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Dai commenti ai Vangeli di padre Ermes Ronchi – Natale del Signore

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Betlemme una nuvola di canto avvolge i pastori: Pace in terra agli uomini che Dio ama. È un augurio che arriva fino a noi e che anche noi vogliamo accogliere.

Buon Natale a voi che avete ancora paura di Dio e lo temete come un giudice inappellabile. Egli invece viene come un bambino. Un bambino non giudica e non condanna; un bambino non può far paura, fa leva sull’amore, vive perché è amato; lo puoi rifiutare ma lui non ti rifiuterà mai.

Buon Natale a voi che avete abbandonato Dio e dite di aver perso la fede in lui. Anche se tu lo perdi, lui, Dio, non ti perde. Lui, Dio, non ha perso la fiducia in te, non è finita la sua speranza. Per questo nasce uomo, perché ha fede in ogni uomo e in tutta la nostra storia di santi e peccatori.

Buon Natale a tutti quelli che vivono in situazioni irregolari, dopo le ferite di amori finiti o lacerati. Voi siete come i pastori di Betlemme: considerati ai margini, fuori dalle regole, impuri, perché mangiavano senza lavarsi le mani, perché non andavano mai alla sinagoga, sempre dietro ai loro greggi. Ebbene proprio voi siete i primi a ricevere la bella notizia dagli angeli, perché davanti a Dio non vale la legge, ma l’uomo; contano la carne e il cuore dell’uomo, non il ruolo o le regole, non l’etichetta religiosa. L’uomo guarda le apparenze, ma Dio guarda il cuore: guarda i piccoli, l’umiltà della sua serva, i pastori nella notte. È la forza dirompente del Natale, che dirotta l’attenzione non sul grande, sul colto, sul famoso, ma su chi è lontano dai riflettori, sul piccolo, su un bambino, su chi non ha nessun altro titolo che quello di essere uomo. E questo basta. Basta essere uomo. Non occorre altro, dal giorno in cui Dio ha messo la sua gloria in un bambino. Buon Natale a voi che siete semplicemente umani.

Buon Natale a voi che vi sentite affaticati dai lati oscuri della vita, incapaci di capire il senso di tanta fatica, di tanta sofferenza.

Buon Natale a voi che avete sofferto troppo. Questo bambino può darvi un po’ di luce, perché viene come la luce vera che illumina ogni uomo. Ogni uomo! E nessuno è perduto, nessuno è fuori dal raggio di questa luce.

Buon Natale anche a voi che avete perso il gusto di vivere perché niente più vi soddisfa, neanche il benessere o il prestigio sociale. Questo bambino può restituire il sapore alla vita, egli porta ciò che vi manca: la bellezza, il gusto di sentirsi amati e di poter amare.

Buon Natale perché Dio è con voi, non siete soli, non lo sarete mai!

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Le ragioni del mio credere

Stralcio dalle pagg. 942/943 della monografia edita da Mondadori sul Cardinal Martini. Qualche domandina a caso, facile facile…

Credere è una grazia: capita a tutti o soltanto a qualcuno?
Credere è una decisione della volontà o una inclinazione del cuore?
E’ proprio necessario credere o è forse meglio starsene in disparte?

E ancora: perchè c’è tanta irresponsabilità nel mondo?
E’ possibile camminare verso un mondo più responsabile?
La fede e il non credere hanno qualcosa a che vedere con la storia del mondo?
Che senso ha riferirsi a Gesù Cristo per risolvere i nostri problemi di oggi?

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E’ bene ricordare…

ImmagineQuesto post merita una lettura attenta ed approfondita!

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Lumen fidei

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Che sia stata scritta a due o quattro mani, poco importa. E’ un documento che fa parte del Magistero papale e quindi è comunque importante e significativo. La luce della fede è quella che ci avvolge guardando questo tabernacolo e che ci permette di pregare con queste due grandi figure odierne.
testo enciclica LUMEN FIDEI

Qui è disponibile una versione digitale consultabile anche da dispositivi mobili.

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47a giornata mondiale delle comunicazioni sociali – 12 maggio 2013

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Tra un paio di giorni i cristiani celebrano la 47a giornata mondiale delle comunicazioni sociali, quest’anno concomitante con la festa della mamma.
La materia della comunicazione mi interessa e mi appassiona da tempo. Quindi non posso fare a meno di sottolineare qualche passaggio del messaggio di papa Benedetto XVI per l’occasione (che, tra l’altro, considero STUPENDO!).

Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.
Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana.

