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E.G. – Eh Già, la rivoluzione

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Come vorrei aver scritto io questo articolo!!!! Lo trovo semplicemente grandioso!
Chiaramente io non sono capace di scrivere così bene e chiaro, ma davvero trovo che ogni parola potrebbe essere rivolta a me.
E così mi ha fatto nascere la voglia di mettere nero su bianco alcuni pensieri personali…

Ho letto l’esortazione per intero già qualche settimana fa e ci sto ancora riflettendo a livello personale, oltre a nutrire la speranza che venga proposta qualche occasione di approfondimento e di condivisione di gruppo. Sì, perchè la cosa che mi ha più colpito nell’intero testo è proprio questo linguaggio “rivoluzionario” rispetto alle consuetudini cristallizzate. Non è un testo breve, ma ti fa respirare e mi sono accorta che dentro ci sono tutti i suoi mesi di pontificato: il chinarsi a lavare i piedi la sera del Giovedì Santo, la prima uscita ufficiale a Lampedusa, la vicinanza alle lotte per il lavoro a Cagliari, l’elemosina ai poveri sotto il colonnato di S. Pietro. Insomma, una Chiesa libera (= uno stile di parrocchia al capolinea)!
Riporto qualche punto che mi ha colpito. Ad esempio, al 49, dice «Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti». Spesso lui accenna a questa realtà centralizzata che finisce per chiudersi, per togliere smalto e attrazione alla missione (= i sacramenti sono un obbligo).
Ci sono poi diversi richiami al modulare l’annuncio nel rispetto delle persone e delle culture che abbiamo davanti. L’invito è a pensare che l’annuncio del Vangelo non può essere un format già pronto, non è una catechesi standardizzata, ma deve essere continuamente rivisto, regolato, variato perchè possa essere trasmesso in un linguaggio comprensibile, non solo dal punto di vista linguistico, ma soprattutto dal punto di vista culturale ed umano. Per questo esorta in prima battuta i Vescovi, poi a scendere sacerdoti, religiosi, suore, laici, ciascuno ad analizzare la propria realtà per capire in qualche direzione far fiorire l’annuncio cristiano. Il richiamo ad avere una “sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi”» (51) (= un cristianesimo in cammino).
Inoltre ci sono diverse affermazioni che mi hanno fatto capire quanto sia importante il tono esortativo di questo scritto papale: «Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario!» (80); «Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!» (83); (101); «Non lasciamoci rubare la forza missionaria!» (109). Sembra quasi che il Papa abbia urgenza di trasmetterci il suo «sogno» della «trasformazione missionaria della Chiesa», che avverta il bisogno, l’urgenza. Soprattutto che ci invita a vincere la paura di farci sentire e di vivere da cristiani (= la necessità di una spinta profetica)!

Perchè tutto non resti solo una nuvola di parole (o di tag) c’è da fare la rivoluzione, rimboccarsi le maniche e confrontarsi, molto nel concreto. Altrimenti avremo perso molto più di un treno! Condividete?

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post
Sono trascorsi 13 giorni (mi sembrano un buon tempo di attesa, no?) da questo post e tutto tace.
Francamente non so come interpretare questo silenzio. Speravo di aver solleticato qualche commento scritto o almeno di aver provocato qualche reazione tra le persone, ma niente anche stavolta.
Il mio primo pensiero è una grossa delusione! Non è il mio io ad essere delusa, francamente me ne infischio proprio. E’ l’insieme delle persone che mi delude. Proprio oggi che papa Francesco ha parlato del coraggio di essere cristiani, di non essere cristiani tiepidi, mi viene da pensare che la riflessione che ho espresso e tentato di condividere avrebbe potuto chiamare in causa almeno tre categorie di persone, anche solo per un confronto, quello che sto cercando da tempo, su tematiche che ci toccano da vicino (a dire di molti, anche se mi sembrano più espressione di un’emerita presa per i fondelli).
Mi spiace dirlo ma l’insieme delle persone che mi circonda nell’ambiente “cristiano” del mio paese mi riesce proprio difficile “incontrarlo in profondità”. E se questo può risultare normale intercettando persone che non sono poi così vicine all’ambiente religioso-cattolico, mi riesce più difficile accettarlo da parte di persone che stanno spendendo il proprio tempo e le proprie energie per costruire qualcosa all’interno della comunità parrocchiale.
Non conosco nessun serio costruttore che, davanti ad un muro che presenta delle crepe, non si ferma a riflettere un attimo circa il da farsi per evitare che la costruzione abbia dei cedimenti e non provveda ad un esame della situazione e ad una riparazione duratura, dove possibile!
Credo non ci sia niente da vergognarsi e di cui avere paura, se non le proprie schiavitù interiori. Ed a volte serve proprio liberarsi (e liberare) dalle etichette.
Il tempo passa: sta a ciascuno di noi riconoscere ed agire affinchè non passi invano.

