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E chi è mio prossimo?

social_media_businessIeri è stato pubblicato il messaggio di papa Francesco per la XLVIII giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
Potrebbe essere che, sia tra i cristiani che tra i non, questo significhi poco e niente. Ma penso che non sia un messaggio senza significati per chi, come me, si diletta a scrivere qualche pensiero personale qua e là, possibilmente cercando di testimoniare la propria fede, di provocare chi legge, a cercare di riflettere da un punto di vista cristiano.
Non possiedo la verità, lo so benissimo. Ma mi piace camminare con chi mi incontra anche su queste strade, pur essendo a volte viaggiatori invisibili e taciturni. Come i discepoli di Emmaus (a cui questo blog non si stancherà mai di dire grazie) il cammino è colmo di una Presenza che fa ardere il cuore.

Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri.
Questa è già un’affermazione che provoca. Troppo spesso anch’io mi sono trovata ad alzare muri, anche se devo riconoscere che non è la mia prima aspirazione quando mi trovo davanti a qualcuno. Se il dialogo già è difficile a parole, guardandosi negli occhi, figuriamoci quanti più ostacoli incontra nella forma scritta che, per sua natura, si presta ad un’interpretazione soggettiva. Il comunicatore deve avere una dote che, secondo me, è fondamentale in ogni rapporto ed è la chiarezza. Quando ogni parola tende a chiarire, il buio di un muro si allontana.

Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta.
Da questo punto di vista mi ritengo una persona MOLTO fortunata! Ho avuto un grande cardinale Maestro che mi ha insegnato a dedicare il tempo anche al silenzio per l’ascolto. La vita mi ha poi portato ad incrociare una comunità di clausura femminile… e quindi in merito a tempo, capacità di silenzio, lentezza, calma ho imparato tanto e non mi stanco di imparare. Davvero molte volte mi sono domandata come fa una persona ad essere così fremente, aggressiva, astiosa, maleducata. Come può succedere che perda la pazienza solo perchè ci si permette, in un discorso, in un post, in un tweet, di pensarla diversamente. Dedicare tempo alle risposte, ai commenti, al pensiero dell’altro è già un accoglierlo e portarlo dentro di sè. Perchè il confronto mi può maturare e può rendere migliore tante situazioni troppo cristallizzate o mal tollerate.

Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro.
La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore.
Questi due diversi passaggi, secondo me, la dicono lunga sul modo in cui si vive la comunicazione virtuale. Se metto in gioco il mio coinvolgimento personale, non sono superficiale e quindi non succede e non succederà che mi metto a condividere o retwittare notizie senza averle prima verificate, analizzate e capite. Per esperienza personale mi è capitato più volte di incrociare cose “che voi umani non potete immaginare”, a tutti i livelli di età. E spesso mi nasce la domanda: ma questa persona che ha pubblicato e/o condiviso questo, si è sentita coinvolta nella notizia? Ed essendo così distante dal mio modo di vedere le cose, da cristiana, come posso aiutarlo ad incrociare un’altra prospettiva?
I punti di riferimento sono come le pietre miliari di un tempo: lungo un percorso hanno indicato una via dai Romani in poi. Posso essere punto di riferimento solo se testimonio con la vita e con le parole quello che per me è IL punto di riferimento. Se credo in una cosa, per quella spendo tutta la vita. E se incontro una persona, da quella persona mi lascio coinvolgere.
Questo blog è nato proprio dal desiderio di percorrere un cammino insieme, incrociando chi legge. Di certo non ho la pretesa di pontificare, ma di incontrare le persone anche qui sì, quella è una pretesa che ho. Mi fa un pochino riflettere il fatto che ci sono persone che leggono e che sicuramente si fanno un’idea di ciò che leggono, ma poi non vanno oltre o al limite commentano con una grazie od una riga. A me piacerebbe poter creare, ogni tanto, qualche discussione che mi edifichi. Istaurare rapporti è l’obiettivo del comunicare. E, nel massimo rispetto delle opinioni di tutti, io cammino su questo blog con questo obiettivo!

La testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri «attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013)… Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte. Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute.
Ecco, appunto!

Mi viene in dubbio: ma stiamo parlando di comunicazione virtuale o reale? Quanta distanza c’è tra le due cose?

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Project Genesis

genesis
Questa mattina mi sono imbattuta in questo video. Data la mia passione per la tecnologia, posso solo NON definirlo perchè non trovo una definizione adatta.
Mi piacerebbe poter aprire un confronto su cosa ne pensate. Potrei scrivere il mio parere, il mio pensiero, ma magari influenzo qualcuno. Che ne dite? Che faccio? Vi va di scrivere qualcosa, anche se non avete capito niente? Non si tratta di mettere dei voti o di parlare tra esperti, ma di capire anche quanto la tecnologia influisce sulla propria vita personale. Mi sembra un bel dibattito da aprire e da seguire comodamente seduti senza necessariamente dover uscire di casa.

