Archivi categoria: religione

The special one

Faccio partire un’idea che ho in mente da diverso tempo.
Provo un po’ a scrivere di oratorio e dintorni, con una meta ben precisa. Mi incammino, sapendo che percorro una strada bellissima ma ricca di insidie, nella segreta speranza di incontrare amici durante il percorso. Questo è il primo passo.

Penso sia giunto il tempo di adeguare l’oratorio alle esigenze che il nostro paese (e la società in generale) domanda.
Io lo immagino come un ponte che collega Chiesa e strada, i baciapile e i miscredenti.
Sì perchè sono cosciente che ancora oggi molte persone ritengono che l’oratorio (e la parrocchia)  sono popolati solo da individui che ostentano regole ed abitudini, per apparire senza essere.

Invece all’oratorio c’è una varietà di elementi.
Non ci crederete… perfino uno SPECIAL ONE.
Per la verità è invisibile, ma c’è.
E’ il punto di partenza e di arrivo di ogni impresa.
E’ sempre in movimento, “non ha dove posare il capo”, è lì in ogni istante.
Serve, gioca, accompagna, prega.
Ed ha il viso di chi incontri, il sorriso di chi ti accoglie e ti invita, la mano che si stringe per camminare con te, gli occhi che attraversano i tuoi nel confondersi delle anime, i piedi che preparano ai percorsi della vita.
Ognuno fa la sua esperienza personale con lo SPECIAL ONE.
Di sicuro, per chi sceglie di incontrarlo, è un Amico.

Ancora oggi, quindi, l’oratorio non può che essere un luogo dove si impara a pregare, dove si ascolta quello che il nostro Amico dice. Le nostre parole umane servono a poco se non sono riflesso della Parola per eccellenza.
Se non ascoltiamo, non possiamo capire quello che l’Amico vuole.
Io che sono in oratorio, posso dire di averlo incontrato e di conoscerlo bene?

L’Amico è l’educatore per antonomasia. E’ al primo posto nella scala educativa.
Possiamo incontrarlo anche nella Comunione e nella Confessione.
Ci vuole cristiani sul serio, testimoni credibili ed affidabili.

Lui rende l’oratorio un ambiente gioioso.
E’ un caso che la santità consiste nello stare allegri mentre si assolvono i propri impegni quotidiani?

Ah, vi allego una sua riproduzione.
Comunque ha un nome corto, importante, unico: DIO.
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Attori e spettatori

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Ieri sera, intorno alle 18, ho acceso il televisore ed ho appreso della mattanza di Barcellona.
Ero sintonizzata su RAIUNO e c’era un TG straordinario con una diretta, che poi si è rivelata praticamente infinita, con immagini, parole, telefonate, testimonianze, commenti, e bla bla bla…. vari ed assortiti. Ore ed ore durante le quali, più volte, mi sono chiesta che senso trovare a tutto questo.

Ora, senza nulla togliere a morti e feriti, anzi, con il massimo rispetto per loro e per questa libertà che qualcuno ci vuole togliere, mi rendo conto che ho assistito alla trasmissione più insulsa che potesse esistere.
La prima giornalista, attorno alle 18.00, che prima dice che c’è un morto, poi tredici morti, poi un attentatore, poi tre attentatori; informazione importante – che sottolinea più volte – “la polizia catalana raccomanda di non usare i telefoni ma i social per comunicare a casa in che situazione ci si trova” e, nel frattempo, si collega appunto telefonicamente con testimoni italiani (tutti con rigorosamente scritto, in didascalia all’immagine, dopo il nome, la qualifica di “giornalista”); le immagini che scorrono che non fanno granchè chiarezza anzi, più volte, si vedono poliziotti che invitano persone ad allontanarsi; qualche giornalista in collegamento da Stati Uniti, da Bruxelles, da Berlino, che ripete la lagna che le varie istituzioni si rammaricano dell’accaduto, che sono in costante contatto con i vari ministri, bla bla bla….
Verso le 19.00 riprende la trasmissione che era stata interrotta (“la vita in diretta”!) e qui ricomincia il bla bla bla inutile, più o meno con scansioni come sopra descritte.
Alle 20.00 si lascia la trasmissione e si passa al TG e qui si ricomincia da capo, con notizie-non-notizie, domande banali, ricerca di collegamento con testimoni, ecc.
Stare zitti, no?
A questo punto cambio canale e passo a NOVE dove ci sono le repliche di un quiz.

