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#RingraziaUnDocente

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Tutti portiamo nel cuore il ricordo di un insegnante.Nella settimana italiana dell’insegnante rispondo all’invito #ringraziaundocente.
Ed io lo faccio oggi, anniversario del giorno in cui la docente che voglio ringraziare ha finito di lasciare la sua impronta sulla terra ed ha iniziato la nuova vita, quella che ci attende tutti.

La docente che voglio ringraziare si chiamava Edera Agazzi, la mia maestra elementare dalla classe prima alla quinta, ed è stata la prima persona – fuori dall’ambito famigliare – che mi ha aiutato a crescere dandomi fiducia, nonostante io fossi la più piccola in classe ed anche non poco scalmanata (prima elementare: spedita dal primo all’ultimo banco perchè lo usavo per metterci le gambe sopra)!
Ricordo le infinite pagine di bella scrittura (hanno avuto l’effetto desiderato!) e gli alberi della cuccagna per imparare le tabelline e la matematica, le piccole incombenze (tipo andare in comune, che allora era attaccato alle scuole elementari, per chiedere alla signora allora segretaria di darmi delle notizie per una ricerca in classe sul nostro paese… ed ha mandato me… dico, ma come ha fatto a fidarsi?).
Ricordo anche che quando facevo un bel tema prendeva il quaderno e girava di classe in classe a mostrarlo alle colleghe con le quali ha sempre condiviso anche i miei quaderni che, alla fine anno, non mi ha mai restituito. Hanno rivisto la strada di casa ai tempi delle superiori!

Mi ha voluto bene, mi ha insegnato tanto e, nonostante fossi ancora bambina, ha cominciato ad aprirmi la mente. Uno dei primi ingranaggi funzionanti nel mio cervello è proprio merito suo! Sono convinta che da dove si trova oggi non può che essere contenta e continuare a sorridere per questa testa calda che ha incrociato sul suo cammino.

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18, finalmente!

Andrea collageEccoti arrivato al primo importante traguardo! Da oggi sei responsabile della TUA vita, in ogni campo.

A dire il vero mi sembra che ti sei allenato piuttosto bene in questi anni! Ne è passato del tempo da quando, piccolo, ti chiedevo cosa volevi per pranzo/cena e mi sentivo rispondere “è uguale” e mi arrabbiavo a morte cercando di farti capire che no, non è uguale, che di fronte alle tante situazioni la vita ci pone delle scelte e che bisogna imparare a scegliere ed a scegliere bene. Beh, la lezione l’hai imparata tant’è che oggi scegli bene, anzi punti alto! D’altra parte hai anche una famiglia che ti permette le altezze…

Da questo momento la tua famiglia non è più responsabile per te, non puoi più più delegare ad altri nè le decisioni nè tanto meno gli sbagli che farai.

Mi piacerebbe che tu conservassi sempre la voglia di raccontare tutto quello che ti succede, non perdere mai l’occasione di tirare fuori gioie e delusioni.
Pretendi sempre attenzione, comprensione, consigli!
Pretendi sempre qualcuno al tuo fianco perchè il cammino in due (o più) è più bello e più leggero. Pretendi sempre che gli altri ti accettino per quello che sei, non per quello che loro vogliono che tu sia.
Non stancarti mai di essere te stesso e di andare per la tua strada, anche se fosse controcorrente e piena di difficoltà.

Da parte mia ti devo un grazie per questi diciotto anni insieme: sono stati l’occasione per mantenermi un po’ giovane e per non perdere l’aggancio con le generazioni che passano.

Buon cammino, Andrea, fai un buon viaggio della tua vita!

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Quella stessa sera….

La luce squarcia le tenebre. L’Amore rinasce per condividere il nostro cammino!
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Pronti, partenza, via!

