non gli amici con cui chiudere il cerchio del gruppo, ma gli estranei, quelli che si aspettano qualcosa da te.

Nella multiformità dei caratteri e delle sensibilità, non è possibile pensare che tutti facciano tutto: la tuttologia è solo materia di Pico de Paperis nei fumetti di Topolino (ed a volte per i genitori che pensano che perchè i propri figli non fa qualcosa sono da meno di altri che la fanno)! C’è chi ha a cuore la riflessione e chi è persona d’azione, c’è chi è allergico alla palla e chi invece se la porta a letto, chi è stonato e chi è un’ugola d’oro. E questo non vuol dire che uno è migliore dell’altro: vuol dire solo che Dio ci ha creato diversi perchè ci trovassimo insieme a scoprire l’amore ed a costruire la vita.
PUNTO 3: VALORIZZIAMO I TALENTI e per fare questo è necessario ascoltare chi ci sta davanti! L’agenda non va compilata tanto per mettere nero su bianco, non si fanno le cose tanto per farle o perchè abbiamo sempre fatto così. Chi si impegna deve valorizzarsi nell’impegno che prende, deve trovare, in questo tempo messo a disposizione, la gioia di realizzare la sua capacità, la sua indole. Solo così è contento di uscire di casa ed investire i famosi 60 minuti.

Facendo tutto quanto sopra sarà inevitabile che vengano a crearsi gruppetti di persone che condividono una passione e quindi si troveranno a collaborare insieme, ragazzi e ragazze. Questo insegnerà loro a conoscersi più profondamente, mettendo in comune progetti ed azioni. Che cos’è questo se non, a volte, l’inizio di un progetto ancne di coppia?
AI RAGAZZI: io sono convinta che sapete fare grandi cose. Dimostrate agli adulti che non siete degli incapaci e che non è vero che niente vi interessa. E’ una sfida, contro il mondo ma soprattutto contro voi stessi. Lo so che dentro di voi ci sono turbini di pensieri e anche la sfiducia verso questa vita che non vi da mai spazio. Prendetevelo: ne avete tutto il diritto! Non sprecate tempo dietro a tante cose che vi lasciano solo insoddisfazione. Nel cuore di ciascuno c’è un mondo di felicità che niente vi può mai rubare, tanto meno gli adulti. E fate del nostro oratorio il vostro capolavoro di gruppo! Pensate non coniugando al presente, ma al futuro! Si accettano proposte (ed anche insulti!).

Dietro ogni oratorio c’è una famiglia, anche allargata a volte, ci sono comunque due genitori. Lo so che non sono la persona ideale a fare considerazioni, non essendo genitore. Però ho l’impressione che spesso i genitori sono poco autorevoli, autoritari magari sì, ma non autorevoli. In molti casi la parola del genitore fatica ad arrivare perchè è imposta, non ragionata. In altri casi c’è il genitore “riflesso”, quello che vorrebbe per i propri figli ciò che lui vuole e non lascia libera scelta. In altri ancora c’è il genitore “good parking”, ovvero quello che pensa all’oratorio come il buon parcheggio per i propri figli che… “siccome vanno all’oratorio” sono bravi per forza!
AI GENITORI: avete un compito gravoso in questi tempi grami… ma non sprecatelo dietro a piccole cose. Non sono le piccole o grandi lotte interne a fare felici i ragazzi. Non si tratta di stabilire se è meglio il gruppo che pensa alla preghiera ed alla formazione religiosa, rispetto a quello che pensa ad organizzare e lavorare manualmente. Si tratta di prendere sul serio le cose, di dargli un nome, anche quando questo costa fatica ed incomprensione, anche quando i toni delle discussioni si alzano: l’importante è che si alzino per il bene comune, per il bene dei propri ragazzi, per il bene del nostro oratorio.

Dopo Martini sarà più difficile crogiolarsi nel “quieto vivere”, dire “ma che cosa c’entro io?”, osare poco, inseguire comode uscite di sicurezza, resistere all’amore. (da “Il profeta” di Marco Garzonio).
Scusatemi, ma io al quieto vivere proprio non so dare retta, non so resistere all’amore!
Mi piacerebbe che questo post venisse commentato, non solo dietro le mie spalle, ma anche davanti ai miei occhi e, se possibile, nero su bianco.
Io questo coraggio ce l’ho, a costo di farmi sparare alle spalle. Per ora non l’ho letto in altri.
Che sia questo che bisogna insegnare?

