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La felicità è possibile su questa terra? Cosa serve a farci contenti? Bene o male queste sono le domande che ognuno di noi si pone nel corso della vita: dalla scorsa settimana io ho una risposta in più.
Merito del turbinìo di emozioni, sentimenti, riflessioni che si porta dentro chiunque abbia vissuto il grande appuntamento milanese del Family 2012. Ci ho messo cinque giorni a ritrovare la tranquillità per poter mettere nero su bianco le mie impressioni, e francamente è tutto ancora così emotivamente presente che chissà se riuscirò ad esprimere tutto quello che ho dentro…
Cerchiamo di dare un ordine e partiamo dalle ore 15,00 di venerdì 1 giugno, Piazza della Scala ed il concerto in onore del Santo Padre. Squadra 5 al completo con la quale mi ritrovo ad impartire istruzioni; il caldo soffocante di quel pomeriggio solo parzialmente mitigato da qualche pianta; 20 volontari animati da un fantastico spirito di collaborazione, di servizio, pieni di voglia di fare, in attesa di dare il meglio di sè stessi; domande a raffica per oggi, per domani… e tutti, dico tutti, con il sorriso sulle labbra, con questa bellissima voglia di esserci a tutti i costi, di essere lì per Lui e per il Santo Padre, con la consapevolezza che si sta facendo qualcosa di importante. E quando scocca l’ora X ed il servizio attivo inizia, travolti dal ritmo, tutti a correre al proprio posto, a dare una mano all’amico, alle forze dell’ordine… a completa disposizione… dimenticandosi la fatica, la fame, il caldo. E l’attesa è abbondantemente ripagata quando il Santo Padre arriva proprio davanti a noi, a due passi: e tutto svanisce, l’adrenalina ti carica ancora di più. Personalmente ho ripensato a quei passi evangelici in cui si racconta delle persone che volevano toccare Gesù al suo passaggio: ecco, noi non l’abbiamo toccato, ma l’abbiamo sentito molto vicino ed accogliente. A tarda sera, tornando verso casa, avevo negli occhi il sorriso buono e timido del Santo Padre: un sorriso pacificante!
Qualche ora di sonno e si parte verso Bresso. Già il viaggio in treno è allietato da un paio di persone che, vedendo la maglietta che identifica il servizio, mi chiedono notizie, informazioni… commentano. Una bella passeggiata lungo il percorso verde, lascio sacco a pelo e zaino nel luogo assegnato ai team leader (fantastico!) e vado al campo volo… e qui… non mi ricordo più niente, se non che, per due giorni, ho solo pensato agli altri, non ho avuto bisogni, non sentivo fame, caldo, sonno… un’unica grande gioia.
I sorrisi dei 30 volontari nel “mio” settore 21, lo scambio di notizie, di impressioni, il darsi una mano a vicenda, anche con i team leader dei settori vicini, la tenda eucaristica, la tenda dei “bimbi dispersi”… e chilometri, chilometri, chilometri… corse, richieste, domande, condivisioni… il crespuscolo, le testimonianza, la sera, la notte. A tarda ora mi sdraio sulla brandina attendendo il sonno che non verrà mai… in compenso mi alzo nuovamente quando è buio e si ricomincia. Un’amabile colazione con un’altra team leader, si torna sul campo e si ricomincia a fare il punto della situazione in attesa dei pellegrini che, per la verità, affluiscono già con le prime luci dell’alba.
Giusto il tempo di una piccola preghiera alla tenda eucaristica, il fresco del mattino che annuncia una giornata nuova in tutti i sensi… ed il flusso dei pellegrini aumenta fino a diventare fiume in piena. E la testa si riempie di colori, di cori, di danze, di persone, di sorrisi, di entusiasmo… veramente la domenica è stata una giornata indimenticabile! Corse infinite dietro le esigenze più disparate, e mai un volontario che si tira indietro! I complimenti, qualche attrito inevitabile con chi pretende un po’ troppo, il giro in papamobile che sembra un’esplosione, la Santa Messa, l’Angelus, e di nuovo colori, mani, occhi, sorrisi…
Il deflusso, con un po’ di timore per la buona riuscita anche di questo passaggio della giornata, ed i settori che pian piano si svuotano… mentre il cuore, gli occhi e la mente si riempiono.
Pian piano termino il mio compito, mi avvio a riprendere zaino e sacco a pelo, torno verso la stazione… strade ormai deserte, la sensazione irreale di una città vuota… e penso che ormai non c’è più nessuno. Arrivo alla stazione e trovo centinaia di metri di persone in fila, ancora carichi di gioia, vocianti, allegri, qualcuno canta, qualcuno racconta; vedono la maglietta dei team leader e mi fanno passare, mi sorridono, mi dicono grazie, più di un apprezzamento per il lavoro svolto…
… ed i miei piedi che non sento più, la voglia fisica di buttarsi sotto ad una doccia, dentro ad un letto…
… e gli occhi pieni di colori, di cori, di parole, di gente, di sorrisi…