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In quanto membro del Consiglio Pastorale, mi piace far partecipe chi mi legge che lunedì 24 febbraio ci siamo incontrati, alla presenza anche del Vicario Episcopale di zona, per consultarci in merito alla “presentazione delle ditte appaltatrici dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento dell’oratorio di Marnate”, come recitava l’ordine del giorno.
Il Consiglio si è espresso favorevolmente circa l’approvazione ed il dare il via ai lavori. La palla passa ora ai tecnici ed al Consiglio per gli Affari Economici per la scelta dell’impresa alla quale gli stessi verranno appaltati.
Mi sembra importante informare che la decisione è presa e che quindi dobbiamo sentirci tutti coinvolti in questa importante prova: il parroco non corre da solo ma ha bisogno dell’apporto e del sostegno di tutti. Dove non è possibile sostenere economicamente, dobbiamo sentirci tutti impegnati almeno ad un sostegno morale, spirituale ed anche personale.

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C.P.P. 10 ottobre 2012


Nella serata di mercoledì 10 ottobre si è svolta la prevista riunione dei consigli pastorali di Marnate e Nizzolina.
Si è trattato di un appuntamento di programmazione dell’anno: calendario alla mano, giorno per giorno, sono stati indicati diversi appuntamenti per entrambe le parrocchie, previsti orari, luoghi, ecc. Il tutto non è comunque stato agevole e ci sono volute oltre due ore di impegno da parte delle diverse persone presenti.
La finalità dell’incontro era stendere questo elenco per poterlo riportare sui calendari parrocchiali che verranno distribuiti, molto probabilmente, come tradizione vuole, in occasione del passaggio per la benedizione natalizia delle famiglie.
Personalmente continuo a pensare che, come ho espresso, si può tentare l’esperimento di stampare ogni mese il foglio di calendario del mese successivo, che le famiglie interessate potrebbero ritirare magari al termine della messa festiva della seconda domenica di ogni mese. Questo, a mio parere, permetterebbe di stendere un calendario più preciso e completo.
La proposta non è stata accolta: nel mio cuore rimane valida.

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Cambiare, oh oh…

Chi cambia per il gusto di cambiare è un isterico. Chi si abbarbica al vecchio un illuso e talora un vigliacco. Sul lavoro, in amore e in ogni altra cosa, il cambiamento vero è la rottura di uno schema. Un distacco che fa paura e produce sofferenza, ma una sofferenza indispensabile, preludio alla gioia. Perciò va affrontato col futuro negli occhi e il passato nel cuore.

Era il 7 settembre scorso e questa citazione appariva qui
Estrapolata dal contesto di questo articolo, l’ho pubblicata allora così com’è sul profilo facebook e tant’è mi è rimasta dentro ed ha contribuito ad alimentare alcune riflessioni che si aggiravano vorticose da almeno una settimana e che oggi trasferisco qui.
Potrei fare l’elenco degli schemi che la vita mi ha portato a rompere: ma penso non sia così intrigante da leggere.
Potrei dire che “ho visto visi e voci di chi ho amato prima o poi andar via”, ma devo riconoscere che ogni sofferenza è stata davvero preludio alla gioia: tant’è penso che anche qui non ci sia niente di importante da elencare.

La cosa che invece mi colpisce, e che vorrei condividere, è proprio questo “futuro negli occhi e passato nel cuore”.

Il futuro negli occhi è la speranza, virtù che ogni cristiano deve avere e coltivare se osa definirsi tale. E davvero non mi stanco di ringraziare lassù per avermi dato occhi carichi di futuro, mai arresi, mai vigliacchi, mai illusi, mai isterici. Occhi capaci di guardare lontano, nonostante la miopia incombente. E che hanno visto giusto in molte occasioni, anche in quelle così intime e riservate che solo i protagonisti conoscono.

Il passato nel cuore è la saggezza, che, se pur non enumerata tra le virtù teologali o cardinali, ritengo essere anch’essa una virtù, certamente non legata all’età ed ai capelli bianchi, ma a quella predisposizione del cuore che fa tesoro delle esperienze, positive e negative, e si fida, anzi affida a Colui che solo “dà e toglie” (come dice Giobbe).