Ora, ripeto che non ho nessuna intenzione di banalizzare l’accaduto, anzi!
Ma è da ieri sera che mi sto domandando che razza di informazione fanno i mass media che sono praticamente diventati dei social network dove tutti possono dire tutto ed il contrario di tutto, riempiendo le serate di bla bla bla non sempre interessanti.
Personalmente ritengo meglio, in situazioni come queste, pur non sottovalutando la drammaticità dei momenti e degli eventi, evitare di mettere in vetrina parole al vento, senza fondamento. Gradirei di più un collegamento con la notizia importante, che deve essere data, e poi, a dati CERTI ed acquisiti, uno/più eventuale/i aggiornamenti.

E’ vero che dietro ad un telecomando, così come per i touch o le tastiere, c’è sempre una persona (si presume dotata di materia grigia), ma è anche vero che “lo spettacolo della diretta” non fa che il gioco di questi animali zigzaganti, esplosivi, odiosi.
Questi, a mio parere, non se ne fanno niente dei cimiteri occidentali pieni di vittime. Quello che vogliono è farci diventare spettatori della nostra stessa vita, rubandoci la libertà. Inchiodarci davanti alle loro gesta mortifere per riempirci di paura.

Cerchiamo di rimanere attori (ed ogni tanto cambiamo canale, non per superficialità ma per indigestione) e di vivere col cuore – e anche con la fede, che non guasta mai!

P.S. – per il disegno devo ringraziare Patxi Velasco Fano (diocesi di Malaga). Fornisce i disegni al sito con cui collaboro ed oggi ha pubblicato questo disegno con il suo commento: “Condivido questo disegno di una pace investita, che versa sangue ma è ancora viva e chiede perchè”.

 

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Dai commenti ai Vangeli di padre Ermes Ronchi – Natale del Signore

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Betlemme una nuvola di canto avvolge i pastori: Pace in terra agli uomini che Dio ama. È un augurio che arriva fino a noi e che anche noi vogliamo accogliere.

Buon Natale a voi che avete ancora paura di Dio e lo temete come un giudice inappellabile. Egli invece viene come un bambino. Un bambino non giudica e non condanna; un bambino non può far paura, fa leva sull’amore, vive perché è amato; lo puoi rifiutare ma lui non ti rifiuterà mai.

Buon Natale a voi che avete abbandonato Dio e dite di aver perso la fede in lui. Anche se tu lo perdi, lui, Dio, non ti perde. Lui, Dio, non ha perso la fiducia in te, non è finita la sua speranza. Per questo nasce uomo, perché ha fede in ogni uomo e in tutta la nostra storia di santi e peccatori.

Buon Natale a tutti quelli che vivono in situazioni irregolari, dopo le ferite di amori finiti o lacerati. Voi siete come i pastori di Betlemme: considerati ai margini, fuori dalle regole, impuri, perché mangiavano senza lavarsi le mani, perché non andavano mai alla sinagoga, sempre dietro ai loro greggi. Ebbene proprio voi siete i primi a ricevere la bella notizia dagli angeli, perché davanti a Dio non vale la legge, ma l’uomo; contano la carne e il cuore dell’uomo, non il ruolo o le regole, non l’etichetta religiosa. L’uomo guarda le apparenze, ma Dio guarda il cuore: guarda i piccoli, l’umiltà della sua serva, i pastori nella notte. È la forza dirompente del Natale, che dirotta l’attenzione non sul grande, sul colto, sul famoso, ma su chi è lontano dai riflettori, sul piccolo, su un bambino, su chi non ha nessun altro titolo che quello di essere uomo. E questo basta. Basta essere uomo. Non occorre altro, dal giorno in cui Dio ha messo la sua gloria in un bambino. Buon Natale a voi che siete semplicemente umani.