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A spasso nella rete: pensieri digitali

Forse, più che lanciare allarmi nel web che nel giro di 24 ore sono già caduti nel fiume dell’oblio sarebbe più opportuno aiutare educatori e genitori in un opera di formazione alla navigazione in Internet e all’uso dei new media, sottolineando innanzitutto i punti di forza e aiutando i più giovani a formare una coscienza critica verso i contenuti che incontrano in Rete, unico antidoto veramente valido contro ogni pericolo e minaccia.
Partendo da questa affermazione di don Marco Sanavio (che trovate all’interno di questo articolo), mi sono interrogata su come si comportano in materia i ragazzi che conosco, le proprie famiglie ed i propri educatori. Concordo con don Marco, esperto in materia, sulla sottolineatura dei punti di forza che noi dobbiamo essere in grado di fare nei confronti dei giovanissimi, orientandoli ad un uso critico e responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione. Ma devo anche sottolineare una mia piccola statistica personale.
1 – La maggior parte dei ragazzi (10-14 anni) che frequenta il nostro oratorio è iscritta a facebook, qualcuno con profili più o meno camuffati, altri con la data di nascita “taroccata”, altri ancora con anche più di un profilo.
2 – La maggior parte dei loro genitori non è iscritta a facebook e non conosce le dinamiche del social network dall’interno ma solo “per sentito dire”, ed il più delle volte “per sentito dire male”. Pochi genitori con profilo da “faccialibro” hanno più di 50 anni, molti di più sono la fascia tra i 30enni ed i 50enni.
3 – Chi, tra i genitori ed educatori, è iscritto a facebook, per la stragrande maggioranza, si limita a condividere link più o meno ameni, dilettevoli o di gossip vario.
4 – I ragazzi sono grandi utilizzatori di internet, se non altro per motivi scolastici, per le ricerche, gli studi, i compiti. Poi… naviga qui, naviga là…
5 – Molti genitori/educatori frequentano internet per le loro necessità e non si sognano di andare a vedere cosa appare nella cronologia dei PC, in qualche cartella di sistema, alla ricerca di cosa hanno guardato i loro figli prima di loro.

Detto questo ho fatto un salto temporale a giovedì 11 febbraio 2010, quando si è tenuta la serata alla scuola materna di Gorla Minore dal titolo “Internet: opportunità o pericolo?”… appuntamento che si è poi rivelato assolutamente sterile in quanto, a mio parere, il tema non è stato trattato con la dovuta maestria: in pratica è stata una serata pubblicitaria di Davide.it nella quale si sono maggiormente sottolineati i pericoli, l’utilità del filtro in questi casi, senza mai capire per davvero quanto i genitori che stavano davanti al relatore sapevano di cosa stava parlando.
Peraltro ce ne sono molti, ancora oggi, che sono assolutamente insofferenti alla materia e di conseguenza vivono il web da sprovveduti.

Io, come don Marco, apprezzo la rete e cerco di conoscerla sempre di più, di viverla, di masticarla, di amarla, di valorizzarla. Si possono fare tante cose in rete, come si possono fare tante cose nella vita: dipende da che parte vuoi stare e se vuoi che anche questo ambiente diventi una palestra educativa. Ci sono tante opportunità che anche noi 50enni (o meno…) possiamo sfruttare a beneficio comune, della nostra comunità parrocchiale, del nostro oratorio.

Tra parentesi… questo è uno di questi modi… ve ne siete accorti?
Dall’Egitto a Israele, diario di viaggio – prima parte
Dall’Egitto a Israele, diario di viaggio – seconda parte
Dall’Egitto a Israele, diario di viaggio – terza parte

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C’è tempo e tempo…

orologio per internauti


Pomeriggio odierno dedicato ai lavori dell’orto. E tra tanti ciuffi d’erba da estirpare, il piantare un rododendro, i pomodori da “imbroccare” (come si dice dalle mie parti), l’innaffio, ecc… pensavo che è davvero strabiliante per chi, come me, ha fatto ormai l’abitudine ai tempi di internet.
Solitamente non mi bastano i giorni, nemmeno se fossero composti da 31 ore: è una corsa continua dietro a richieste, lavori, idee, qualcuno che chiede una mano (che tento di non rifiutare mai).
Ed invece l’orto ti costringe al lavoro paziente, ai tempi di attesa dei semi, delle fioriture.
Ed è effettivamente una gioia vedere che il seme che tu avevi deposto mesi prima, ad un certo punto germoglia.
C’è un tempo per internet, ed un tempo per l’orto!

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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