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Il laboratorio dei talenti

il laboratorio dei talenti
Cosa vi richiamano i nomi di san Filippo Neri e san Giovanni Bosco? Cosa vi richiama la sigla FOM?
Diverse centinaia di anni di storia per dire una parola: oratorio!
Una parola che è un insieme di vicende, di esperienze, di racconti che tutti noi abbiamo modo di ricordare, dal più piccolo al più grande: tutti noi abbiamo incrociato la vita di oratorio all’interno della nostra esistenza. C’è chi è passato di sfuggita, magari solo incrociando la propria esistenza in occasione dei sacramenti di iniziazione cristiana, chi invece è rimasto molti anni e ci ha messo del suo, dopo aver ricevuto!
C’è chi sta vivendo OGGI questa realtà.
Proprio per queste persone, in prima battuta, e per tutte le comunità cristiane la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha elaborato la prima nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo che potete visionare o stampare dall’allegato file.
Ci sono tanti spunti interessanti, molte notizie che vale la pena conoscere o rimasticare!
Non credo si possa ignorare o scappare da questo lavoro di verifica, confronto e suggerimenti.
Nota CEI oratori

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OratoriAMO

Questa mattina, con Francesco ed Annalisa, sono stata all’annuale appuntamento di presentazione del tema dell’oratorio estivo per i responsabili (qui potete vedere la pubblicazione sul sito FOM).
Come appunto ben visibile dalla pagina relativa, i destinatari dell’appuntamento odierno erano: sacerdoti incaricati di Pastorale Giovanile, religiose, responsabili laici di Oratorio, educatori e coordinatori dell’oratorio estivo.
A questo punto la domanda mi sorge spontanea: ma io, in qualità di cosa sono andata, visto che la mia attività lavorativa non mi permette di dare disponibilità nel periodo estivo?
Veramente la riflessione non è nata oggi, ma molti giorni fa, quando ho cominciato a dire e ad insistere sul fatto di ricordare questo appuntamento a chi di dovere, fare in modo di essere presenti.
Per me non è una novità: ho sempre partecipato in passato accompagnando suor Teresa quando era lei a reggere le sorti dell’oratorio estivo. C’è stato anche un periodo in cui non sono andata. Ed ho ripreso 5 anni fa, nella segreta speranza di poter essere utile a qualcuno che magari non poteva partecipare ma a cui avrei relazionato in merito.
Niente. Si direbbero 5 anni buttati, inutili. Se li riduciamo ad un piano puramente pratico: rinuncio alle mie attività personali di un sabato mattina, spendo soldi in benzina, autostrada, parcheggio, per… comprare un sussidio che potrei acquistare tranquillamente in libreria a Busto Arsizio andandoci a piedi, 200 metri dall’ufficio! Qualcuno potrebbe pensare che è un po’ da pazzi la faccenda… e qualcun altro potrebbe anche dire che nessuno mi ha chiesto mai di andarci.
Ma sì, so di non essere normale, so di avere dei geni un po’ deviati, ma purtroppo AMO il mio oratorio. Non riesco a spegnere questo fuoco che arde dal desiderio di fare qualcosa per questa realtà che mi ha dato tanto, alla quale so di aver dato tanto a mia volta, ma sempre poco rispetto a quello che ho ricevuto.
Qui ho incontrato persone che mi hanno preso per mano e condotto alla fede.
E mi fa star male vedere che oggi sia una realtà piuttosto allo sbando!
In questi ultimi 5 anni non posso dire di aver visto un’attenzione educativa ai ragazzi (e per educativa intendo un insieme di fattori che aiutano i ragazzi a crescere armonicamente: nella fede, nello sport, nel servizio, nell’affettività, ecc…).
Io, purtroppo, anzi no “per fortuna”, continuo ad avere una struttura di oratorio in mente che è profondamente diversa da quello che vedo. E non so rassegnarmi a continuare ad incrociare generazioni di ragazzi che spariscono dopo la maturità scolastica; così come non so rassegnarmi a genitori che pensano che i loro ragazzi sono bravi solo perchè varcano quel cancello (ed automaticamente acquistano il diritto di essere considerati bravi in eterno) e che pensano l’oratorio unicamente come luogo di ritrovo più o meno filantropico!
Sulla tomba di san Pietro, tre giorni fa, ho nuovamente rinnovato la mia professione di fede, il mio credo. Che è questo e che non voglio nè tradire nè rinnegare! Mi rendo conto di aver atteso fin troppo e che è ora che mi dia seriamente una mossa!

