Archivi categoria: puntine e spilli

Attori e spettatori

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Ieri sera, intorno alle 18, ho acceso il televisore ed ho appreso della mattanza di Barcellona.
Ero sintonizzata su RAIUNO e c’era un TG straordinario con una diretta, che poi si è rivelata praticamente infinita, con immagini, parole, telefonate, testimonianze, commenti, e bla bla bla…. vari ed assortiti. Ore ed ore durante le quali, più volte, mi sono chiesta che senso trovare a tutto questo.

Ora, senza nulla togliere a morti e feriti, anzi, con il massimo rispetto per loro e per questa libertà che qualcuno ci vuole togliere, mi rendo conto che ho assistito alla trasmissione più insulsa che potesse esistere.
La prima giornalista, attorno alle 18.00, che prima dice che c’è un morto, poi tredici morti, poi un attentatore, poi tre attentatori; informazione importante – che sottolinea più volte – “la polizia catalana raccomanda di non usare i telefoni ma i social per comunicare a casa in che situazione ci si trova” e, nel frattempo, si collega appunto telefonicamente con testimoni italiani (tutti con rigorosamente scritto, in didascalia all’immagine, dopo il nome, la qualifica di “giornalista”); le immagini che scorrono che non fanno granchè chiarezza anzi, più volte, si vedono poliziotti che invitano persone ad allontanarsi; qualche giornalista in collegamento da Stati Uniti, da Bruxelles, da Berlino, che ripete la lagna che le varie istituzioni si rammaricano dell’accaduto, che sono in costante contatto con i vari ministri, bla bla bla….
Verso le 19.00 riprende la trasmissione che era stata interrotta (“la vita in diretta”!) e qui ricomincia il bla bla bla inutile, più o meno con scansioni come sopra descritte.
Alle 20.00 si lascia la trasmissione e si passa al TG e qui si ricomincia da capo, con notizie-non-notizie, domande banali, ricerca di collegamento con testimoni, ecc.
Stare zitti, no?
A questo punto cambio canale e passo a NOVE dove ci sono le repliche di un quiz.

Ora, ripeto che non ho nessuna intenzione di banalizzare l’accaduto, anzi!
Ma è da ieri sera che mi sto domandando che razza di informazione fanno i mass media che sono praticamente diventati dei social network dove tutti possono dire tutto ed il contrario di tutto, riempiendo le serate di bla bla bla non sempre interessanti.
Personalmente ritengo meglio, in situazioni come queste, pur non sottovalutando la drammaticità dei momenti e degli eventi, evitare di mettere in vetrina parole al vento, senza fondamento. Gradirei di più un collegamento con la notizia importante, che deve essere data, e poi, a dati CERTI ed acquisiti, uno/più eventuale/i aggiornamenti.

E’ vero che dietro ad un telecomando, così come per i touch o le tastiere, c’è sempre una persona (si presume dotata di materia grigia), ma è anche vero che “lo spettacolo della diretta” non fa che il gioco di questi animali zigzaganti, esplosivi, odiosi.
Questi, a mio parere, non se ne fanno niente dei cimiteri occidentali pieni di vittime. Quello che vogliono è farci diventare spettatori della nostra stessa vita, rubandoci la libertà. Inchiodarci davanti alle loro gesta mortifere per riempirci di paura.

Cerchiamo di rimanere attori (ed ogni tanto cambiamo canale, non per superficialità ma per indigestione) e di vivere col cuore – e anche con la fede, che non guasta mai!

P.S. – per il disegno devo ringraziare Patxi Velasco Fano (diocesi di Malaga). Fornisce i disegni al sito con cui collaboro ed oggi ha pubblicato questo disegno con il suo commento: “Condivido questo disegno di una pace investita, che versa sangue ma è ancora viva e chiede perchè”.

 

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Ac-co-glie-re

63186_4960793227609_1111689614_nEppure stamattina non riesco a fare a meno di pensare a questo verbo!
Mi continua a girare nella testa un pensiero che si collega al 19 agosto 2001, la prima domenica in cui questa chiesa e questa comunità “mi ha accolto”, dopo che un’altra comunità mi aveva fatto capire che era giunto il mio tempo.

Come i discepoli di Emmaus, delusa e scoraggiata, ho varcato la porta della chiesa di questa comunità. Non c’erano persone ad aspettarmi, nessuno mi conosceva, solo Lui, dentro un tabernacolo, al quale raccontare tutta l’amarezza di un rifiuto toccato con mano.

