Le ragioni del mio credere

Stralcio dalle pagg. 942/943 della monografia edita da Mondadori sul Cardinal Martini. Qualche domandina a caso, facile facile…

Credere è una grazia: capita a tutti o soltanto a qualcuno?
Credere è una decisione della volontà o una inclinazione del cuore?
E’ proprio necessario credere o è forse meglio starsene in disparte?

E ancora: perchè c’è tanta irresponsabilità nel mondo?
E’ possibile camminare verso un mondo più responsabile?
La fede e il non credere hanno qualcosa a che vedere con la storia del mondo?
Che senso ha riferirsi a Gesù Cristo per risolvere i nostri problemi di oggi?

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Laudato sì – enciclica del Santo Padre Francesco

ImmagineA chi può interessare, la linko in pdf in modo da poterla stampare su fogli di normale formato A4 o leggere su supporti digitali con maggiore facilità.

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Cosa ho imparato stando 5 giorni in monastero

il blog di Costanza Miriano

chiostro

di Emanuele Fant

  1. Si può stare in compagnia di Dio senza approfittare dell’incontro per chiedergli un favore.
  2. Chi è più serio durante le funzioni, ha un sorriso migliore fuori.
  3. La zucca non nasce già a cubetti nei sacchetti dell’Esselunga (grazie al monaco Abramo che lo ha spiegato a mia moglie, rendendo la nostra vita familiare un po’ migliore).

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E’ bene ricordare…

ImmagineQuesto post merita una lettura attenta ed approfondita!

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Ecco cos’era..

La vita è fatta di attimi. Sono tre giorni che ripenso ai tanti attimi che hanno composto una vita insieme.

L’attimo iniziale non me lo ricordo proprio, ma ci sono situazioni scolpite nel cuore, alcune in entrambi i cuori, altre solo nel mio, altre nei cuori di molte persone che hanno vissuto gli stessi momenti.

Su tutte i campeggi che ricordavamo sempre con moltissimo piacere. L’armadio delle miss crollato a Riva Valdobbia, i segnali con le torce verso i ragazzi del campeggio vicino, le passeggiate con fermata a metà percorso per chi non ce la faceva e rimaneva con la suora mentre io proseguivo con chi se la sentiva, la gita ai cinque laghi a Culmine San Pietro, la notte in cui le ho messo le sveglie puntate in camera per farle uno scherzo e la mattina dopo che mi ha letteralmente tirato giù dal letto con tutto addosso.

Poi c’erano le riunioni con relative discussioni con don Peppino o con don Giuseppe il parroco. Ed io che ne uscivo spesso accalorata. E lei che il giorno dopo riusciva sempre a mediare tutto. E gli etti di caramelle mangiati per far passare la rabbia. E la volta in cui, se non mi fermava, un ceffone a don Peppino l’avrei dato.

Poi ci sono state anche le situazioni in cui mi ha incaricato di scrivere qualcosa per preparare una messa, un incontro di preghiera. Così come ci sono state le volte in cui, durante qualche partita della Juventus, capitava in casa per farmi fare qualcosa d’altro, così, giusto per farmi un dispetto.

Passano gli anni, non ci perdiamo mai di vista, anzi ci sentiamo molto spesso e ci vediamo appena possibile. Le viene assegnato l’incarico di provinciale e quindi gli impegni si moltiplicano. Viene il giorno della telefonata da un’ora e mezza (non esistevano i cellulari): “Senti, prendi la sedia che ti devo parlare di una faccenda… Adesso che hai capito la situazione, mi raccomando, stalle vicina. Conto su di te”.
Poi viene il giorno che la vado a trovare a Genova e mi dice: “Fossi arrivata 5 minuti prima vedevi la suora che mando da voi. Ti ci troverai bene, vedrai che con te lavorerà bene”. Ed io che, memore dell’esperienza precedente non volevo più avere niente a che fare con certe persone e certe faccende, la mando a quel paese. E lei sorride. Aveva ragione: dietro a quel sorriso ci sta, ancora oggi, il regalo più bello che poteva farmi.

Poi viene l’8 marzo, due mesi fa. So che compie 65 anni di professione religiosa e decido di farle una sorpresa. Graditissima!

Poi arriva l’sms di tre giorni fa che mi avvisa che sta male. Poi l’altro di due giorni fa che mi annuncia il passaggio tra le braccia del suo sposo. E la mente cerca di dare un ordine ai ricordi che affiorano nel cuore.

Ieri la messa esequiale. Ho un impegno nel pomeriggio ed alla mattina mi sparo andata e ritorno da Savona. Ci devo essere e ci sono. Pur nella nostalgia di un atto finale, la gioia di poter proclamare la Parola di Dio e di conoscere una sua sorella che, vedendomi, mi dice: “Abbiamo cercato parecchio il suo numero di telefono”.

Ma ancora qualcosa non quadra. Devo dare un senso a tutto questo.

Nel pomeriggio sono a fare servizio con i quattordicenni della diocesi di Milano al Sacro Monte di Varese. Mons. Delpini, tra i suoi interventi che prendono spunto dal Vangelo dell’Annunciazione, ad un certo punto dice (più o meno): “Ma voi oggi sicuramente pensate che non esistono gli angeli come Gabriele, così come ci presenta il racconto del Vangelo. Ma gli angeli sono quelle persone che Dio vi ha messo sulla strada per insegnarvi ad avere fiducia in voi stessi, quelle persone che vi spingono in alto, ad andare sempre più in là, a mettervi alla prova per osare in grande, quelli che vi chiedono sempre di più”.