Buon Natale a voi che vi sentite affaticati dai lati oscuri della vita, incapaci di capire il senso di tanta fatica, di tanta sofferenza.

Buon Natale a voi che avete sofferto troppo. Questo bambino può darvi un po’ di luce, perché viene come la luce vera che illumina ogni uomo. Ogni uomo! E nessuno è perduto, nessuno è fuori dal raggio di questa luce.

Buon Natale anche a voi che avete perso il gusto di vivere perché niente più vi soddisfa, neanche il benessere o il prestigio sociale. Questo bambino può restituire il sapore alla vita, egli porta ciò che vi manca: la bellezza, il gusto di sentirsi amati e di poter amare.

Buon Natale perché Dio è con voi, non siete soli, non lo sarete mai!

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Ac-co-glie-re

63186_4960793227609_1111689614_nEppure stamattina non riesco a fare a meno di pensare a questo verbo!
Mi continua a girare nella testa un pensiero che si collega al 19 agosto 2001, la prima domenica in cui questa chiesa e questa comunità “mi ha accolto”, dopo che un’altra comunità mi aveva fatto capire che era giunto il mio tempo.

Come i discepoli di Emmaus, delusa e scoraggiata, ho varcato la porta della chiesa di questa comunità. Non c’erano persone ad aspettarmi, nessuno mi conosceva, solo Lui, dentro un tabernacolo, al quale raccontare tutta l’amarezza di un rifiuto toccato con mano.

E le domeniche passano, e con loro le feste, e con loro gli incontri spirituali, e con loro gli incontri personali con tutte le “solite facce” che frequentano lo stesso ambiente: una comunità? Sì, una comunità. Una comunità dentro quella molto più luminosa ed accogliente del monastero. Che non fa tante parole, che non chiede da dove vieni o dove vai, perchè sei qui… le suore lasciano che sia Lui a parlare. Ed intanto accolgono con quello stile semplice, naturale, sorridente.

E dall’accoglienza, per più di qualcuno, nasce il passo successivo. Ti viene chiesto di dare una mano e nessuno mai si tira indietro: una collaborazione per rendere la comunità sempre più bella ed accogliente anche per chi arriva dopo. Ti viene chiesto di vivere nel mondo quello che la domenica vivi insieme: ed ecco che nascono testimonianze quotidiane che sono spinte reciproche, quasi gare nella ricerca di servizio agli altri.

Ha ragione don Reginaldo! Siamo fortunati, molto fortunati a vivere in questo ambiente il momento di punta del pregare cristiano che è l’Eucaristia. Perchè solo qui sentiamo che l’accoglienza è questo volerci bene, senza giudizi e pre-giudizi.

In Lui e con Lui: solo Dio basta!

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Presepe o non presepe, questo è il problema?

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Se sia giusto farlo o meno.
Se sia offensivo della libertà altrui o meno.

In questi giorni torna alla ribalta il problema del presepe. Ormai da qualche anno ci perseguita durante l’Avvento questo dilemma: mi sembra un po’ come le notizie sul tempo, strombazzate dai vari media a seconda delle stagioni (consigli per difendersi dal caldo… attenzione all’ondata di gelo artico… ecc..). Trombe, tromboni, grancasse, presidi, insegnanti, sacerdoti e chi più ne ha più ne metta, tutto contribuisce a creare anche delle gran bufale che girano viralmente su internet. Si condivide senza nemmeno guardare se la notizia è vera: l’importante è che avvalori la mia tesi e si riempia di pollici alzati come indice di gradimento del piacere, e mi riempia di soddisfazione!