E le domeniche passano, e con loro le feste, e con loro gli incontri spirituali, e con loro gli incontri personali con tutte le “solite facce” che frequentano lo stesso ambiente: una comunità? Sì, una comunità. Una comunità dentro quella molto più luminosa ed accogliente del monastero. Che non fa tante parole, che non chiede da dove vieni o dove vai, perchè sei qui… le suore lasciano che sia Lui a parlare. Ed intanto accolgono con quello stile semplice, naturale, sorridente.

E dall’accoglienza, per più di qualcuno, nasce il passo successivo. Ti viene chiesto di dare una mano e nessuno mai si tira indietro: una collaborazione per rendere la comunità sempre più bella ed accogliente anche per chi arriva dopo. Ti viene chiesto di vivere nel mondo quello che la domenica vivi insieme: ed ecco che nascono testimonianze quotidiane che sono spinte reciproche, quasi gare nella ricerca di servizio agli altri.

Ha ragione don Reginaldo! Siamo fortunati, molto fortunati a vivere in questo ambiente il momento di punta del pregare cristiano che è l’Eucaristia. Perchè solo qui sentiamo che l’accoglienza è questo volerci bene, senza giudizi e pre-giudizi.

In Lui e con Lui: solo Dio basta!

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Presepe o non presepe, questo è il problema?

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Se sia giusto farlo o meno.
Se sia offensivo della libertà altrui o meno.

In questi giorni torna alla ribalta il problema del presepe. Ormai da qualche anno ci perseguita durante l’Avvento questo dilemma: mi sembra un po’ come le notizie sul tempo, strombazzate dai vari media a seconda delle stagioni (consigli per difendersi dal caldo… attenzione all’ondata di gelo artico… ecc..). Trombe, tromboni, grancasse, presidi, insegnanti, sacerdoti e chi più ne ha più ne metta, tutto contribuisce a creare anche delle gran bufale che girano viralmente su internet. Si condivide senza nemmeno guardare se la notizia è vera: l’importante è che avvalori la mia tesi e si riempia di pollici alzati come indice di gradimento del piacere, e mi riempia di soddisfazione!

Condivido così una mia personale riflessione, metto nero su bianco per fare in modo che non dimentichi mai questo pensiero.
Il presepe non è nient’altro che la rappresentazione scenica di un fatto storico, avvenuto più di 2000 anni fa, un po’ come la battaglia di Legnano e il palio a Siena o la battaglia al vallo di Adriano (alla rievocazione della quale ha partecipato anche una persona del mio paese). E fin qui, non ci vedo niente di pericoloso, offensivo, ingiusto.
Che lo rende diverso è solo la fede. Per un cristiano il presepe ha un valore, per un non cristiano (ateo, agnostico, appartenente ad altra religione e così via) no. E cosa ci sia di offensivo in questo ancora devo riuscire a capirlo. Tra l’altro mi piacerebbe che qualcuno che ci trova qualcosa di negativo mi lasci un commento in modo da riuscire a capire. Per ora, con qualche persona che ha avuto la bontà di scambiare un parere, non sono riuscita a venirne a capo.
Se non per una specie di ritornello che mi sono sentita ripetere in più di una conversazione, e mi gira nella testa.
Ma chi sono i cristiani? Dove li trovo? Ma sono questi che conosco anch’io? Ma sono questi che si scorticano le ginocchia a furia di preghiere e poi escono e si sbrecciano la lingua con malignità assortite?
Mah… sta di fatto che ogni volta che leggo un articolo sul dilemma originario non riesco a fare a meno di pensare che il problema non è il presepe ma la mia testimonianza di cristiano. Che potrà anche arretrare di fronte a una rappresentazione scenica, ma che se arretra è perchè non è convinta.
E quindi non è come Gesù mi chiede di essere.
E quindi non sono un buon cristiano.
E quindi Dio di me se ne fa ben poco.
Non sono gli islamici a farmi paura, sono sempre più i cristiani ad essere superficiali e sempre meno accoglienti, per non dire esclusivi.
Cerchiamo di non confondere la misericordia con la mediocrità!

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Così fan tutti

Articolo (di cronaca? di costume?) perso tra le vicende greche, la sonda che arriva fino ai limiti della galassia, i milioni spesi per il calciomercato e la croce con falce e martello regalata a papa Francesco.
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Il mare, il caldo, il buio, la libertà, gli amici, qualche birra… forse. E smartphone con whatsapp, la ciliegina sulla torta.
E di questa ragazzina – e relativo ragazzino – non ci sono i nomi: non mi sprecherei più di tanto a leggerli perchè sono gli stessi di tanti adolescenti che vedo anch’io trascinarsi tra un vuoto e un nulla, una bestemmia ed una maleducazione, una tragressione ed un pestaggio.
Gli adolescenti che tutte le sere girovagano pur di non stare a casa, le facce bambine che fino all’altro giorno vedevo giocare spensieratamente e adesso si consumano una sigaretta dietro l’altra, cosa cercano? Me lo domando solo io? E’ un cruccio mio o c’è ancora qualche genitore che non si accontenta di controllare i figli tramite smartphone? Qualche genitore che, senza badare tanto ai formalismi ed alle apparenze, passa ai fatti trovandosi davanti il/la proprio/a figlio/a in tutt’altre faccende affaccendato (e non c’è solo il sesso)?
O così fan tutti?