La differenza tra il passato ed il futuro siamo solo noi ed il nostro modo di porci di fronte alle cose, alle situazioni, alle persone.
Che ne dite, per una volta, di usare il criterio del rispetto? Dato che “come piacque al Signore, così è avvenuto”…

A lezione di creatività

Tra le tante notizie che circolano ogni giorno, oggi ho avuto modo di riflettere sulla quella apparsa un paio di giorni fa che riguarda il neonato abbandonato nella ruota della clinica Mangiagalli a Milano.
Alla notizia è stato dato ampio spazio e relativo ampio commento: c’è chi vede un ritorno alla “ruota degli esposti” di medioevale fattura, c’è chi colpevolizza, chi assolve.
Il neonato è stato chiamato Mario e magari molti di noi avranno pensato al Mario Balotelli tanto osannato in questi ultimi giorni. Poi vado a leggere e scopro che in realtà l’aggancio è liturgico: questo neonato è stato lasciato alla clinica venerdì 6 luglio scorso, memoria di Santa Maria Goretti, ed essendo maschio il nome diventa, di conseguenza, Mario. Non lo trovate sorprendente?
Senza voler indugiare a cercare colpevoli nella faccenda, mi sembra bello sottolineare che i due protagonisti, neonato escluso, fanno sicuramente parte della categoria dei creativi: la madre, della quale non sappiamo niente, non ha distrutto una vita ma le ha dato un valore, affidandola ad un bene, dandole un senso. Tra le tante madri che fanno scelte di morte, questa ha comunque fatto una scelta di creazione. E’ stata grembo, poi madre ed, in ultima analisi, vita ad ogni costo!
Il medico si è preso cura della creatura, ha dato un senso alla vita di questo bambino che gli è stato affidato: in prima battuta l’ha messo nelle mani di Dio trovandogli una santa che lo accompagna fin dal momento in cui i suoi occhi hanno incontrato quelli di questo medico. Ha dato respiro divino a questo bozzolo di uomo!
Questa riflessione mi ha portato quindi a considerare tutte le volte in cui distruggo qualcosa od a quelle in cui creo qualcosa. La creatività è creazione, è passione che spinge l’amore a cercare sempre qualcosa di più grande, di più bello, di oltre. L’essere creativi è quindi la diretta conseguenza di amare una situazione o una persona e darle un senso, un tempo, un abbraccio, un sorriso, una spinta, un impulso. A volte è rinuncia e sofferenza: ma è sempre per un bene maggiore!

Scombiniamo tutto e cambiamo i piani


Domani sera, su Raiuno, verrà trasmesso il film di Ferzan Ozpetek che io ho visto il giorno stesso della sua uscita nel 2010 e che poi ho rivisto e rivisto e rivisto… e non mi stanco di rivedere…
Per i due amici che mi seguono assiduamente credo sia utile, prima di vederlo, mettervi in guardia circa il fatto che questo NON è un film sui gay (anche se pomposamente strombazzato alla sua uscita), nonostante si tratti l’argomento, peraltro senza volgarità od estremismi. Quindi cominciate bene a togliervi qualsiasi paraocchi: NON è un film da bollino rosso!
Detto questo, che è la prima buona informazione da dare, mi piace mettere in evidenza alcune cose circa i vari personaggi, vi do qualche dritta perchè vederlo una sola volta potrebbe essere un po’ fuorviante:
1 – Riccardo Scamarcio ed Alessandro Preziosi (Tommaso ed Antonio, fratelli): tutto il film ruota intorno a loro, alla loro infelicità per la situazione in cui vivono. Il loro rapporto riserva un colpo di scena.
2 – Ennio Fantastichini (Vincenzo, papà di Tommaso ed Antonio): la classica persona per bene, a posto, per la quale tutto deve sempre filare nel modo giusto, quello che non accetta deviazioni da parte di nessuno (salvo poi essere lui a deviare… occhio a quand’è in ospedale…).
3 – Elena Sofia Ricci (zia Luciana): svampita, estraniata da tutto e dalla vita, vive in un mondo tutto suo, popolato di ricordi e di proibizioni che ha tentato di combattere.
4 – Nicole Grimaudo (Alba): aggressiva donna in carriera che nasconde un’estrema solitudine ed il bisogno di condividere qualcosa con qualcuno, di vivere un po’ meglio la vita.
5 – Lunetta Savino (Stefania, mamma di Tommaso ed Antonio): la classica figura che cerca di tenere unito e far funzionare meglio che può tutta la vicenda, faticando ad accettare molti comportamenti, ma accettandoli sempre senza particolari eccessi.
6 – La sorella ed il cognato, gli amici di Tommaso e le cameriere: in qualche scena sono semplicemente fantastici (gli asciugamani su tutte…, ma non solo!).
7 – Ilaria Occhini (la nonna di Tommaso ed Antonio): OCCHIO… occhio… non perdetevi una battuta o un’espressione.