Condivido così una mia personale riflessione, metto nero su bianco per fare in modo che non dimentichi mai questo pensiero.
Il presepe non è nient’altro che la rappresentazione scenica di un fatto storico, avvenuto più di 2000 anni fa, un po’ come la battaglia di Legnano e il palio a Siena o la battaglia al vallo di Adriano (alla rievocazione della quale ha partecipato anche una persona del mio paese). E fin qui, non ci vedo niente di pericoloso, offensivo, ingiusto.
Che lo rende diverso è solo la fede. Per un cristiano il presepe ha un valore, per un non cristiano (ateo, agnostico, appartenente ad altra religione e così via) no. E cosa ci sia di offensivo in questo ancora devo riuscire a capirlo. Tra l’altro mi piacerebbe che qualcuno che ci trova qualcosa di negativo mi lasci un commento in modo da riuscire a capire. Per ora, con qualche persona che ha avuto la bontà di scambiare un parere, non sono riuscita a venirne a capo.
Se non per una specie di ritornello che mi sono sentita ripetere in più di una conversazione, e mi gira nella testa.
Ma chi sono i cristiani? Dove li trovo? Ma sono questi che conosco anch’io? Ma sono questi che si scorticano le ginocchia a furia di preghiere e poi escono e si sbrecciano la lingua con malignità assortite?
Mah… sta di fatto che ogni volta che leggo un articolo sul dilemma originario non riesco a fare a meno di pensare che il problema non è il presepe ma la mia testimonianza di cristiano. Che potrà anche arretrare di fronte a una rappresentazione scenica, ma che se arretra è perchè non è convinta.
E quindi non è come Gesù mi chiede di essere.
E quindi non sono un buon cristiano.
E quindi Dio di me se ne fa ben poco.
Non sono gli islamici a farmi paura, sono sempre più i cristiani ad essere superficiali e sempre meno accoglienti, per non dire esclusivi.
Cerchiamo di non confondere la misericordia con la mediocrità!

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Affetto ecclesiale vo’ cercando

Ribloggo qui l’articolo di Enzo Bianchi che appare sul n. 7 di Jesus, mensile dei “Periodici San Paolo”, che ha pubblicato Christian Albini sul suo blog.
Se cliccate sul link potete leggerlo.

Mi sembra molto interessante. O no? Enzo-Bianchi-vi-spiego-cos-e-oggi-il-Male-620x372

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Le ragioni del mio credere

Stralcio dalle pagg. 942/943 della monografia edita da Mondadori sul Cardinal Martini. Qualche domandina a caso, facile facile…

Credere è una grazia: capita a tutti o soltanto a qualcuno?
Credere è una decisione della volontà o una inclinazione del cuore?
E’ proprio necessario credere o è forse meglio starsene in disparte?

E ancora: perchè c’è tanta irresponsabilità nel mondo?
E’ possibile camminare verso un mondo più responsabile?
La fede e il non credere hanno qualcosa a che vedere con la storia del mondo?
Che senso ha riferirsi a Gesù Cristo per risolvere i nostri problemi di oggi?

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Laudato sì – enciclica del Santo Padre Francesco

ImmagineA chi può interessare, la linko in pdf in modo da poterla stampare su fogli di normale formato A4 o leggere su supporti digitali con maggiore facilità.

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Cosa ho imparato stando 5 giorni in monastero

il blog di Costanza Miriano

chiostro

di Emanuele Fant

  1. Si può stare in compagnia di Dio senza approfittare dell’incontro per chiedergli un favore.
  2. Chi è più serio durante le funzioni, ha un sorriso migliore fuori.
  3. La zucca non nasce già a cubetti nei sacchetti dell’Esselunga (grazie al monaco Abramo che lo ha spiegato a mia moglie, rendendo la nostra vita familiare un po’ migliore).

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E’ bene ricordare…

ImmagineQuesto post merita una lettura attenta ed approfondita!

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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