Archivio mensile:agosto 2013

Il Cardinal Martini, un anno dopo

Il 31 agosto dello scorso anno il Cardinal Martini tornava al Padre.
Ad un anno di distanza ho pensato di raccogliere gli interventi che compaiono sui vari organi di comunicazione in questi giorni ed ho predisposto una pagina dove è possibile consultarli senza dover passare da sito a sito. Ovviamente è una pagina in evoluzione e passibile di aggiornamenti: per chi fosse interessato la trovate qui.

In data 28 agosto ho fatto un primo aggiornamento che comprende l’anteprima del docu-film di Salvatore Nocita che uscirà in questi giorni allegato a Famiglia Cristiana.

In data 29 agosto altri interessanti contributi in aggiornamento alla pagina. Cliccando qui è possibile visualizzare la pagina già aggiornata.

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Esercizi di funambolismo

funamboliCari cristiani appartenenti alla parrocchia S. Ilario di Marnate, vi scrivo dopo aver letto l’ultima pubblicazione di don Franco su “Insieme” (che allego in immagine).
Da sabato pomeriggio la provocazione del don mi ha spinto a guardarmi dentro e anche un po’ intorno a me. E non voglio perdere l’occasione di ribadire, come ho affermato in altre diverse situazioni, che le persone che vivono la nostra parrocchia in maniera fattiva mi hanno abbastanza deluso. Ho più volte scritto, proposto, provocato. E non ho trovato alcun riscontro ed alcuna voglia di confronto. Solo persone arroccate sulle proprie posizioni e sulle proprie certezze.
Il 13 aprile 2012, quindi ancor prima dell’annuncio e della venuta di don Franco tra noi, avevo scritto questo che scaturiva da un mio esame di coscienza che mi sentivo di condividere e che risulta oggi profetico. Ora, devo dirvi la verità, mi fa molto male leggere il pensiero del don così amaramente vero! Mi rattrista molto leggere che ci sono dei “demolitori” (e se li chiamassimo anche “questuanti di firme”?), persone che vivono un cristianesimo da “sagrato”, non tanto come luogo fisico, quanto come hinterland della chiesa (per intenderci, gente da cui già ci aveva messo in guardia un certo Gesù… “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti” – Mc 12,38-39).
Ecco, esaminando la mia coscienza, è da questi che ho opportunamente preso le distanze (a chi mi ha accusato in passato durante una commissione liturgica: oggi avete capito perchè non vengo a messa in parrocchia?).
Siamo ancora in tempo: il don ci ha affidato i suoi sentimenti ed il suo lato umano! Non lasciamo che questo anno trascorra e si concluda con gli stessi errori del passato, nella stessa inerzia degli ultimi anni, assopiti da autoreferenzialismi e chiusure.
E’ ora di essere davvero “maggiorenni nella fede”: non solo sulla carta, ma nella vita!

insieme

Caro don Franco,
a Lei mi permetto di esprimere i miei sentimenti più profondi e veri.
Innanzitutto Lei menziona la parola “fiducia, virtù umana senza la quale è impossibile collaborare”.
La definizione che nè da il vocabolario è “atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”.
Io vivo un rapporto di fiducia che dura da 36 anni e mezzo con il “grande capo” (come amo chiamarlo) con cui lavoro da sempre. Un altro rapporto di fiducia che dura da ormai 10 anni nell’ambito del volontariato con il “grande capo” di Qumran. Ho avuto rapporti di fiducia sconfinata con i sacerdoti che si sono avvicendati nella nostra parrocchia ed ancor di più con le suore. Questi rapporti sono nati nel tempo, si sono affinati anche attraverso screzi e differenze di vedute, ci hanno portato a vivere affetti diversi verso ciascuno, ma sono da sempre fondati e vivono su una parola che, secondo me, sta agli albori della “fiducia” ed è il RISPETTO. Senza rispetto la fiducia non esiste. Così come non esiste senza la trasparenza nei rapporti.
Quindi oggi, preso atto che Lei si è reso conto della situazione al punto tale da evidenziarLa pubblicamente, Le esprimo una mia assolutamente personale visione.
1 – Riveda alcuni ruoli chiave e predisponga delle regole condivise. Lei è l’unica persona che può decidere in merito all’organizzazione della comunità e può dare la svolta agli eventi: questo può farlo solo Lei.
2 – Chiami ad un colloquio personale ed approfondito (non da cinque minuti e vai) alcune persone che Lei ha visto maggiormente attente e disponibili. Stenda con loro un incarico da affidarGli e si ponga degli incontri personali periodici (non da cinque minuti e vai).
3 – Si trovi un aiuto per la pastorale dell’oratorio. Potrà essere un altro sacerdote, una suora, anche un laico, se crede. Ma che sia una persona “con le palle” e con l’esperienza, con la passione per l’educazione e non autoreferenziale ma attenta all’esterno, al mondo che ci circonda, alle periferie esistenziali, come le chiama il nostro amato papa Francesco.
4 – Anche se è molto importante il suo impegno nel ristrutturare gli ambienti, purtroppo trascurati da troppo tempo, lasci questo pensiero fuori dalla sua mente per qualche ora alla settimana e dedichi questo tempo alla ristrutturazione delle coscienze.
5 – Riconosco che la sua esperienza è grande e le sue capacità molteplici. Le chiedo solo di fermarsi a pensare che quello che conta è l’obiettivo da raggiungere. Metta in cantiere gli obiettivi e nomini dei responsabili: e poi li lasci camminare con le proprie gambe, limitandosi ad un intervento di paterno accompagnamento.
6 – Se riesce, cerchi di essere più chiaro dal punto di vista dell’esposizione delle soluzioni dei problemi. Quando si parla di soldi, soprattutto, ho più di una difficoltà…
Da parte mia ha tutto il mio rispetto; per la fiducia, incondizionata, mi concede ancora qualche ora?
Io sono una persona che ama il versetto di Mt 5,37: “Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno”, tant’è che, dopo le ferite del passato, scrivo invece di parlare, per evitare che si travisi l’essenza.
Cerchi di riuscire ad accettare, e poi amare, questo campo di Chiesa che le è stato affidato: il tesoro c’è, deve solo scavare con pazienza.

Con affetto, spero di aver fatto un po’ di casino… (ho solo eseguito gli ordini del Papa, anche se non sono più giovane!).

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