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Affetto ecclesiale vo’ cercando

Ribloggo qui l’articolo di Enzo Bianchi che appare sul n. 7 di Jesus, mensile dei “Periodici San Paolo”, che ha pubblicato Christian Albini sul suo blog.
Se cliccate sul link potete leggerlo.

Mi sembra molto interessante. O no? Enzo-Bianchi-vi-spiego-cos-e-oggi-il-Male-620x372

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Le ragioni del mio credere

Stralcio dalle pagg. 942/943 della monografia edita da Mondadori sul Cardinal Martini. Qualche domandina a caso, facile facile…

Credere è una grazia: capita a tutti o soltanto a qualcuno?
Credere è una decisione della volontà o una inclinazione del cuore?
E’ proprio necessario credere o è forse meglio starsene in disparte?

E ancora: perchè c’è tanta irresponsabilità nel mondo?
E’ possibile camminare verso un mondo più responsabile?
La fede e il non credere hanno qualcosa a che vedere con la storia del mondo?
Che senso ha riferirsi a Gesù Cristo per risolvere i nostri problemi di oggi?

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E’ bene ricordare…

ImmagineQuesto post merita una lettura attenta ed approfondita!

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Ecco cos’era..

La vita è fatta di attimi. Sono tre giorni che ripenso ai tanti attimi che hanno composto una vita insieme.

L’attimo iniziale non me lo ricordo proprio, ma ci sono situazioni scolpite nel cuore, alcune in entrambi i cuori, altre solo nel mio, altre nei cuori di molte persone che hanno vissuto gli stessi momenti.

Su tutte i campeggi che ricordavamo sempre con moltissimo piacere. L’armadio delle miss crollato a Riva Valdobbia, i segnali con le torce verso i ragazzi del campeggio vicino, le passeggiate con fermata a metà percorso per chi non ce la faceva e rimaneva con la suora mentre io proseguivo con chi se la sentiva, la gita ai cinque laghi a Culmine San Pietro, la notte in cui le ho messo le sveglie puntate in camera per farle uno scherzo e la mattina dopo che mi ha letteralmente tirato giù dal letto con tutto addosso.

Poi c’erano le riunioni con relative discussioni con don Peppino o con don Giuseppe il parroco. Ed io che ne uscivo spesso accalorata. E lei che il giorno dopo riusciva sempre a mediare tutto. E gli etti di caramelle mangiati per far passare la rabbia. E la volta in cui, se non mi fermava, un ceffone a don Peppino l’avrei dato.

Poi ci sono state anche le situazioni in cui mi ha incaricato di scrivere qualcosa per preparare una messa, un incontro di preghiera. Così come ci sono state le volte in cui, durante qualche partita della Juventus, capitava in casa per farmi fare qualcosa d’altro, così, giusto per farmi un dispetto.

Passano gli anni, non ci perdiamo mai di vista, anzi ci sentiamo molto spesso e ci vediamo appena possibile. Le viene assegnato l’incarico di provinciale e quindi gli impegni si moltiplicano. Viene il giorno della telefonata da un’ora e mezza (non esistevano i cellulari): “Senti, prendi la sedia che ti devo parlare di una faccenda… Adesso che hai capito la situazione, mi raccomando, stalle vicina. Conto su di te”.
Poi viene il giorno che la vado a trovare a Genova e mi dice: “Fossi arrivata 5 minuti prima vedevi la suora che mando da voi. Ti ci troverai bene, vedrai che con te lavorerà bene”. Ed io che, memore dell’esperienza precedente non volevo più avere niente a che fare con certe persone e certe faccende, la mando a quel paese. E lei sorride. Aveva ragione: dietro a quel sorriso ci sta, ancora oggi, il regalo più bello che poteva farmi.

Poi viene l’8 marzo, due mesi fa. So che compie 65 anni di professione religiosa e decido di farle una sorpresa. Graditissima!

Poi arriva l’sms di tre giorni fa che mi avvisa che sta male. Poi l’altro di due giorni fa che mi annuncia il passaggio tra le braccia del suo sposo. E la mente cerca di dare un ordine ai ricordi che affiorano nel cuore.