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Prima di formarti nel grembo materno… (Ger 1,5)

Papa-Benedetto-XVI
Parto da qui, dall’ultimo pensiero che mi ha attraversato la mente, per mettere nero su bianco le mie sensazioni circa le dimissioni del Santo Padre. Non lo faccio perchè è la moda del momento, ma solo per andare a rileggerle tra qualche tempo, quando tutto sarà nuovo e si potrà fare tesoro anche di questa esperienza.
Non sono nessuno per dire qualcosa, anzi magari dirò pure cretinate. Però non posso impedire al mio cervello di elaborare le notizie, non posso frenare la mia sensibilità e far diventare passione quello che la mente trasmette al cuore.
Inutile sottolineare la sorpresa, che è generale tra i cristiani e non, per questo gesto certo inatteso, inusuale e sovversivo. La mia prima reazione è stata quella di andare a cercare conferme in internet, strumento che avevo a disposizione al momento.
Passato questo primo momento, mi è tornato in mente Habemus Papam, film di Nanni Moretti che ho avuto modo di vedere al cineforum, con relativo dibattito. Mi ha colpito la figura di questo attore che interpretava il Papa perchè mi ha fatto riflettere proprio sul lato umano della persona, di una persona, certo preparata e dotata di molte qualità non comuni, ma comunque uomo, uomo come tutti noi, che si ritrova, all’improvviso, a capo di una schiera di cristiani, messaggero e testimone di un annuncio plurisecolare, icona di una figura che ha cambiato per sempre la storia. Ed i suoi dubbi, umani, umanissimi, che possono essere i miei, che lo attanagliano. Quest’uomo che poteva essere mio padre e che avrei abbracciato se non altro per consolarlo di queste sue fragilità di fronte ad un compito che avvertiva più grande di lui.
Poi comincio a leggere le notizie di stampa in maniera più approfondita: e qui mi sembra di stare al mercato del pesce, dove tutti urlano per attirare i clienti. Molta informazione è davvero solo sensazionalista (una su tutte la giornalista che chiede se a Benedetto XVI, quando morirà, verranno comunque celebrate le esequie solenni… e mi domando: uno studia anni per fare questa domanda?). Qualche buon commento c’è e, non per lodare chi è cristiano, sono commenti di persone che conoscono il cristianesimo, se non altro parlano non per offrire la merce migliore o per sentito dire, ma con cognizione di causa, chi in maniera più arguta e simpatica, chi altro con maggior canonicità (potrei fare una rassegna stampa, ma sicuramente voi che leggete siete più bravi di me ed avete già approfondito!).
Alla fine elaboro un mio pensiero, un qualcosa che si avvicina alla mia sensibilità ed alla mia poca fede. Benedetto XVI ha ammesso di non farcela, molto umilmente ed in maniera che va al di là della normale intelligenza: ha agito con pragmatismo. Ha capito che alla Chiesa ed ai cristiani, oggi come sempre, è chiesto di stare al passo con i tempi mantenendo inalterato il cuore del messaggio e la propria unicità. E questi tempi sono troppo frenetici per la sua persona di 85 (quasi 86) anni. Ha dato una bella scossa a tutti noi che, abituati all’abbiamosemprefattocosì forse non capiamo fino in fondo la portata di questo gesto e, come fanno i discepoli in diverse pagine evangeliche, ci domandiamo cosa stia combinando il Maestro, smarriti su ciò che la nostra mente non comprende e lontani da quello che lo Spirito ci suggerisce. Ma abbiamo provato a pensare al suo tormento interiore? Ci siamo chiesti quanta libertà spirituale chiede questa scelta?
E, per finire, ecco la citazione di Geremia che mi passa per la mente. Nel capitolo 1 del libro di Geremia la citazione è inserita nel dialogo tra Geremia ed il Signore che si sviluppa nell’ottica della vocazione del profeta: Geremia, pur sentendosi inadatto al suo ruolo, riceve forza dal Signore per intraprenderlo.
Benedetto XVI, prima di essere formato nel grembo materno, è stato consacrato da Dio e mandato a svolgere il suo compito sulla terra, così come succede ad ogni uomo ed è successo a me. Questo suo gesto, grazie al quale niente sarà più come prima, oggi mi pone davanti ad alcune domande: posso dire di essere all’altezza del mio compito di cristiana? Oppure mi riesce difficile fare un gesto in controtendenza rispetto all’abbiamosemprefattocosì? Faccio parte della schiera di credenti che eleggono come patrono S. Tommaso d’Aquino, “patrono di chi non molla il cadreghino” (da-qui-no)?
Signore, dammi la grazia di capire perchè mi hai voluto. Concedi la tua vicinanza al Santo Padre ed alla Chiesa e soffia il tuo Spirito sui Cardinali che saranno impegnati nel Conclave futuro.

