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In gita scolastica

La notizia potrebbe essere pressochè quotidiana; del resto ogni giorno vede sicuramente qualche scolaresca in giro per quella che dovrebbe essere una gita scolastica, il più delle volte con fini culturali!
Se non fosse per gli scherzi che vengono organizzati in ogni gita, in ogni gruppo di studenti. Se fino a qualche tempo fa il massimo degli scherzi consisteva nel fare il sacco al letto con le lenzuola, mettere il dentifricio nelle scarpe, nascondere qualche sveglia che suona all’improvviso di notte, oggi si è passati a godimenti ben più spinti. Ed ecco la notizia.
Dico subito che io approvo assolutamente i provvedimenti presi.
E lo dico ancor più in virtù del fatto che ho letto commenti del tipo: “ma ci ha pensato la preside che tutto questo tempo di sospensione vuol dire costringere alla bocciatura questi ragazzi con aggravio di spese nelle famiglie per l’anno in più che si trovano obbligati a frequentare”?
Cioè, fatemi capire… il problema del provvedimento sono i soldi? Ah, non è la maleducazione, la perversione, la mancanza di rispetto? Cioè, se ho capito bene, “io pago gli studi a mio/a figlio/a e quindi ho diritto che lui/lei venga promosso/a, a qualsiasi costo?”.
E’ così? Ho capito bene?
Si parla di bullismo. Eh no, mio figlio non è mica un bullo.
No? E cos’è allora? Un santo? Lo facciamo santo subito? Perché non abbiamo il coraggio di dire che ha fatto male, chiamare il male con il suo nome, senza giustificarlo?
Ecco, quando leggo queste cose non posso fare a meno di pensare ai ragazzi che vedo passare nel mio oratorio. Ed ai genitori. Ed agli adulti. Oggi la maleducazione impera perché siamo noi che non riusciamo a dare un volto al male. Non abbiamo gli attributi per ammettere che il nostro amato ragazzo potrebbe anche sbagliare. Non vogliamo che si senta depresso perché lo sgridiamo per qualcosa di errato che commette. Non vogliamo ammettere che siamo noi i primi a sbagliare perché non riusciamo ad essere esemplarmente autorevoli. Senza essere autoritari. In fondo è solo un ragazzo… crescerà!
E la colpa, se succede qualcosa, è sempre dell’altro.
Per fortuna non ci sono io al posto della preside! Avrei dato una punizione esemplare, ma qui non la posso scrivere. Rischierei un processo a Strasburgo per tortura!
VIAGGIO_SNOOPY

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Ce n’è per tutti i gusti

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Agosto volge al termine.
E come il tempo conferma – e molti concordano nell’affermare – è sembrato più ottobre dal punto di vista climatico.
A me ha riservato qualche impegno aggiuntivo e più di una riflessione.
Ho avuto modo di vivere molte serate in oratorio al servizio del bar. E quindi di incrociare e condividere il tempo libero delle persone che lo hanno frequentato. Sarà la mia logica, non posso fare a meno di tracciarne un mezzo profilo.
Ho incrociato il gruppo di “ribelli”, bestemmiatori folli, trasgressivi, bulli, maleducati, mezzi nudi, ragazzine al seguito per fare i fighi.
Poi c’è il gruppo dei “dai che li imitiamo” che un po’ si fanno trascinare, un po’ hanno paura, un po’ tentano di fare lo stesso gioco ma non è nel loro DNA.
Quindi il gruppo dei “calciomani” (o calciopedi?): quelli che vivono per il pallone e si concedono solo qualche intervallo con i mazzi di carte incomprensibili che vanno tanto di moda in questi anni.
E per ultimo i piccoli, quelli che vengono portati dalla famiglia per stare sui giochini all’ingresso e che ovviamente non sono mai soli ma sempre con mamma o papà o nonni o simili.
Detto questo il modo di stare a servizio al bar ha richiesto un certo comportamento. Personalmente non me la sono sentita di trattare tutti allo stesso modo, di indulgere sulla misericordia. Penso che chi sta in un ambiente come l’oratorio, dove Dio è il centro di ogni cosa, deve prima di tutto avere Dio al centro del proprio cuore e della propria esistenza. E per questo non tollero le bestemmie! Di conseguenza è chiaro che ho alzato il tiro nei confronti di chi non ha un comportamento consono all’ambiente ed ho anche alzato la voce in più di una occasione.
Sono contenta dell’opportunità che ho avuto di toccare con mano una situazione che sicuramente non è solo del nostro ambiente oratoriano: è senz’altro condivisa con altri oratori ma è soprattutto uno spaccato di quotidiano. Chi è maleducato, chi è “senza palle”, chi è pallonaro, lo è 24 ore al giorno, 365 (o 366) giorni l’anno.
Un solo gusto mi manca, in questo gelato dai molteplici sapori: i genitori.
Chi li ha visti? Sono barricati in casa dal maltempo o dal disinteresse? E’ sufficiente un cellulare a farli stare tranquilli sul comportamento dei loro figli?