Cosa mi porto a casa di questi giorni?
1 – Il grazie sincero e commovente della famiglia che sabato accompagnava una ragazzina handicappata, senza pass, che sono riuscita a portare fin al settore disabili e che avrebbe voluto regalarmi un’immaginetta con una preghiera mariana. Sono sicura che questa mamma sta ancora pregando per me: ho visto il sole nei suoi occhi!
2 – Il grazie di un’altra famiglia che accompagno fin dai disabili e, lungo la strada, chiedo da dove vengono. “Dalla provincia di Varese”. “Anch’io”. “Un paese vicino a Busto Arsizio: Olgiate Olona”. Al che rispondo: “Ci divide la Valle, una discesa ed una salita: io sono di Marnate”. E la signora quasi non ci crede, anche lei non finisce di dirmi grazie.
3 – Il mio amico Matteo, TL del settore 24 (posso definirti così, vero? Anche se potresti essere mio figlio…!). Un ragazzo simpaticissimo, di quelli che ti mettono allegria solo con una sillaba, collaborativo, attento; a lui auguro tutto il bene del mondo perchè se lo merita e che abbia la fortuna di essere missionario con la sua professione!
4 – Tutti, tutti, tutti i volontari, i TL, l’organizzazione, i lavori che abbiamo fatto tutti insieme, senza mai screzi, uniti dall’unico fine e dall’unico impegno. Forse abbiamo scritto un pezzo della storia diocesana milanese, senza rendercene conto e senza averlo meritato.

Prendendo spunto dall’osservazione fatta da un altro volontario, direi che questi giorni sono stati “trasfiguranti”. Molte volte mi è venuta voglia di fare “tre tende” (come Pietro e Giovanni sul Tabor) e rimanere lì, in quella felicità, in quella beatitudine. Era tutto troppo bello… ma, come i discepoli, bisogna “scendere dal monte”: il nostro posto è nel mondo, l’amore che abbiamo vissuto dobbiamo portarlo agli altri. E qui si passa attraverso la missione e la testimonianza.
Mi sono arrampicata ad un sogno e l’ho realizzato. Anche se non valgo niente, anche se dono poco e male, mi basta essere certa che il Signore mi prende per mano e, come in questa occasione, mi “costringe” ad uscire da me stessa, dal mio piccolo mondo cristiano chiuso nella parrocchietta, dalla mia poca fede. Per farmi intravedere quella luce divina che è solo felicità pura! E che vorrei trasparisse dai miei occhi come un’energica passione dentro la quale si vive la vita vera.

La tenda ed il cammino

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I volti dell’evento


Appunti a margine dello scorso fine settimana.
Triuggio, nella verde e profonda Brianza, ai piedi del Resegone, mi accoglie come una pagina di manzoniana memoria. La bellissima villa S. Cuore è sempre lì a giganteggiare tra le nuove ville ed i vecchi cascinali lombardi, immersa nella natura e nel silenzio.
Varco la porta e trovo l’attuale rettore, faccia comunque conosciuta ormai 30/35 anni fa alla FOM, più o meno ai tempi di don Erminio (oggi mons. De Scalzi) all’ACR. Sempre allegro, simpatico, disponibile, la classica persona che vorresti avere per parroco perchè anche solo guardandolo in viso testimonia la gioia e la bellezza della fede!
E poi, puff… giù a capofitto in notizie, slides, numeri, mappe, percorsi, appuntamenti. Un fine settimana intenso, in cui l’unica cosa che puoi fare è prestare attenzione assoluta per non farti prendere impreparata dalla carica del milione di persone che incontrerai tra un mese! E che da “scusi, dove sono i servizi?” a “posso andare più avanti per vedere il Papa” ti faranno trascorrere una settimana in apnea (ed io che pensavo di togliermi le quotidiane tossine dell’ufficio… sigh…).
Tantissime notizie, interessantissime, che mi hanno fatto capire quanto è complessa l’organizzazione di un evento a cui presenzia il Santo Padre; a prima vista potrebbe sembrare un’eccessiva burocratizzazione della situazione ma, in effetti, vissuta da dentro, mi sono accorta di quante cose sono coinvolte e si mettono in moto. E, di conseguenza, quanto è importante una buona preparazione dei volontari.
Graditissima la presenza di due Cardinali: l’emerito milanese Tettamanzi, con il quale ho avuto la gioia di passare un bel quarto d’ora in amabile conversazione, e mons. Antonelli, emerito di Firenze e capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia (area vaticana). Ti aspetti uno “che se la tira” ed invece te lo ritrovi la domenica seduto in mezzo a noi a riempirsi anche lui di informazioni, a toccare con mano la complessità della macchina in movimento, a scherzare… Tutto questo non senza averci riservato, la sera precedente, un bell’intervento di riflessione, prima dell’adorazione eucaristica.
Di questo week-end una cosa su tutte mi ha colpito e mi sembra bello sottolineare: è stata richiamata a tutti noi l’importanza assoluta del nostro ruolo. In particolare è stato rimarcato il fatto che “voi siete i volti dell’evento. I pellegrini vedranno voi, più che il Santo Padre; a voi rivolgeranno domande, voi li accoglierete… questo sta a significare l’importanza di un ruolo da vivere serenamente, con gioia, a servizio di tutti, sempre con il sorriso sulle labbra e negli occhi. Chi vi incontra deve tornare a casa rallegrato dalla vostra presenza e con la sensazione di aver vissuto un bellissimo evento con tanti amici tutti lì per Cristo”.
Ecco il senso del nostro servizio per tutte le famiglie che aspettiamo con gioia a Milano.

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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