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Voi che ne pensate?

Mi sto incamminando verso la presa di coscienza che nel nostro oratorio non è più possibile proseguire sulla strada percorsa negli ultimi anni, che tutto ciò che stiamo facendo ci porta a pensare solo all’oggi, solo a noi stessi come individui e così il deserto aumenta, ci rende incapaci di lasciare alle nuove generazioni una «eredità» nel vero e grande senso del termine.
Oggi siamo incapaci di sacrificare noi stessi, il nostro io, il nostro pensiero, il nostro fare. Mancanza davvero grave, perché il sacrificio è una cosa seria: significa privarsi di un bene, rinunciare ad una possibilità in vista di un bene più grande che riguarda tutti, tutta la comunità e non il mio interesse personale.
Abbiamo perso ogni scala di priorità: tutto sembra messo sullo stesso piano, perché tutto si misura, in positivo o in negativo, in sensazioni immediate.
E siamo anche incapaci di discutere, incapaci di guardarci dentro ed attorno con maturità e riflessione: spesso si preferisce non commentare, oppure commentare in modo superficiale, oppure ancora si tende quasi automaticamente ad assumere le posizioni degli amici, tanto per non scontentarli, oppure a chiudere ogni speranza di confronto. Il risultato è evidente. La mancanza di un’opinione pubblica si traduce in un grosso problema per la vita parrocchiale. Tutti le proposte e le osservazioni che potrebbero venire da chiunque sono soffocate all’origine e quando qualcuno si comporta da cristiano adulto e osa pensare con la propria testa ecco scattare l’alzata di scudi da parte di chi si erge a difensore d’ufficio della tradizione e dell’autorità, mentre in molti casi sono soltanto difensori dell’abitudine e del quieto vivere.
Secondo il mio modesto pensiero, manca lo “scandalo” (inteso in senso evangelico), manca la capacità di cambiare rotta. L’ho già scritto più volte, ma pare che nessuno abbia voglia di farsi un serio esame di coscienza e di esporre in pubblico le proprie osservazioni: non c’è niente di più falso che sparare giudizi senza metterci la faccia, è sintomo di paura e di vigliaccheria, come peraltro è falso il tacere illudendosi che il tempo sistemi le cose.
Certo, io noto tanti segnali di speranza: ci sono davvero anime buone che sanno e vogliono vivere la vera dimensione del dono (= sacrificio) che è inclusa nell’amore, perché nelle storie d’amore succede sempre che per il bene dell’altro io devo rinunciare a qualcosa che è solo a mio vantaggio, secondo il mio desiderio o capriccio. E l’amore, in oratorio, è solo quello per i ragazzi, che dobbiamo veramente imparare ad ascoltare di più, per aiutarli a crescere non in una gabbia dorata, ma con la consapevolezza di poter creare in loro una coscienza cristiana e critica.
La domanda finale la scrivo comunque: voi che ne pensate?

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Simpaticamente cristiani tra gli uomini


E’ necessario che i cristiani, sostenuti da una “speranza affidabile”, propongano la bellezza dell’avvenimento di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, ad ogni uomo e ad ogni donna, in un rapporto franco e sincero con i non praticanti, con i non credenti e con i credenti di altre religioni. Siete chiamati a vivere con quell’atteggiamento carico di fede che viene descritto dalla Lettera a Diogneto: non rinnegate nulla del Vangelo in cui credete, ma state in mezzo agli altri uomini con simpatia, comunicando nel vostro stesso stile di vita quell’umanesimo che affonda le sue radici nel Cristianesimo, tesi a costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà una “città” più umana, più giusta e solidale.

Sono parole pronunciate poco fa da BXVI (il Santo Padre, per capirci) ad Aquileia.
Mi piace tanto questo avverbio di modo: con simpatia.
La simpatia nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano simili sentimenti anche in un’altra, creando uno stato di “sentimento condiviso”. In pratica una persona simpatica è quella in grado di creare un rapporto che, proprio perchè capace di condividere sentimenti ed emozioni, non puo’ che dirsi profondo: personalmente non condividerei un sentimento con il primo che passa per strada!
La condivisione nasce da una conoscenza, da uno stare insieme, da un incontro, anche qui non di carattere solo epidermico, ma più profondo, rodato.