La sottolineatura circa questa nuova “agorà” mi piace particolarmente perchè rimanda ad un’immagine molto conosciuta da noi tutti: quella della piazza, dove noi cristiani siamo abituati a fermarci a chiacchierare all’uscita della S. Messa; dove può capitare di incontrare amici che non frequentano la chiesa ma con i quali non disdegnamo di trascorrere piacevolmente in conversazione un po’ di tempo. In queste occasioni, reali, noi esprimiamo noi stessi. Ritengo che lo stesso può avvenire anche nella grande piazza virtuale e personalmente, in questi anni, ho incontrato piacevolmente molte persone.

I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre.
Questa affermazione mi spinge a ri-considerare il dialogo, il dibattito, come forme impegnative di convivenza. Personalmente ho trovato molto arricchimento in persone che sono lontane dalla frequentazione cristiana, ma con le quali ho trovato immediatamente perfetta sintonia su valori fondamentali dell’uomo e della società. Ritengo il rapporto con queste persone altamente qualificante per la mia fede, per la mia testimonianza, per la mia vita perchè mi scomoda e mi “costringe” sempre ad “essere pronta a rendere conto della speranza” cristiana. Sono veramente gioielli di amicizie e di conoscenze!

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti.
Questo è, secondo me, il cuore del messaggio, quello che sento più vicino alla mia sensibilità.
Mi sento di dire che, molto spesso, l’accusa è proprio quella di voler “a tutti i costi” usare i nuovi linguaggi, i nuovi mezzi, quasi come fossero il “farsi vedere capaci” di operare con questi strumenti. E invece, così come gli Apostoli e San Paolo non potevano tenere per sè quello che avevano visto e vissuto ed hanno affrontato viaggi e difficoltà, così oggi, comodamente seduti davanti ad un PC oppure con tablet e smartphone, il mio viaggio di testimonianza è questo! Non ha senso stare on-line se non trasmetto la mia passione per tutto ciò che è la mia fede. Cerco, per quel poco che mi è possibile e che riesco, di trasmettere la gioia di credere e di vivere.

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio.
Opero in uno di questi ambienti e non Lo ringrazierò mai abbastanza per avermelo fatto incontrare.
Da quel giorno la mia mente ed il mio cuore sono più aperti e più innamorati!

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Audaci e saggi

In questi giorni è in corso il Sinodo dei Vescovi sul tema “La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della Fede Cristiana”.
Tutto sommato il discorso mi interessa dato che sono appassionata di evangelizzazione, ho desiderio di trasmettere la mia fede a qualcuno.
Proprio in relazione a ciò oggi leggo l’intervento di S.E. Mons. Claudio M. Celli (che ho conosciuto ed anche avuto modo di apprezzare in altri scritti), sul quale mi fermo un attimo e mi concedo qualche riflessione.

Nel secondo capoverso dell’articolo si elencano i cambiamenti in atto nella comunicazione, dovuti all’avvento delle nuove tecnologie, e si afferma che “non possiamo semplicemente fare quello che abbiamo sempre fatto, pur con le nuove tecnologie”. Aveva visto lungo papa Paolo VI, invitandoci ad essere audaci e saggi!
Mi viene in mente Andrea che nei giorni scorsi, sollecitato (obbligato?) dalla prof. di italiano, si ritrova a dover preparare qualcosa per pubblicizzare una raccolta fondi a scuola a scopo benefico. Per la verità la prof. era partita subito chiedendogli un video, avendo già toccato con mano la sua abilità in materia. Ma tant’è lui ha chiesto la collaborazione di un compagno musicista che suona in un gruppo e gli ha fatto preparare un sottofondo musicale, ad altri ha chiesto di cercare delle fotografie… poi ha composto il tutto e, da buon discepolo, ha superato la maestra e mi ha lasciato senza parole! Un video accattivante, che descrive con parole ed immagini la situazione dell’Africa a mo’ di trailer, per finire con l’invito ad acquistare delle mele.
Mi sono quindi confrontata con quanto avveniva per me alla sua età (d’accordo, è preistoria…): se mi chiedevano di preparare qualcosa per una raccolta fondi, il tutto sarebbe stato un cartellone, qualche foto, le necessarie notizie circa luogo, ora, data, ecc., mia sorella che aggiungeva un disegno data la mia incapacità in materia, e questo finiva appeso alla bacheca in oratorio. Statico: faceva la sua gran bella figura, a quel tempo, ma finiva lì.
Il video, invece, può essere condiviso, può essere modificato, se ne può sottolineare e potenziare un aspetto (grafica, musica, concetti). Non comunica solo un appuntamento, ma è espressione visiva di uno stato d’animo e come tale veicola non solo un messaggio ma anche un’emozione, permettendo, nella sua forma, anche la condivisione, la trasmissione agli altri.