Ieri la messa esequiale. Ho un impegno nel pomeriggio ed alla mattina mi sparo andata e ritorno da Savona. Ci devo essere e ci sono. Pur nella nostalgia di un atto finale, la gioia di poter proclamare la Parola di Dio e di conoscere una sua sorella che, vedendomi, mi dice: “Abbiamo cercato parecchio il suo numero di telefono”.

Ma ancora qualcosa non quadra. Devo dare un senso a tutto questo.

Nel pomeriggio sono a fare servizio con i quattordicenni della diocesi di Milano al Sacro Monte di Varese. Mons. Delpini, tra i suoi interventi che prendono spunto dal Vangelo dell’Annunciazione, ad un certo punto dice (più o meno): “Ma voi oggi sicuramente pensate che non esistono gli angeli come Gabriele, così come ci presenta il racconto del Vangelo. Ma gli angeli sono quelle persone che Dio vi ha messo sulla strada per insegnarvi ad avere fiducia in voi stessi, quelle persone che vi spingono in alto, ad andare sempre più in là, a mettervi alla prova per osare in grande, quelli che vi chiedono sempre di più”.

E tutto diventa chiaro, in un attimo.

Ecco cos’è stata Geronima per me: un angelo.

Adesso posso cancellare il contatto terreno dalla rubrica: gli angeli sanno sempre come trovarci!

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Myriam di Qaraqoush

Anche una bambina di 10 anni può avere le idee molto chiare. Una fede forte e serena. La serenità, per noi impensabile, nel raccontare un’esperienza dura come quella di un profugo, senza odiare chi l’ha costretta ad abbandonare la sua casa.
È il caso di Myriam, una bambina originaria di Qaraqoush, nel nord dell’Iraq, che ora vive in un campo profughi dopo che la sua terra è stata assalita e devastata dai jihadisti del Califfato. Qui è intervistata da un giornalista della tv satellitare cristiana Sat7 che opera in Medio Oriente. “Sono molto triste perché ci hanno costretto a lasciare la nostra casa. Ma Dio ci ama e non ha permesso che l’Isis ci uccidesse”, dice la bambina in un passaggio dell’intervista.
(da Avvenire)

Penso che esistono pochissimi video più belli – e VERI – di questo: vale più di miliardi di catechesi!

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In gita scolastica

La notizia potrebbe essere pressochè quotidiana; del resto ogni giorno vede sicuramente qualche scolaresca in giro per quella che dovrebbe essere una gita scolastica, il più delle volte con fini culturali!
Se non fosse per gli scherzi che vengono organizzati in ogni gita, in ogni gruppo di studenti. Se fino a qualche tempo fa il massimo degli scherzi consisteva nel fare il sacco al letto con le lenzuola, mettere il dentifricio nelle scarpe, nascondere qualche sveglia che suona all’improvviso di notte, oggi si è passati a godimenti ben più spinti. Ed ecco la notizia.
Dico subito che io approvo assolutamente i provvedimenti presi.
E lo dico ancor più in virtù del fatto che ho letto commenti del tipo: “ma ci ha pensato la preside che tutto questo tempo di sospensione vuol dire costringere alla bocciatura questi ragazzi con aggravio di spese nelle famiglie per l’anno in più che si trovano obbligati a frequentare”?
Cioè, fatemi capire… il problema del provvedimento sono i soldi? Ah, non è la maleducazione, la perversione, la mancanza di rispetto? Cioè, se ho capito bene, “io pago gli studi a mio/a figlio/a e quindi ho diritto che lui/lei venga promosso/a, a qualsiasi costo?”.
E’ così? Ho capito bene?
Si parla di bullismo. Eh no, mio figlio non è mica un bullo.
No? E cos’è allora? Un santo? Lo facciamo santo subito? Perché non abbiamo il coraggio di dire che ha fatto male, chiamare il male con il suo nome, senza giustificarlo?
Ecco, quando leggo queste cose non posso fare a meno di pensare ai ragazzi che vedo passare nel mio oratorio. Ed ai genitori. Ed agli adulti. Oggi la maleducazione impera perché siamo noi che non riusciamo a dare un volto al male. Non abbiamo gli attributi per ammettere che il nostro amato ragazzo potrebbe anche sbagliare. Non vogliamo che si senta depresso perché lo sgridiamo per qualcosa di errato che commette. Non vogliamo ammettere che siamo noi i primi a sbagliare perché non riusciamo ad essere esemplarmente autorevoli. Senza essere autoritari. In fondo è solo un ragazzo… crescerà!
E la colpa, se succede qualcosa, è sempre dell’altro.
Per fortuna non ci sono io al posto della preside! Avrei dato una punizione esemplare, ma qui non la posso scrivere. Rischierei un processo a Strasburgo per tortura!
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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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