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Myriam di Qaraqoush

Anche una bambina di 10 anni può avere le idee molto chiare. Una fede forte e serena. La serenità, per noi impensabile, nel raccontare un’esperienza dura come quella di un profugo, senza odiare chi l’ha costretta ad abbandonare la sua casa.
È il caso di Myriam, una bambina originaria di Qaraqoush, nel nord dell’Iraq, che ora vive in un campo profughi dopo che la sua terra è stata assalita e devastata dai jihadisti del Califfato. Qui è intervistata da un giornalista della tv satellitare cristiana Sat7 che opera in Medio Oriente. “Sono molto triste perché ci hanno costretto a lasciare la nostra casa. Ma Dio ci ama e non ha permesso che l’Isis ci uccidesse”, dice la bambina in un passaggio dell’intervista.
(da Avvenire)

Penso che esistono pochissimi video più belli – e VERI – di questo: vale più di miliardi di catechesi!

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147 #notjustanumber

kenya
Non è solo un numero, e magari nemmeno esatto… chi saprà mai il numero giusto delle teste decapitate?
L’orrore perpetrato nell’università keniana non è maggiore in proporzione al numero. E’ orrore e basta. E’ istinto animale, brutalità, bestialità, aggiungete voi il termine che volete.
Questo orrore ha una radice di odio religioso verso i cristiani. Siamo tornati ai tempi di Nerone ed ai divertimenti delle arene. Cos’è stato questo eccidio se non un “divertimento” da parte di chi l’ha effettuato? Così come a Nerone bastava un pollice verso per decretare la morte di un cristiano, qui è bastata un’arma.
E noi che ci scandalizziamo, riempiamo gli spazi dei social con la vicinanza alle vittime dell’eccidio di Charlie Hebdo, noi non spendiamo che poche parole per questo.
Credo che la sostanziale differenza tra i due avvenimenti stia proprio nel perché sono accaduti. Nel caso dei giornalisti è stata una vendetta contro una satira pungente, irriverente, a volte anche eccessiva, nei confronti di Maometto. Non che con il Papa se la prendessero meno… Nel caso degli studenti keniani non mi sembra proprio! Erano ragazzi cristiani che non hanno offeso, non hanno brandito la satira come arma nei confronti degli islamici. Ma che paura fanno i cristiani? Di cosa hanno paura questi esaltati?
C’è da chiedersi se quanto accaduto fosse successo in una università milanese, tra i nostri ragazzi, come ci sentiremmo noi ora?
E siamo in grado, noi cristiani, di morire oggi per la nostra fede?

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Decalogo social per cristiani 2.0

img_app_02Questo post-decalogo è d’obbligo condividerlo!
Un grazie immenso (con l’aggiunta di preghiere) al mitico don Ambrogio Cortesi

Fate attenzione al punto 3, in particolare!

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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