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Maniacalmente perfetti

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Ogni volta che mi capita di vedere questa situazione con i miei occhi, provo una sensazione di perfezione: questa cura nel disporre le particole prima della S. Messa perchè vengano poi distribuite ai presenti mi fa pensare a qualcosa di “maniacale”.
Quando si tende alla perfezione si è sempre un po’ maniacali, almeno questo è il pensiero ricorrente di molti: in fondo siamo umani, alla perfezione non ci possiamo arrivare, abbiamo dei limiti e dobbiamo fare i conti con chi/cosa ci circonda. Quindi la perfezione non è di questo mondo, inutile dannarsi.
E invece io ritengo che la perfezione sia una forma di amore, anzi di Amore, di quello con la A maiuscola. E’ l’atteggiamento di chi è profondamente impregnato di umanità, così pieno di Amore da riversarlo anche nelle piccole cose, in quelle piccole attenzioni che il nostro vivere distratto ormai non ci fa cogliere se non solo raramente, o forse mai…
Cosa spinge una comunità monastica a disporre le ostie sulle patene o nei calici in questo modo? Nessuno vede questo lavoro, anzi, proprio perchè le ostie vengono distribuite, il lavoro viene distrutto in pochi minuti. Eppure qualcuno c’è… e c’è soprattutto Qualcun altro per il quale tutto questo è amabile!

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La Chiesa che vorrei

papa
Carissimo papa Francesco,
son trascorsi tre giorni dalla tua nomina papale (curioso, tre…) e non finisci di stupire!
E’ davvero difficile per noi non essere travolti dalla tua figura che riassume tutto quanto abbiamo desiderato, soprattutto in questi ultimi travagliati tempi, per la nostra Chiesa.
Ci sembri proprio un bellissimo regalo dello Spirito Santo: il tuo essere assolutamente normale metterà in crisi la complessa macchina vaticana, ne sono pressochè certa. Quindi ti dò il benvenuto ufficiale nel club “minevaganti“, quelle che “servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani”: a te cedo volentieri la tessera n. 1 perchè intravedo tutta la tua potenzialità!
Devo però dirti che più ti vedo e più penso alla Chiesa che vorrei, a cosa mi piacerebbe che cambiasse proprio grazie alla tua presenza, alla tua guida, al tuo cammino comune con il nostro.
La prima cosa, quella che mi mette i brividi in questi giorni, è questo silenzio di poco più di 30 secondi che sei riuscito a creare in una piazza San Pietro piena ed esultante. Ecco mi piacerebbe che anche le nostre celebrazioni lasciassero più spazio al silenzio: quando le parole ed i gesti tacciono è il cuore che si consegna nelle mani di Dio, è lui che parla usando il linguaggio dello spirito.
La seconda cosa è la semplicità nella preghiera. Anche qui ci hai dato una dimostrazione esemplare presentandoti al mondo ed alla storia con tre semplici preghiere, quelle che ognuno di noi, battezzato e cristiano fin dai primi mesi della propria vita, ha imparato nella propria famiglia, con i propri genitori. Mi piacerebbe che la gente capisse che non contano le belle parole: conta la familiarità nel pronunciarle, conta la distanza che viene annullata dal linguaggio comune, che tutti condividono e capiscono.
La terza cosa è la mania degli “ismi” (protagonismi, carrierismi…): mi piace pensare ed operare sapendo che quando svolgo un compito all’interno della comunità lo faccio per servizio. Non vedo nessuna differenza tra il maestro delle cerimonie e la signora che ha provveduto a pulire la Cappella Sistina (probabilmente stipendio a parte). Vorrei che finissero per sempre gli isterismi di chi mette il proprio io davanti al proprio Dio.
La quarta cosa è la capacità di ascolto e di testimonianza. Mi sono imbattuta troppe volte in tante persone che sembrano la bontà fatta carne quando parlano e poi non sono che lupi travestiti da agnelli. Ascoltare è una capacità che la Chiesa ha perso da tempo; per quanto riguarda la testimonianza questa fa rima con coerenza, ma essere coerenti vuol dire vivere quello che si crede e non sempre è facile perchè spesso ti costringe a lottare contro la tua personalità.
La quinta ed ultima cosa è l’umiltà e questa nasce solo da un profondo rispetto di sè stessi. Quando ci si conosce bene, quando si è lavorato bene sul proprio io, sulla propria personalità, non si può che essere umili. Si arriva all’umiltà solo riconoscendo che siamo strumenti, che tutto ciò che siamo è dono di Dio, è opera sua: da soli non andiamo da nessuna parte.
Una curiosità che ho colto in questi giorni, e di cui voglio farti parte, è che il papa emerito Benedetto XVI ha lasciato il proprio servizio nella Chiesa per ritirarsi in preghiera, per continuare la sua testimonianza lontano dalle luci dei riflettori ma riempiendo la sua vita della vicinanza con Dio. Tu, all’inizio del pontificato, hai chiesto la preghiera per te, per tutti noi. Ecco, la Chiesa che vorrei è tutta qui: nella semplicità di un dono reciproco di Amore.
Portaci tu su questa strada!

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Berlicche

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a cura di don Cristiano Mauri

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