Archivio mensile:maggio 2013

Un nuovo super-amico

Papa-FrancescoDa 77 giorni un nuovo amico (e che amico!) percorre con me questi 11 chilometri.
Ogni giorno mi allieta con le sue parole e trova il modo di farmi riflettere, di farmi sentire sempre in colpa e questo è positivo perchè cerca di migliorarmi.
Magari può interessare anche a qualcuno di voi quel che dice; magari può essere utile ritrovarsi sullo schermo del pc in formato sfogliabile le sue parole, oppure in forma cartacea, che so da condividere con qualche amico meno tecnologico.
Beh, il risultato è questo: è per tutti voi.

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Il laboratorio dei talenti – fase 2

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Ne avevo già accennato in questo breve post. Oggi riprendo un attimo il discorso perchè ho finito la lettura della Nota CEI riferita agli oratori.

Confermo in pieno il fatto che lo scritto merita un’attenta lettura ed una profonda riflessione personale da parte di chi si interessa-frequenta-opera-ama l’oratorio, per passare poi ad una meticolosa ed oculata lettura e ad una intensa riflessione comunitaria.
Spesso ci lamentiamo della difficoltà di lettura e di interpretazione dei documenti degli organismi vaticani, a vario livello. Questa nota mi sembra invece molto chiara, precisa, incisiva… purchè non la si lasci sul desktop del proprio PC o, peggio ancora, non prenda polvere su qualche scrivania sprofondata tra altre scartoffie di vario genere ed importanza.

Ci sono alcune cose che mi piace evidenziare e che si sono imposte nella mia lettura personale:
– gli oratori aiutano a crescere ed a formare cittadini che sono responsabili anche nella società. In particolare viene sottolineata la testimonianza cristiana, pur non tralasciando l’accoglienza verso fedeli appartenenti ad altre religioni;
– gli oratori hanno anche una funzione di collegamento, per così dire di ponte, tra la chiesa ed il resto del mondo, quello che comunemente viene chiamato strada. Storicamente varie figure che si sono avvicendate in maniera preponderante nell’attività degli oratori sono partiti dal vissuto della società del loro tempo, hanno saputo vedere lungo e sono andati incontro ai bisogni dei bambini-ragazzi-giovani del loro tempo;
– è messo in evidenza il primato della relazione personale all’interno dell’oratorio. Quel rapporto di confidenza che nasce tra parola ed ascolto, tra educatore ed educato, quel rapporto che non penso sia solo specifico del sacerdote-suora-religioso/a, ma che potrebbe benissimo essere svolto da un laico. Personalmente credo che, a vari livelli, sia oggi una mancanza;
– il punto precedente è anche collegato con la dinamica “accoglienza-restituzione” che molti adulti hanno ben presente. Siamo stati accolti bambini in oratorio, ci siamo divertiti con tante cose e tante persone che ci hanno “tirato grandi”; oggi tocca a noi accogliere e far crescere. Questa dinamica, secondo me, è un po’ il bottone mancante nel meccanismo odierno: si nota infatti la grande fatica che fanno gli adolescenti-giovani di oggi a restituire (a parziale discolpa posso affermare che molti non hanno neppure avuto…);
– l’oratorio-laboratorio: tutto un insieme di sport, cultura, cinema, teatro, musica, ballo, tutto quello che è il fervore dell’oratorio, la sua vera vita; tra l’altro non tralasciando collaborazioni con le altre realtà esistenti nel territorio (mi ricorda tanto l’apertura di cui sta parlando papa Francesco). Quando un oratorio è capace di proporre molteplici attività, svolge già la sua funzione di ponte, di accoglienza, di inculturazione, di libertà: aiuta a far crescere anche il cervello! E, grazie a Dio, è messa in evidenza anche l’importanza del rapporto con il web e con tutto ciò che oggi è digitale (che molti adulti masticano ed apprezzano poco), ma che deve essere considerato con lungimiranza perchè non è solo il presente, ma sempre più il futuro. Non dobbiamo perdere questo treno!

In qualche modo mi sembra bello collegare lo scritto all’omelia odierna di papa Francesco nella messa alla Casa di Santa Marta:
Il fervore apostolico, ha sottolineato, si capisce solo “in un’atmosfera d’amore; ha qualcosa di pazzia, ma di pazzia spirituale, di sana pazzia”. E Paolo “aveva questa sana pazzia”. Il Papa ha dunque invitato tutti i fedeli a chiedere allo Spirito Santo che faccia crescere in noi lo zelo apostolico che non deve appartenere solo ai missionari. D’altro canto, ha avvertito, anche nella Chiesa ci sono “cristiani tiepidi”, che “non sentono di andare avanti”:
“Anche ci sono i cristiani da salotto, no? Quelli educati, tutto bene, ma non sanno fare figli alla Chiesa con l’annunzio e il fervore apostolico. Oggi possiamo chiedere allo Spirito Santo che ci dia questo fervore apostolico a tutti noi, anche ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa; la grazia di andare avanti verso le periferie esistenziali. Tanto bisogno ha la Chiesa di questo! Non soltanto in terra lontana, nelle chiese giovani, nei popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo, ma qui in città, in città proprio, hanno bisogno di questo annuncio di Gesù Cristo. Dunque chiediamo allo Spirito Santo questa grazia dello zelo apostolico, cristiani con zelo apostolico. E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore. Avanti, come dice il Signore a Paolo: ‘Coraggio’”!

