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Dov’è Abele, tuo fratello?

Questa mattina guardo facebook e vedo un post che parla dell’esplosione della scuola a Brindisi e della morte di una ragazza. Francamente, confuso tra tanti altri post di minore importanza, al momento non presto grande attenzione. Dopo pranzo è il TG a buttarmi in faccia l’accaduto!
Il primo pensiero che mi passa per la testa è un elenco di nomi, di visi, di affetti, di sensazioni… di adolescenti che frequentano l’oratorio della mia parrocchia: tutti impegnati con la scuola, quel che è successo poteva capitare a ciascuno di loro. Un brivido mi risale la schiena, una paura che allontano velocemente.
Subentra il secondo pensiero: ma se trovassi i colpevoli cosa farei? Li guarderei negli occhi e gli farei la stessa domanda che il Signore rivolge a Caino nella Genesi: “Dov’è Abele, tuo fratello?”.
Terzo pensiero (o momento): leggo questo post di Gilberto Borghi e la riflessione si sposta su me, su noi adulti che stiamo rubando il futuro di tutti i nostri adolescenti e giovani. Condivido pienamente il post di Gilberto ed apprezzo in modo particolare il passaggio “Noi che stiamo sicuri dentro i nostri schemi esistenziali e non ci rendiamo conto di quanto sia cambiato il mondo e di che cosa sia in ballo. Noi che continuiamo a vivere il cristianesimo come se fossimo in un mondo organizzato e coerente. Noi che pensiamo che basti la preghiera, che certo c’è e non manca”.
Chi mi conosce sa il valore che ha per me la preghiera, ma sa anche che sono stanca di vedere e sentire gente che pensa di risolvere tutto solo con la preghiera, che pensa di vivere e testimoniare il proprio cristianesimo in maniera pre-confezionata, parlando un linguaggio sconosciuto ai più, incapace di affrontare ogni altro discorso che tocchi il vivere quotidiano.
Noi cristiani siamo in minoranza e, a quanto pare, non sappiamo bene che pesci pigliare: non per fare proseliti o ingrandire il fan-club, ma per fare in modo che ogni persona incontri lo sguardo d’Amore del falegname di Nazaret. Non siamo più nemmeno capaci di trasmettere un messaggio, di condividerlo, di affrontare insieme il problema. E così creiamo la cultura del sospetto e della concorrenza, del disimpegno e della continua ricerca senza senso, pieni di noi al punto tale che gli altri non ci stanno dentro il nostro pallone gonfiato!
Facendo così non solo stiamo rubando il futuro dei nostri ragazzi, ma siamo ciechi e guide di ciechi (Mt 15,14). Del resto siamo noi i primi a rispondere: “Non lo so, sono forse il custode di mio fratello?”.

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Manca il respiro

il respiro dello Spirito

La scorsa settimana ho letto questa stupenda “lettera agli amici” che periodicamente inviano dal Monastero di Bose: sono tre pagine, se vogliamo è lunghetta ma soprattutto densa di spunti e di significati che solo una realtà come Bose può esprimere.
Mi sono presa del tempo per rifletterci, anche se alcune frasi mi hanno colpito immediatamente… è sempre buona cosa fermarsi, “ruminare” le parole, che in questo caso richiamano “la” Parola.
Le parole che mi hanno imposto uno stop sono “stanchezza, fatica, scoramento”. Sono parole conosciute dagli Apostoli, dalle prime comunità cristiane raccontate da san Paolo e le conosciamo anche noi nella nostra sia pur piccola comunità, a volte ne siamo pure sopraffatti al punto da sentire anche noi una “mancanza di respiro”. Ci sembra di soffocare in spazi troppo angusti e troppo chiusi, pieni di problemi.
Come peraltro dice l’articolo, probabilmente constatiamo “che “il nostro respiro” di credenti, lo Spirito del Signore risorto trova ostacoli nell’aprire mente e cuore alla sua volontà di pace e vita piena”.
“Oggi, nel torpore dominante, molte delle stesse guide della comunità cristiana paiono incapaci di una parola convinta, decisa, obbediente al “sì sì, no no” evangelico, una parola in grado cioè di far risuonare con vigore nell’oggi della storia le assolute esigenze cristiane”.
E’ vero o no che ci manca una guida?
Io penso di sì, penso che stiamo camminando ma non sappiamo nemmeno noi bene dove e come, non riusciamo a scorgere ritmi e tempi del nostro cammino, non riusciamo nemmeno a fermarci nonostante manchi il respiro! Penso che non ci sia nemmeno più la voglia di fare un cammino insieme, di raggiungere insieme la bellissima vetta che vediamo in lontananza ma che ha perso completamente significato anche perchè la nostra guida non riesce a farci gustare la fatica del cammino condiviso.
Stiamo vivendo anche noi il tempo della sofferenza, il tempo in cui sembra di essere in un’arena dove si fronteggiano le varie fazioni ideologiche, le varie correnti di attività e pensiero. Siamo completamente nel mondo, incapaci di non essere del mondo. Eppure… “tra voi non sia così…”.
Mi manca tanto il respiro quando sto nella mia comunità, ma non mi stanco di invocare il soffio dello Spirito: sono certa che nei prossimi giorni verrà il vento! E continuo a pregare perchè sia impetuoso…

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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