Quindi, cosa mi/ci chiede il Papa?
Mi/ci sta chiedendo di mettermi a condividere la mia vita con chi vivo, a qualunque stato religioso appartenga, sia che creda, sia che non creda (oltretutto dovrei amare anche i non baglioniani ed i non juventini…!). Simpaticamente… cioè a pari, insieme, a cuore a cuore.
Portando a testa alta il mio/nostro modo di contagiare con il Vangelo, ma soprattutto con la vita.
Cristiani, tra gli uomini del nostro tempo.
Non musoni, ma simpatici!

Mi sa che da domani inizierò un sondaggio per misurare il mio grado di simpatia… e se lo facessi partendo dal blog? Sarà simpatico questo blog?

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Va’ a dire ai miei fratelli

Cristo risorto appare alla Maddalena


Il più grande evento – noi lo crediamo! – della storia, il fatto che forse più di ogni altro nei millenni ha sconvolto la storia dell’umanità, cioè la resurrezione di Gesù, è raccontato in modo silenzioso, tacito, reticente, anche se sconvolge la vita di chi lo ascolta.
Forse noi non lo comprendiamo, ma, per l’ambiente giudaico in cui questo è avvenuto, era uno scandalo che si raccontasse di questa donna per annunciare oggi in tutto il mondo il ricordo della risurrezione. La donna, infatti, non poteva essere chiamata a testimoniare in un processo: la sua parola non valeva niente, era citata insieme ai bambini ed ai pazzi, quindi non aveva luogo, testimonianza sociale. Invece qua tutto si fonda su una donna piangente il cui riferimento fondamentale, questo Gesù che le aveva sconvolto la vita, è morto e lei è lì per fare le esequie che si usavano allora e ha l’incarico ufficiale da Gesù: “Va’ a dire ai miei fratelli: io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Su questo si fonda tutto il cristianesimo!
(p. Giuliano Bettati – omelia di Pasqua 2006 – Carmelo di Legnano)

Questi sono i miei auguri pasquali che accompagnano la nascita di questo blog che prende ufficialmente il via proprio oggi, giorno in cui i discepoli di Emmaus passano dalla delusione all’annuncio.
BUONA PASQUA A TUTTI, DI VERO CUORE!

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In attesa della luce


Oggi è il Sabato Santo, il giorno del silenzio di Dio, per così dire… della Sua assenza…
Mi piace questo articolo “laico” di attualità che si lega alle risposte del Papa nella trasmissione di ieri “A sua immagine”: siamo impotenti, per fortuna siamo nelle mani di Dio!
Dobbiamo aspettare che Lui riaccenda la luce, perchè comunque la stanza del nostro cuore non è vuota.

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Ingiustizia

“La Pasqua è una vita passata attraverso la sofferenza e la morte, una esistenza ridonata a chi l’aveva perduta”, un evento tanto straordinario e luminoso quanto misterioso e nascosto, un momento legato profondamente alla figura di Cristo e alla sua sofferenza per un’ingiustizia che“non era forse altro che una sintesi di tutte le ingiustizie e i peccati del mondo”. (Carlo Maria Martini)

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Nella notte, dietro a Giuda

Cristo alla porta

Faccio mia questa citazione, perchè è davvero il mio desiderio per oggi (e dovrei cercare che diventi una regola di vita)
Celebrare il Giovedì Santo per quelli che, come me, sono dentro al Cenacolo, significa farsi carico delle infinite notti che si consumano là fuori. E ardere dal desiderio di far esplodere nel mondo la luce di quello sguardo che abbiamo incontrato.

E vi invito a leggere questo articolo

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Il mio primo passo: laici a perdere?

Il mio primo post è subito un segnale lanciato nel grande mare di internet.

Leggendo questo articolo di Andrea Tornielli, al di là del tema specifico dello stesso (che è possibile commentare nell’apposito blog), mi fermo a pensare su questa frase:

I fedeli di Vetrego che avevano sostenuto l’iniziativa – ricordiamolo, celebrazione straordinaria una tantum per un giubileo sacerdotale della messa liberalizzata da Benedetto XVI – hanno provato invano a contattare vicario e vescovo, che, come spesso purtroppo accade in questi casi, han pensato bene di non rispondere. Sui laici faranno molte omelie, convegni, progetti pastorali. Ma non si sentono in dovere di dar loro risposte, perché facendolo dovrebbero spiegare in base a che cosa proibiscono ciò il Papa ha liberalizzato.

Mi stupisce molto che si parli di laici, che si invochino i laici, che si pensi ai laici come aiuto, e che poi ai laici si dica “non sono tenuto a risponderti”.
Questa, peraltro, è una non risposta che ho incassato anch’io recentemente (dal parroco), con l’aggiunta di un’affermazione del tipo “Possiamo anche parlarne al Consiglio Pastorale, ma poi sono io che decido”.

Affermazione perentoria e dal sapore “diversamente dittatoriale”!

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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