Archivio mensile:aprile 2015

Myriam di Qaraqoush

Anche una bambina di 10 anni può avere le idee molto chiare. Una fede forte e serena. La serenità, per noi impensabile, nel raccontare un’esperienza dura come quella di un profugo, senza odiare chi l’ha costretta ad abbandonare la sua casa.
È il caso di Myriam, una bambina originaria di Qaraqoush, nel nord dell’Iraq, che ora vive in un campo profughi dopo che la sua terra è stata assalita e devastata dai jihadisti del Califfato. Qui è intervistata da un giornalista della tv satellitare cristiana Sat7 che opera in Medio Oriente. “Sono molto triste perché ci hanno costretto a lasciare la nostra casa. Ma Dio ci ama e non ha permesso che l’Isis ci uccidesse”, dice la bambina in un passaggio dell’intervista.
(da Avvenire)

Penso che esistono pochissimi video più belli – e VERI – di questo: vale più di miliardi di catechesi!

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La conversione

Dipende dalla buona volontà
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In gita scolastica

La notizia potrebbe essere pressochè quotidiana; del resto ogni giorno vede sicuramente qualche scolaresca in giro per quella che dovrebbe essere una gita scolastica, il più delle volte con fini culturali!
Se non fosse per gli scherzi che vengono organizzati in ogni gita, in ogni gruppo di studenti. Se fino a qualche tempo fa il massimo degli scherzi consisteva nel fare il sacco al letto con le lenzuola, mettere il dentifricio nelle scarpe, nascondere qualche sveglia che suona all’improvviso di notte, oggi si è passati a godimenti ben più spinti. Ed ecco la notizia.
Dico subito che io approvo assolutamente i provvedimenti presi.
E lo dico ancor più in virtù del fatto che ho letto commenti del tipo: “ma ci ha pensato la preside che tutto questo tempo di sospensione vuol dire costringere alla bocciatura questi ragazzi con aggravio di spese nelle famiglie per l’anno in più che si trovano obbligati a frequentare”?
Cioè, fatemi capire… il problema del provvedimento sono i soldi? Ah, non è la maleducazione, la perversione, la mancanza di rispetto? Cioè, se ho capito bene, “io pago gli studi a mio/a figlio/a e quindi ho diritto che lui/lei venga promosso/a, a qualsiasi costo?”.
E’ così? Ho capito bene?
Si parla di bullismo. Eh no, mio figlio non è mica un bullo.
No? E cos’è allora? Un santo? Lo facciamo santo subito? Perché non abbiamo il coraggio di dire che ha fatto male, chiamare il male con il suo nome, senza giustificarlo?
Ecco, quando leggo queste cose non posso fare a meno di pensare ai ragazzi che vedo passare nel mio oratorio. Ed ai genitori. Ed agli adulti. Oggi la maleducazione impera perché siamo noi che non riusciamo a dare un volto al male. Non abbiamo gli attributi per ammettere che il nostro amato ragazzo potrebbe anche sbagliare. Non vogliamo che si senta depresso perché lo sgridiamo per qualcosa di errato che commette. Non vogliamo ammettere che siamo noi i primi a sbagliare perché non riusciamo ad essere esemplarmente autorevoli. Senza essere autoritari. In fondo è solo un ragazzo… crescerà!
E la colpa, se succede qualcosa, è sempre dell’altro.
Per fortuna non ci sono io al posto della preside! Avrei dato una punizione esemplare, ma qui non la posso scrivere. Rischierei un processo a Strasburgo per tortura!
VIAGGIO_SNOOPY

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147 #notjustanumber

kenya
Non è solo un numero, e magari nemmeno esatto… chi saprà mai il numero giusto delle teste decapitate?
L’orrore perpetrato nell’università keniana non è maggiore in proporzione al numero. E’ orrore e basta. E’ istinto animale, brutalità, bestialità, aggiungete voi il termine che volete.
Questo orrore ha una radice di odio religioso verso i cristiani. Siamo tornati ai tempi di Nerone ed ai divertimenti delle arene. Cos’è stato questo eccidio se non un “divertimento” da parte di chi l’ha effettuato? Così come a Nerone bastava un pollice verso per decretare la morte di un cristiano, qui è bastata un’arma.
E noi che ci scandalizziamo, riempiamo gli spazi dei social con la vicinanza alle vittime dell’eccidio di Charlie Hebdo, noi non spendiamo che poche parole per questo.
Credo che la sostanziale differenza tra i due avvenimenti stia proprio nel perché sono accaduti. Nel caso dei giornalisti è stata una vendetta contro una satira pungente, irriverente, a volte anche eccessiva, nei confronti di Maometto. Non che con il Papa se la prendessero meno… Nel caso degli studenti keniani non mi sembra proprio! Erano ragazzi cristiani che non hanno offeso, non hanno brandito la satira come arma nei confronti degli islamici. Ma che paura fanno i cristiani? Di cosa hanno paura questi esaltati?
C’è da chiedersi se quanto accaduto fosse successo in una università milanese, tra i nostri ragazzi, come ci sentiremmo noi ora?
E siamo in grado, noi cristiani, di morire oggi per la nostra fede?

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Il segreto

Quel che occorre per raggiungere la felicità non è una vita comoda, ma un cuore innamorato.
(Josemaria Escriva’)
UN_CUORE_PER_SAN_VALENTINO

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Testimoni

Tempo pasquale: a proposito di testimoni
Non è testimone chi lo vorrebbe, ma solamente chi conosce per esperienza ciò di cui parla. (Andrè Louf)
esperienza

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L’Aquila, sei aprile duemilanove

In questi giorni si è detto e scritto del triste anniversario del terremoto di L’Aquila, delle vittime, della fiaccolata, ecc.
Io ho visto la città, per la prima volta, a giugno dello scorso anno: non ho termini di paragone perchè non l’avevo vista prima di quella data e quindi posso solo immaginarla attraverso le foto che si recuperano via web. La Basilica di Collemaggio è come la vedete in questa foto: apparentemente perfetta ma, dietro la facciata, il nulla!
In ogni caso L’Aquila è una città fantasma: nessuno per le strade del centro, due negozi aperti, solo rumori di gru e voci di muratori. Attraverso alcune finestre ancora si vedevano sedie, tavoli, borse appoggiate ad una mensola… e tutto transennato, rotto, sventrato, fatto a pezzi.
Tra i servizi video di questi giorni non ho visto nessuna immagine recente: in tre diversi tg hanno solo trasmesso spezzoni e frammenti di immagini di quel lontano giorno di sei anni fa. Chi ha interesse a nascondere cosa?
Quando sono entrata nel centro storico mi sono venute in mente le immagini di Berlusconi che, trionfante, sorridente, rassicurante, consegnava le case ai terremotati. Mi ha fatto schifo allora e mi fa ancora più schifo adesso. Andate a vederle quelle case e poi giudicate voi.
Non sono giornalista, non tiro l’acqua a nessun mulino e tanto meno cavalco l’onda di qualche politico: ma amo la verità e posso testimoniare solo quello che ho visto.
E mi vergogno. E provo pietà.
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Quella stessa sera….

La luce squarcia le tenebre. L’Amore rinasce per condividere il nostro cammino!
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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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