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Il laboratorio dei talenti

il laboratorio dei talenti
Cosa vi richiamano i nomi di san Filippo Neri e san Giovanni Bosco? Cosa vi richiama la sigla FOM?
Diverse centinaia di anni di storia per dire una parola: oratorio!
Una parola che è un insieme di vicende, di esperienze, di racconti che tutti noi abbiamo modo di ricordare, dal più piccolo al più grande: tutti noi abbiamo incrociato la vita di oratorio all’interno della nostra esistenza. C’è chi è passato di sfuggita, magari solo incrociando la propria esistenza in occasione dei sacramenti di iniziazione cristiana, chi invece è rimasto molti anni e ci ha messo del suo, dopo aver ricevuto!
C’è chi sta vivendo OGGI questa realtà.
Proprio per queste persone, in prima battuta, e per tutte le comunità cristiane la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha elaborato la prima nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo che potete visionare o stampare dall’allegato file.
Ci sono tanti spunti interessanti, molte notizie che vale la pena conoscere o rimasticare!
Non credo si possa ignorare o scappare da questo lavoro di verifica, confronto e suggerimenti.
Nota CEI oratori

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A spasso nella rete: pensieri digitali

Forse, più che lanciare allarmi nel web che nel giro di 24 ore sono già caduti nel fiume dell’oblio sarebbe più opportuno aiutare educatori e genitori in un opera di formazione alla navigazione in Internet e all’uso dei new media, sottolineando innanzitutto i punti di forza e aiutando i più giovani a formare una coscienza critica verso i contenuti che incontrano in Rete, unico antidoto veramente valido contro ogni pericolo e minaccia.
Partendo da questa affermazione di don Marco Sanavio (che trovate all’interno di questo articolo), mi sono interrogata su come si comportano in materia i ragazzi che conosco, le proprie famiglie ed i propri educatori. Concordo con don Marco, esperto in materia, sulla sottolineatura dei punti di forza che noi dobbiamo essere in grado di fare nei confronti dei giovanissimi, orientandoli ad un uso critico e responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione. Ma devo anche sottolineare una mia piccola statistica personale.
1 – La maggior parte dei ragazzi (10-14 anni) che frequenta il nostro oratorio è iscritta a facebook, qualcuno con profili più o meno camuffati, altri con la data di nascita “taroccata”, altri ancora con anche più di un profilo.
2 – La maggior parte dei loro genitori non è iscritta a facebook e non conosce le dinamiche del social network dall’interno ma solo “per sentito dire”, ed il più delle volte “per sentito dire male”. Pochi genitori con profilo da “faccialibro” hanno più di 50 anni, molti di più sono la fascia tra i 30enni ed i 50enni.
3 – Chi, tra i genitori ed educatori, è iscritto a facebook, per la stragrande maggioranza, si limita a condividere link più o meno ameni, dilettevoli o di gossip vario.
4 – I ragazzi sono grandi utilizzatori di internet, se non altro per motivi scolastici, per le ricerche, gli studi, i compiti. Poi… naviga qui, naviga là…
5 – Molti genitori/educatori frequentano internet per le loro necessità e non si sognano di andare a vedere cosa appare nella cronologia dei PC, in qualche cartella di sistema, alla ricerca di cosa hanno guardato i loro figli prima di loro.