Il film è un fantastico affresco che fotografa benissimo la distanza tra apparenza e sostanza, che mette in luce quanto, per il quieto vivere e per far tacere la gente, a volte si sacrifica molto di sè stessi, senza avere il coraggio di lottare per la propria felicità (che poi diventa anche quella altrui). In pratica è un film sullo sport preferito da molti: quel “chiacchiericcio” inutile e dannoso che popola il nostro quotidiano, tra un “si sa ma non si dice” ed una calunnia gratuita, a volte devastante.

Chi mi segue su facebook sa che ho messo il titolo del film nella mia identità. Se vuole capire qualcosa in più (anzi, se lo segue bene capirà MOLTO di più) non si perda questo film. Non perda un silenzio, una battuta, un’espressione, un racconto. C’è una chiave che può farvi capire TUTTO!

Ai rimanenti due frequentatori del blog che si stanno domandando se sono impazzita o come mai scrivo un post come questo, che non c’entra niente con gli argomenti che solitamente affronto, raccomando soltanto di guardare il film con gli occhi del cuore: troveranno la risposta a molti perchè! E chissà che non siano presi dalla voglia di commentare finalmente in pubblico…

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Di navi e capitani

Adoro l’Isola del Giglio ed il suo mare, in questi giorni tristemente famosi per le note vicende marinare.
Con tutto quel che abbiamo sentito e letto, sentiamo e leggiamo, mi permetto una riflessione personale, che scaturisce anche da alcuni articoli trovati on line e che potete vedere raggruppati qui.

Mi sembrano tutti molto significativi e mi hanno fatto pensare a quante volte, quotidianamente, agiamo con leggerezza e ci riempiamo l’esistenza di tanti atteggiamenti che ostentano una sicurezza che non abbiamo, una superficialità che oserei dire ormai piuttosto diffusa. Il pressapochismo e l’egoismo, anche quando hanno la falsa veste della disponibilità e della collaborazione, la fanno da padroni. Pensare che, per ogni lavoro che facciamo e per ogni responsabilità che ci prendiamo, abbiamo dei diritti ma anche dei doveri: quante volte abbiamo veramente consapevolezza dei doveri connessi al nostro ruolo?

La domanda che mi lacera il cuore in tutta questa faccenda è una sola, strepitosamente riassunta in uno degli articoli: abbiamo ancora bisogno di capitani. Quando c’è bisogno di decisioni rapide e sicure, di garantire il bene comune, di guidare una comunità verso la salvezza, ci vuole qualcuno che comandi, e che intenda il comando come servizio agli altri. Qualcuno che, facendosi ultimo, però si prenda la responsabilità di decidere.
Al verbo “intenda” io sostituisco “agisca”: si può aver inteso ma continuare ad agire avendo la propria autorità ed il proprio egoismo come bussola e timone! Oppure si può essere dei pressapochisti e non ascoltare nemmeno chi ci stimola a ritornare sulla rotta, tanto “solo io son capace di fare questo”.

Dobbiamo proprio arrivare ad arrangiarci da soli?

Una bella sorpresa

dal mio amatissimo Cardinale! GRAZIE.

Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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