Le ragioni del mio credere

Stralcio dalle pagg. 942/943 della monografia edita da Mondadori sul Cardinal Martini. Qualche domandina a caso, facile facile…

Credere è una grazia: capita a tutti o soltanto a qualcuno?
Credere è una decisione della volontà o una inclinazione del cuore?
E’ proprio necessario credere o è forse meglio starsene in disparte?

E ancora: perchè c’è tanta irresponsabilità nel mondo?
E’ possibile camminare verso un mondo più responsabile?
La fede e il non credere hanno qualcosa a che vedere con la storia del mondo?
Che senso ha riferirsi a Gesù Cristo per risolvere i nostri problemi di oggi?

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2 thoughts on “Le ragioni del mio credere

  1. + La Grazia è per tutti, Credere per chi ne ha capito il valore.
    + Dal Cuore nascono i sentimenti più profondi, la Volontà ne realizza le conseguenze
    + Credere è indispensabile, restare in disparte non ti aiuta a crescere da “protagonista” nella TUA vita

    E ancora..
    + Scegliamo di vivere senza “Dio”? Beh, le conseguenze sotto gli occhi di tutti
    + Certo! Rivediamo i valori che innalzano l’uomo e contrastiamo le false ideologie che lo conducono ad una lenta agonia
    + Si: C’è stato un “prima”, ci sarà un “dopo”… stiamo solo vivendo la fase del “durante”..
    + E’ un errore rimetterci a Cristo per la risoluzione dei nostri problemi: Dovremmo rivolgerci a Lui per avere la forza di “come affrontarli”.. Poi, è indubbio che per noi CRISTO E’ UN PADRE… e quando sei in difficoltà, a chi chiedi aiuto se non a chi ti ama più di ogni altro?

  2. voce18 ha detto:

    Grazie del tuo commento, Alberto! Se non altro mi dà lo spunto per riprendere le domande e magari continuare a confrontarci…chissà…

    Mi permetto di continuare a sottolineare il terzo punto: tu pensi davvero che sia indispensabile credere per essere protagonista della propria vita? Io non ne sono tanto convinta, se per credere intendiamo il credere in Dio.
    A cosa crede chi non crede in Dio? E’ stata una domanda che il cardinale si è posto più volte, che sta alla base dei vari incontri che si sono svolti sotto il nome di “Cattedra dei non credenti”, ai quali hanno partecipato diverse personalità che, pur professandosi non credenti, non posso certo dire che non siano protagonisti – positivi – della propria vita. Uno su tutti Massimo Cacciari; ma potrei citarne altri, grazie anche al fatto di aver letto diversi stralci di questi incontri.
    Io preferisco, di gran lunga, la definizione amata dal Cardinale ma elaborata da Norberto Bobbio che formula le due categorie di persone dividendo tra pensanti e non pensanti. Quando l’uomo pensa difficilmente sta in disparte: è portato ad agire secondo il suo pensiero e, più profondo è il pensiero, più vicino è il dono della grazia e quindi del credere.

    Poi ci sarebbe molto da dire su quest’oggi, su questa società sempre più irresponsabile, superficiale, emozionale, pressapochista. E anche su tanti cristiani che o sono fatalisti e aspettano che venga il fuoco dall’altro e bruci tutto, oppure sono così ostinati nel credere da sembrare quasi dei dittatori, superiori a tutti ed in tutto, che – per dirla con Francesco – non sanno di pecora ma si accontentano di sentire che tutte le pecore belano allo stesso modo.

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