Detto questo ho fatto un salto temporale a giovedì 11 febbraio 2010, quando si è tenuta la serata alla scuola materna di Gorla Minore dal titolo “Internet: opportunità o pericolo?”… appuntamento che si è poi rivelato assolutamente sterile in quanto, a mio parere, il tema non è stato trattato con la dovuta maestria: in pratica è stata una serata pubblicitaria di Davide.it nella quale si sono maggiormente sottolineati i pericoli, l’utilità del filtro in questi casi, senza mai capire per davvero quanto i genitori che stavano davanti al relatore sapevano di cosa stava parlando.
Peraltro ce ne sono molti, ancora oggi, che sono assolutamente insofferenti alla materia e di conseguenza vivono il web da sprovveduti.

Io, come don Marco, apprezzo la rete e cerco di conoscerla sempre di più, di viverla, di masticarla, di amarla, di valorizzarla. Si possono fare tante cose in rete, come si possono fare tante cose nella vita: dipende da che parte vuoi stare e se vuoi che anche questo ambiente diventi una palestra educativa. Ci sono tante opportunità che anche noi 50enni (o meno…) possiamo sfruttare a beneficio comune, della nostra comunità parrocchiale, del nostro oratorio.

Tra parentesi… questo è uno di questi modi… ve ne siete accorti?
Dall’Egitto a Israele, diario di viaggio – prima parte
Dall’Egitto a Israele, diario di viaggio – seconda parte
Dall’Egitto a Israele, diario di viaggio – terza parte

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Panta rei

Panta rei


Solitamente, al mattino, nella mia pagina igoogle mi appare e mi leggo una bella rassegna stampa personalizzata, compreso il “mattutino” di mons. Ravasi su Avvenire: oggi ho letto questo Giudicare e valutare che mi ha perseguitato poi tutto il giorno!
Non è stato tanto il riflettere sul finale dell’articolo (peraltro sacrosanto… si dà spazio a tutta una serie di impegni materiali e ci si dimentica di far crescere lo spirito dei nostri figli), quanto l’affermazione che “è grave atrofizzare la facoltà, di cui è dotata la nostra mente, di sceverare tra vero e falso, ossia la coscienza morale che ci aiuta a distinguere tra bene e male. È, questo, un esercizio che i genitori e gli educatori dovrebbero insegnare ai ragazzi”.
Detto questo, la domanda che mi incalza da stamattina è: ma come accidenti possono insegnare a distinguere il bene dal male i genitori e gli educatori quando loro per primi non hanno il coraggio di fermarsi a fare questa distinzione? Distinguere il bene dal male, secondo me, non vuol solo dire a priori cosa è bene o male, ma vuol dire anche, per ogni avvenimento, avere la voglia e la forza di vagliarlo, valutarlo e poi passare al giudicarlo perchè il giudizio sia poi incisivo sulla propria vita.
Non tutto quel che si fa è bene, non tutto quel che si pensa è bene; ci possono essere momenti in cui, pur partendo con tanta buona volontà, l’opera che si intraprende non sfocia in un momento positivo ma magari negativo. Ecco, non per questo non si deve passare ad una valutazione e giudizio finali per vedere se quanto fatto è stato bene o male! Anzi, è proprio il misurarsi con sè stessi e con gli altri che dovrebbe fornirmi tutti gli elementi utili per una onesta e positiva fase di giudizio e valutazione.

Solitamente, alla sera, non vado mai a letto senza aver ripassato la giornata trascorsa e portandomi sempre dietro la sensazione di non aver mai fatto abbastanza, quella sana inquietudine che mi spinge sempre più in là, oltre le mie poche forze, i miei tanti propositi buoni, le mie tante cadute…

Conosco invece una realtà che…

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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