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La Chiesa che ho visto

marco
Parto dalla fine, anzi da oggi, da questa voglia di essere altrove che mi ha inseguito tutto il giorno e dalle emozioni che hanno continuato a rincorrersi. Quest’era tecnologica e la condivisione sui vari social network degli amici volontari aumentano il livello delle sensazioni, dei ricordi!
Mi sono portata a casa tante cose belle da queste giornate trascorse per e con gli altri.
Il pellegrinaggio diocesano a Roma è stato veramente entusiasmante (e qui scopri il limite delle parole, perchè la definizione “veramente entusiasmante” è estremamente riduttiva). L’inizio con la visita alle catacombe, le radici della nostra fede cristiana; la messa di martedì ed il diluvio del resto della giornata; l’udienza in piazza e l’euforia che aleggiava. E, su tutto, questi nostri quattordicenni così simpatici e bravi, che hanno sopportato code ogni momento, felici, sorridenti, per la prima volta non più alla finestra dell’esistenza, ma sul davanzale, pronti a prendere il volo verso la vita! Davvero ieri li guardavo passare attraverso i metal detector e mi divertivo ad osservare i loro volti, riflettevo sulle loro insicurezze davanti ad un aggeggio che vedevano per la prima volta (“scusi, ma ho gli orecchini. Li devo togliere?”), impauriti, alla ricerca dell’educatore, della suora, del sacerdote, dell’adulto di cui fidarsi e da cui imparare.
Ma l’apoteosi è stata proprio la vista del papa ed il “tifo da stadio” che si è scatenato all’annuncio della presenza in piazza del pellegrinaggio milanese e dei 14enni: veramente da brividi (papa Francesco: “davvero entusiasti questi milanesi”)!
Questo papa che sembra fatto su misura per questi nostri giorni, che ha una capacità di essere contagioso che pochi hanno, che riesce a trasmettere anche solo con una smorfia del viso tutta la bontà e la tenerezza che si porta dentro. Questo papa che può essere tranquillamente twittato in pochi caratteri proprio per la sua capacità di sintesi, di esprimere un concetto e riuscire anche a tradurlo in tre-quattro parole chiave, come nel caso di questi interventi:
14 marzo camminare-edificare-confessare
17 marzo misericordia-perdono
19 marzo custodire
24 marzo gioia-croce-giovani
28 marzo uscire-periferia
3 aprile speranza-testimonianza.
Questo papa su cui si stanno continuando a scrivere fiumi di parole, a volte anche a sproposito; che non annuncia niente di nuovo, niente di diverso da papa Benedetto e dai precedenti (la Parola di Dio è una sola, non cambia automaticamente con il papa!); che ha capito che oggi la Chiesa deve avere il coraggio di fare scelte concrete verso l’uomo, verso il mondo, verso la società. Bisogna sporcarsi le mani ed il cuore, andare oltre la sacralità dei riti e la perfezione delle liturgie.
Dobbiamo imparare ad uscire da certi schemi e da certo vecchiume non solo fisicamente ma molto più spiritualmente. C’è un’estrema povertà interiore che può essere colmata solo se siamo dei passionali! Per fare questo non serve la catechesi d’iniziazione, ma quella del cuore, quella che scomoda ed accende dentro.
Io ho visto questa chiesa in questi tre giorni!
L’ho vista negli educatori e nei ragazzi, nei loro gesti fatti della felicità di stare insieme e di vivere insieme.
L’ho vista tra noi volontari: abbiamo pregato, scherzato, gioito, mangiato, ci siamo rimboccati le maniche, tutti insieme, in una corsa a superarsi, nel senso di andare oltre i nostri limiti ed oltre le nostre pochezze. Testimoni di questo amore che infiamma i nostri cuori, anche di quelli che, nonostante l’età anagrafica, sono ancora gioiosi come quelli dei nostri adolescenti.
Sono uscita dal mio piccolo e ristretto mondo parrocchiale ormai diversi anni fa e sono contenta di tutti gli amici che il Signore mi ha fatto incontrare, di tutto quello che mi ha insegnato e del mio cuore che non smette mai di appassionarsi! Per questo, oggi, Gli dico GRAZIE!

P.S. – La foto di questo post è di Marco, il seminarista che viene da noi in parrocchia alla domenica pomeriggio e che ieri ho avuto la gioia di incontrare a Roma e con cui ho condiviso la gioia della Pasqua! Spero mi perdoni, perchè l’ho rubata senza dirglielo 🙂

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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