E tutto diventa chiaro, in un attimo.

Ecco cos’è stata Geronima per me: un angelo.

Adesso posso cancellare il contatto terreno dalla rubrica: gli angeli sanno sempre come trovarci!

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Myriam di Qaraqoush

Anche una bambina di 10 anni può avere le idee molto chiare. Una fede forte e serena. La serenità, per noi impensabile, nel raccontare un’esperienza dura come quella di un profugo, senza odiare chi l’ha costretta ad abbandonare la sua casa.
È il caso di Myriam, una bambina originaria di Qaraqoush, nel nord dell’Iraq, che ora vive in un campo profughi dopo che la sua terra è stata assalita e devastata dai jihadisti del Califfato. Qui è intervistata da un giornalista della tv satellitare cristiana Sat7 che opera in Medio Oriente. “Sono molto triste perché ci hanno costretto a lasciare la nostra casa. Ma Dio ci ama e non ha permesso che l’Isis ci uccidesse”, dice la bambina in un passaggio dell’intervista.
(da Avvenire)

Penso che esistono pochissimi video più belli – e VERI – di questo: vale più di miliardi di catechesi!

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La conversione

Dipende dalla buona volontà
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In gita scolastica

La notizia potrebbe essere pressochè quotidiana; del resto ogni giorno vede sicuramente qualche scolaresca in giro per quella che dovrebbe essere una gita scolastica, il più delle volte con fini culturali!
Se non fosse per gli scherzi che vengono organizzati in ogni gita, in ogni gruppo di studenti. Se fino a qualche tempo fa il massimo degli scherzi consisteva nel fare il sacco al letto con le lenzuola, mettere il dentifricio nelle scarpe, nascondere qualche sveglia che suona all’improvviso di notte, oggi si è passati a godimenti ben più spinti. Ed ecco la notizia.
Dico subito che io approvo assolutamente i provvedimenti presi.
E lo dico ancor più in virtù del fatto che ho letto commenti del tipo: “ma ci ha pensato la preside che tutto questo tempo di sospensione vuol dire costringere alla bocciatura questi ragazzi con aggravio di spese nelle famiglie per l’anno in più che si trovano obbligati a frequentare”?
Cioè, fatemi capire… il problema del provvedimento sono i soldi? Ah, non è la maleducazione, la perversione, la mancanza di rispetto? Cioè, se ho capito bene, “io pago gli studi a mio/a figlio/a e quindi ho diritto che lui/lei venga promosso/a, a qualsiasi costo?”.
E’ così? Ho capito bene?
Si parla di bullismo. Eh no, mio figlio non è mica un bullo.
No? E cos’è allora? Un santo? Lo facciamo santo subito? Perché non abbiamo il coraggio di dire che ha fatto male, chiamare il male con il suo nome, senza giustificarlo?
Ecco, quando leggo queste cose non posso fare a meno di pensare ai ragazzi che vedo passare nel mio oratorio. Ed ai genitori. Ed agli adulti. Oggi la maleducazione impera perché siamo noi che non riusciamo a dare un volto al male. Non abbiamo gli attributi per ammettere che il nostro amato ragazzo potrebbe anche sbagliare. Non vogliamo che si senta depresso perché lo sgridiamo per qualcosa di errato che commette. Non vogliamo ammettere che siamo noi i primi a sbagliare perché non riusciamo ad essere esemplarmente autorevoli. Senza essere autoritari. In fondo è solo un ragazzo… crescerà!
E la colpa, se succede qualcosa, è sempre dell’altro.
Per fortuna non ci sono io al posto della preside! Avrei dato una punizione esemplare, ma qui non la posso scrivere. Rischierei un processo a Strasburgo per tortura!
VIAGGIO_SNOOPY

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147 #notjustanumber

kenya
Non è solo un numero, e magari nemmeno esatto… chi saprà mai il numero giusto delle teste decapitate?
L’orrore perpetrato nell’università keniana non è maggiore in proporzione al numero. E’ orrore e basta. E’ istinto animale, brutalità, bestialità, aggiungete voi il termine che volete.
Questo orrore ha una radice di odio religioso verso i cristiani. Siamo tornati ai tempi di Nerone ed ai divertimenti delle arene. Cos’è stato questo eccidio se non un “divertimento” da parte di chi l’ha effettuato? Così come a Nerone bastava un pollice verso per decretare la morte di un cristiano, qui è bastata un’arma.
E noi che ci scandalizziamo, riempiamo gli spazi dei social con la vicinanza alle vittime dell’eccidio di Charlie Hebdo, noi non spendiamo che poche parole per questo.
Credo che la sostanziale differenza tra i due avvenimenti stia proprio nel perché sono accaduti. Nel caso dei giornalisti è stata una vendetta contro una satira pungente, irriverente, a volte anche eccessiva, nei confronti di Maometto. Non che con il Papa se la prendessero meno… Nel caso degli studenti keniani non mi sembra proprio! Erano ragazzi cristiani che non hanno offeso, non hanno brandito la satira come arma nei confronti degli islamici. Ma che paura fanno i cristiani? Di cosa hanno paura questi esaltati?
C’è da chiedersi se quanto accaduto fosse successo in una università milanese, tra i nostri ragazzi, come ci sentiremmo noi ora?
E siamo in grado, noi cristiani, di morire oggi per la nostra fede?

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Il segreto

Quel che occorre per raggiungere la felicità non è una vita comoda, ma un cuore innamorato.
(Josemaria Escriva’)
UN_CUORE_PER_SAN_VALENTINO

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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