Al quarto capoverso, mi soffermo su questa affermazione: Abbiamo bisogno di riscoprire la capacità dell’arte, della musica, della letteratura per esprimere i misteri della nostra fede e riuscire a toccare le menti e i cuori. … Siamo chiamati a comunicare con la nostra testimonianza, condividendo nelle nostre relazioni personali la speranza che abita in noi.
E penso a quanto abbiamo perso in capacità di esprimere la fede anche attraverso le nostre “passioni”!
Mi viene in mente la visita che ho fatto anni fa al duomo di Colonia: 1350 mq. di vetrate colorate che, come una biblia pauperum, raccontano le storie dell’Antico Testamento e sono caratterizzate dalla presenza del bianco, simbolo di purezza e verità, del blu simbolo di castità, dal rosso simbolo dell’amore e dal nero che rappresenta la dannazione eterna. Attraverso queste vetrate anche il popolo non colto, non religiosamente preparato, veniva a contatto con la Bibbia: praticamente una catechesi ad immagini (l’odierno powerpoint?).
Mi viene in mente una frase di una canzone di Baglioni (e qui partono gli sbuffi dei lettori…) “quelli che comprano la vita degli altri vendendogli bustine e la peggiore delle vite, hanno scambiato figurine e segreti con uno più grande, ma prima dovevan giurare…” e penso a quanto, attraverso le parole e la musica, si può impostare un incontro-confronto sulla droga, sulla violenza, su altri temi che la canzone affronta: tutti siamo stati bambini, qualcuno poi si è perso. E da qui si può proseguire praticamente all’infinito! Ce ne sarebbero mille di frasi: questa è la più tenera!
Penso ai libri: se vi dico che uno degli ultimi letti si intitola “Il Vangelo secondo Steve Jobs” vi mettete a ridere? Eppure non avete idea di quanti spunti dà questo libro ai catechisti (ed io non faccio catechismo)!
La mia vita cristiana non è staccata dalle mie attività e “passioni” quotidiane. Anzi, sono le mie passioni a permettermi il confronto con il mio credo, sono le mie passioni che mi sollecitano ed indirizzano su alcune scelte rispetto ad altre, sono le mie passioni che mi fanno coltivare amicizie, incontrare persone nuove, vivere momenti diversi, sono le mie passioni che mi spingono a riflettere. Sono una testimone appassionata ed i miei cinque sensi trasmettono il mio credo ogni giorno!

Il penultimo capoverso è, secondo me, centrale rispetto al problema. A mio modesto parere, la nuova evangelizzazione implica delle relazioni paritarie: dobbiamo essere capaci di scendere dai nostri gradini, abbandonare la prosopopea e la saccenza di parecchie figure che popolano ogni aspetto delle comunità cristiane, dalla più piccola alla più grande. Il mondo non ci chiede parole, ma capacità di vivere; non ci chiede ricette confezionate ed imparate a memoria, ma saper ascoltare con empatia le esigenze, i bisogni, le necessità, le confidenze. Un aspetto importante è il rispetto di ogni persona che incontriamo, in qualunque condizione si trovi. In ogni uomo c’è la scintilla di Dio: vogliamo accenderla? Basta poco: basta vivere il cristianesimo ed avvicinare gli altri mettendosi al loro livello, non pretendendo di elevarli, ma accettando di camminare con loro.
Le voci laiche ci sono, sono tante. A mio parere si parla molto di questo, ma si applica poco. Io le vedo poco valorizzate e spesso costrette ai margini. Certo, è fondamentale la preparazione. Ma pur conoscendo diverse persone preparate, disposte a mettersi in gioco, continuo a vedere un po’ questa paura verso “chi la pensa diversamente”, chi è capace di sollevare un problema per accendere un confronto, chi si fa carico di porre domande che vengono dal quotidiano, oggi sempre più agnostico e indifferente. Che non sia un vedere queste persone come “attentati” alle proprie posizioni? Il Vangelo della liturgia in rito romano per la prossima domenica ci fornisce, a tal proposito, un bell’assist!

Finisco con un augurio che mi (e vi) faccio: il Signore ci conceda la forza di intraprendere un cammino luminoso in questo nuovo “medioevo” della storia. Doni a qualcuno l’audacia di commentare questo post qui, in questa piazza virtuale, e non solo quando mi vede e mi incontra. La comunicazione avviene anche in questo modo: quello che ho scritto è la stessa cosa che direi a voce, con la differenza che qui possiamo allargare il discorso. Facciamo in modo che quello che diciamo a quattr’occhi, lo diciamo anche sul blog! Mi pare che oggi la Chiesa ci chieda anche questo…

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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