Archivio mensile:gennaio 2014

E chi è mio prossimo?

social_media_businessIeri è stato pubblicato il messaggio di papa Francesco per la XLVIII giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
Potrebbe essere che, sia tra i cristiani che tra i non, questo significhi poco e niente. Ma penso che non sia un messaggio senza significati per chi, come me, si diletta a scrivere qualche pensiero personale qua e là, possibilmente cercando di testimoniare la propria fede, di provocare chi legge, a cercare di riflettere da un punto di vista cristiano.
Non possiedo la verità, lo so benissimo. Ma mi piace camminare con chi mi incontra anche su queste strade, pur essendo a volte viaggiatori invisibili e taciturni. Come i discepoli di Emmaus (a cui questo blog non si stancherà mai di dire grazie) il cammino è colmo di una Presenza che fa ardere il cuore.

Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri.
Questa è già un’affermazione che provoca. Troppo spesso anch’io mi sono trovata ad alzare muri, anche se devo riconoscere che non è la mia prima aspirazione quando mi trovo davanti a qualcuno. Se il dialogo già è difficile a parole, guardandosi negli occhi, figuriamoci quanti più ostacoli incontra nella forma scritta che, per sua natura, si presta ad un’interpretazione soggettiva. Il comunicatore deve avere una dote che, secondo me, è fondamentale in ogni rapporto ed è la chiarezza. Quando ogni parola tende a chiarire, il buio di un muro si allontana.

Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta.
Da questo punto di vista mi ritengo una persona MOLTO fortunata! Ho avuto un grande cardinale Maestro che mi ha insegnato a dedicare il tempo anche al silenzio per l’ascolto. La vita mi ha poi portato ad incrociare una comunità di clausura femminile… e quindi in merito a tempo, capacità di silenzio, lentezza, calma ho imparato tanto e non mi stanco di imparare. Davvero molte volte mi sono domandata come fa una persona ad essere così fremente, aggressiva, astiosa, maleducata. Come può succedere che perda la pazienza solo perchè ci si permette, in un discorso, in un post, in un tweet, di pensarla diversamente. Dedicare tempo alle risposte, ai commenti, al pensiero dell’altro è già un accoglierlo e portarlo dentro di sè. Perchè il confronto mi può maturare e può rendere migliore tante situazioni troppo cristallizzate o mal tollerate.

Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro.
La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore.
Questi due diversi passaggi, secondo me, la dicono lunga sul modo in cui si vive la comunicazione virtuale. Se metto in gioco il mio coinvolgimento personale, non sono superficiale e quindi non succede e non succederà che mi metto a condividere o retwittare notizie senza averle prima verificate, analizzate e capite. Per esperienza personale mi è capitato più volte di incrociare cose “che voi umani non potete immaginare”, a tutti i livelli di età. E spesso mi nasce la domanda: ma questa persona che ha pubblicato e/o condiviso questo, si è sentita coinvolta nella notizia? Ed essendo così distante dal mio modo di vedere le cose, da cristiana, come posso aiutarlo ad incrociare un’altra prospettiva?
I punti di riferimento sono come le pietre miliari di un tempo: lungo un percorso hanno indicato una via dai Romani in poi. Posso essere punto di riferimento solo se testimonio con la vita e con le parole quello che per me è IL punto di riferimento. Se credo in una cosa, per quella spendo tutta la vita. E se incontro una persona, da quella persona mi lascio coinvolgere.
Questo blog è nato proprio dal desiderio di percorrere un cammino insieme, incrociando chi legge. Di certo non ho la pretesa di pontificare, ma di incontrare le persone anche qui sì, quella è una pretesa che ho. Mi fa un pochino riflettere il fatto che ci sono persone che leggono e che sicuramente si fanno un’idea di ciò che leggono, ma poi non vanno oltre o al limite commentano con una grazie od una riga. A me piacerebbe poter creare, ogni tanto, qualche discussione che mi edifichi. Istaurare rapporti è l’obiettivo del comunicare. E, nel massimo rispetto delle opinioni di tutti, io cammino su questo blog con questo obiettivo!

La testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri «attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013)… Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte. Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute.
Ecco, appunto!

Mi viene in dubbio: ma stiamo parlando di comunicazione virtuale o reale? Quanta distanza c’è tra le due cose?

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Fuori dal mondo?