(Testo proveniente dalla pagina Radio Vaticana)

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47a giornata mondiale delle comunicazioni sociali – 12 maggio 2013

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Tra un paio di giorni i cristiani celebrano la 47a giornata mondiale delle comunicazioni sociali, quest’anno concomitante con la festa della mamma.
La materia della comunicazione mi interessa e mi appassiona da tempo. Quindi non posso fare a meno di sottolineare qualche passaggio del messaggio di papa Benedetto XVI per l’occasione (che, tra l’altro, considero STUPENDO!).

Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.
Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana.

La sottolineatura circa questa nuova “agorà” mi piace particolarmente perchè rimanda ad un’immagine molto conosciuta da noi tutti: quella della piazza, dove noi cristiani siamo abituati a fermarci a chiacchierare all’uscita della S. Messa; dove può capitare di incontrare amici che non frequentano la chiesa ma con i quali non disdegnamo di trascorrere piacevolmente in conversazione un po’ di tempo. In queste occasioni, reali, noi esprimiamo noi stessi. Ritengo che lo stesso può avvenire anche nella grande piazza virtuale e personalmente, in questi anni, ho incontrato piacevolmente molte persone.

I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre.
Questa affermazione mi spinge a ri-considerare il dialogo, il dibattito, come forme impegnative di convivenza. Personalmente ho trovato molto arricchimento in persone che sono lontane dalla frequentazione cristiana, ma con le quali ho trovato immediatamente perfetta sintonia su valori fondamentali dell’uomo e della società. Ritengo il rapporto con queste persone altamente qualificante per la mia fede, per la mia testimonianza, per la mia vita perchè mi scomoda e mi “costringe” sempre ad “essere pronta a rendere conto della speranza” cristiana. Sono veramente gioielli di amicizie e di conoscenze!

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti.
Questo è, secondo me, il cuore del messaggio, quello che sento più vicino alla mia sensibilità.
Mi sento di dire che, molto spesso, l’accusa è proprio quella di voler “a tutti i costi” usare i nuovi linguaggi, i nuovi mezzi, quasi come fossero il “farsi vedere capaci” di operare con questi strumenti. E invece, così come gli Apostoli e San Paolo non potevano tenere per sè quello che avevano visto e vissuto ed hanno affrontato viaggi e difficoltà, così oggi, comodamente seduti davanti ad un PC oppure con tablet e smartphone, il mio viaggio di testimonianza è questo! Non ha senso stare on-line se non trasmetto la mia passione per tutto ciò che è la mia fede. Cerco, per quel poco che mi è possibile e che riesco, di trasmettere la gioia di credere e di vivere.

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio.
Opero in uno di questi ambienti e non Lo ringrazierò mai abbastanza per avermelo fatto incontrare.
Da quel giorno la mia mente ed il mio cuore sono più aperti e più innamorati!

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post
Sono trascorsi 13 giorni (mi sembrano un buon tempo di attesa, no?) da questo post e tutto tace.
Francamente non so come interpretare questo silenzio. Speravo di aver solleticato qualche commento scritto o almeno di aver provocato qualche reazione tra le persone, ma niente anche stavolta.
Il mio primo pensiero è una grossa delusione! Non è il mio io ad essere delusa, francamente me ne infischio proprio. E’ l’insieme delle persone che mi delude. Proprio oggi che papa Francesco ha parlato del coraggio di essere cristiani, di non essere cristiani tiepidi, mi viene da pensare che la riflessione che ho espresso e tentato di condividere avrebbe potuto chiamare in causa almeno tre categorie di persone, anche solo per un confronto, quello che sto cercando da tempo, su tematiche che ci toccano da vicino (a dire di molti, anche se mi sembrano più espressione di un’emerita presa per i fondelli).
Mi spiace dirlo ma l’insieme delle persone che mi circonda nell’ambiente “cristiano” del mio paese mi riesce proprio difficile “incontrarlo in profondità”. E se questo può risultare normale intercettando persone che non sono poi così vicine all’ambiente religioso-cattolico, mi riesce più difficile accettarlo da parte di persone che stanno spendendo il proprio tempo e le proprie energie per costruire qualcosa all’interno della comunità parrocchiale.
Non conosco nessun serio costruttore che, davanti ad un muro che presenta delle crepe, non si ferma a riflettere un attimo circa il da farsi per evitare che la costruzione abbia dei cedimenti e non provveda ad un esame della situazione e ad una riparazione duratura, dove possibile!
Credo non ci sia niente da vergognarsi e di cui avere paura, se non le proprie schiavitù interiori. Ed a volte serve proprio liberarsi (e liberare) dalle etichette.
Il tempo passa: sta a ciascuno di noi riconoscere ed agire affinchè non passi invano.

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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