Ho avuto ed ho diverse amiche suore, di tutte le età; la mia casa di preghiera è un monastero di clausura. Ho tentato di resistere a scrivere qualcosa sulla vicenda della suora che ha avuto un figlio, che tanto clamore ha suscitato in questi giorni, ma leggendo scemenze assortite qua e là non posso fare a meno di dire la mia (tanto una scemenza in più non cambia la vita).
Non possiedo la verità, ma possiedo una profonda conoscenza (da laica) del mondo delle suore.
Il primo passo che vi invito a fare è la lettura di questi tre articoli, sicuramente molto molto molto più belli ed autorevoli di ciò che andrò poi io a scrivere:
a sua insaputa
il figlio della suora e il gossip dei cretini
Rieti, la suora e il suo bambino
Fatto questo, mi permetto di esprimere il mio personalissimo pensiero.
Forse è il caso di puntualizzare che le suore sono, prima di tutto, donne, con un corpo ed una mente. Non sono esseri superiori, nemmeno angeli senza sesso. Possiedono e vivono tutto ciò che qualsiasi donna possiede e vive. Ecco, detto questo, cominci a scagliare la prima pietra chi non ha incontrato tentazioni nella propria vita. E cominci pure a giudicare.
L’unico giudizio che io mi sento di esprimere è che la suora in questione ha mancato ad un voto professato. Ma conosco anche donne sposate che hanno mancato ad una promessa espressa nel matrimonio. Ce ne sono state che hanno subito le conseguenze del tradimento, ed altre che si sono rifatte una vita, a volte anche molto migliore di quella precedente.
Forse è utile fermarsi sul modo in cui la notizia ha fatto un po’ il giro dei vari organi di informazione, più o meno gossipari, più o meno cretini, più o meno seri. Ed anche qui ci sarebbe da dire, ancora una volta, che l’informazione è spesso disinformazione, o comunque più orientata a solleticare la curiosità che a fornire una notizia completa, circostanziata e fedele. Dimenticavo… rispettosa! Nel rispetto della persona.
Poi entrano in gioco le varie battutine gratuite, senza fondamento. Ma sono su facebook o su twitter e quindi cominciano a circolare, tanto basta cliccare un bottone, senza nemmeno preoccuparsi di andare a controllare fino in fondo la battuta, il post, lo scritto. Anche qui siamo allo specchio dei tempi: non è importante verificare la notizia, è più importante sparare addosso a qualcuno. Se poi questo qualcuno è la Chiesa, meglio ancora… ‘sti bigotti cristiani mettiamoli al rogo che hanno già rotto abbastanza le palle!
E poi, ovviamente, questa suora finirà sotto un ponte, in mezzo ad una strada, anzi subirà la gogna fino alla fine dei suoi giorni terreni… a meno che, a meno che… non intervenga Francesco (non il figlio, il Papa). Quasi che Francesco sia Paperinik con la doppia vita da super eroe: pacioso e rilassato di giorno, vendicatore dei bistrattati di notte.
E qui non ho ancora capito da dove nasce l’affermazione di questa “ipotetica emarginazione” della suora. Io, francamente, non ho letto da nessuna parte che sarà messa su una strada o abbandonata a sè stessa. Ho letto, al contrario, affermazioni che tendono a far trasparire una volontà di sostegno su diversi fronti.

Su tutto questo a me rimangono due domande:
1 – perchè nessuno parla dell’ipotetico padre? Solo perchè, per sua natura, il padre è sconosciuto e la madre è certa? Sarà che gli uomini vivono i loro due-tre o quanti minutivoletevoi di divertimento e poi, tanto…. è come un giro sulle montagne russe. Adrenalina a mille, poi finisce, è stato bello, basta. Altro giro, altra corsa.
2 – davvero siete convinti che nessuno si era accorto di niente? Nel nostro mondo di adulti, quante bugie diciamo ogni giorno? Quante persone-situazioni copriamo ogni giorno? Quante ne vediamo-sentiamo?
E solo perchè non finiscono sui giornali, non sono bugie, perchè tanto non saranno mai di dominio pubblico. Beh, io credo che lei sapesse cosa aveva fatto ed a quali conseguenze andava incontro. Stupidamente non ha ammesso fin dall’inizio di avere commesso uno sbaglio.

A margine mi permetto solo di aggiungere che conosco direttamente una persona (uomo in questo caso) che ha lasciato il suo stato di sacerdote per fare il padre di suo figlio. La sua diocesi di appartenenza sta continuando a seguirlo ed a sostenerlo e lui può fare una vita degna di tale nome. Anzi, da battezzato, sta continuando la propria vita di testimonianza nel mondo.
Non mi risulta che viva sotto un ponte e nemmeno che abbia una divisa con su scritto “ero un sacerdote adesso sono un padre di famiglia”. Semplicemente, da uomo maturo, si è assunto le proprie responsabilità.

Mi sono permessa di scrivere questo post per conto di tutte le amiche religiose. Per me non è mai contato il loro abito, ma quello che loro sono per me. Le suore che ancora oggi vivono fuori dal mondo non hanno avuto la possibilità di incontrare persone amiche che le hanno portate con loro nel mondo, nel quotidiano. E le hanno trattate, prima di tutto, da donne.

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Papa Francesco a dicembre ha detto…

Ecco il fascicolo delle omelie feriali di dicembre.
Per chi avesse necessità del formato pdf per la stampa, è scaricabile da qui

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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