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Ce n’è per tutti i gusti

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Agosto volge al termine.
E come il tempo conferma – e molti concordano nell’affermare – è sembrato più ottobre dal punto di vista climatico.
A me ha riservato qualche impegno aggiuntivo e più di una riflessione.
Ho avuto modo di vivere molte serate in oratorio al servizio del bar. E quindi di incrociare e condividere il tempo libero delle persone che lo hanno frequentato. Sarà la mia logica, non posso fare a meno di tracciarne un mezzo profilo.
Ho incrociato il gruppo di “ribelli”, bestemmiatori folli, trasgressivi, bulli, maleducati, mezzi nudi, ragazzine al seguito per fare i fighi.
Poi c’è il gruppo dei “dai che li imitiamo” che un po’ si fanno trascinare, un po’ hanno paura, un po’ tentano di fare lo stesso gioco ma non è nel loro DNA.
Quindi il gruppo dei “calciomani” (o calciopedi?): quelli che vivono per il pallone e si concedono solo qualche intervallo con i mazzi di carte incomprensibili che vanno tanto di moda in questi anni.
E per ultimo i piccoli, quelli che vengono portati dalla famiglia per stare sui giochini all’ingresso e che ovviamente non sono mai soli ma sempre con mamma o papà o nonni o simili.
Detto questo il modo di stare a servizio al bar ha richiesto un certo comportamento. Personalmente non me la sono sentita di trattare tutti allo stesso modo, di indulgere sulla misericordia. Penso che chi sta in un ambiente come l’oratorio, dove Dio è il centro di ogni cosa, deve prima di tutto avere Dio al centro del proprio cuore e della propria esistenza. E per questo non tollero le bestemmie! Di conseguenza è chiaro che ho alzato il tiro nei confronti di chi non ha un comportamento consono all’ambiente ed ho anche alzato la voce in più di una occasione.
Sono contenta dell’opportunità che ho avuto di toccare con mano una situazione che sicuramente non è solo del nostro ambiente oratoriano: è senz’altro condivisa con altri oratori ma è soprattutto uno spaccato di quotidiano. Chi è maleducato, chi è “senza palle”, chi è pallonaro, lo è 24 ore al giorno, 365 (o 366) giorni l’anno.
Un solo gusto mi manca, in questo gelato dai molteplici sapori: i genitori.
Chi li ha visti? Sono barricati in casa dal maltempo o dal disinteresse? E’ sufficiente un cellulare a farli stare tranquilli sul comportamento dei loro figli?

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Pronti, partenza, via!

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In quanto membro del Consiglio Pastorale, mi piace far partecipe chi mi legge che lunedì 24 febbraio ci siamo incontrati, alla presenza anche del Vicario Episcopale di zona, per consultarci in merito alla “presentazione delle ditte appaltatrici dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento dell’oratorio di Marnate”, come recitava l’ordine del giorno.
Il Consiglio si è espresso favorevolmente circa l’approvazione ed il dare il via ai lavori. La palla passa ora ai tecnici ed al Consiglio per gli Affari Economici per la scelta dell’impresa alla quale gli stessi verranno appaltati.
Mi sembra importante informare che la decisione è presa e che quindi dobbiamo sentirci tutti coinvolti in questa importante prova: il parroco non corre da solo ma ha bisogno dell’apporto e del sostegno di tutti. Dove non è possibile sostenere economicamente, dobbiamo sentirci tutti impegnati almeno ad un sostegno morale, spirituale ed anche personale.

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Esercizi di funambolismo

funamboliCari cristiani appartenenti alla parrocchia S. Ilario di Marnate, vi scrivo dopo aver letto l’ultima pubblicazione di don Franco su “Insieme” (che allego in immagine).
Da sabato pomeriggio la provocazione del don mi ha spinto a guardarmi dentro e anche un po’ intorno a me. E non voglio perdere l’occasione di ribadire, come ho affermato in altre diverse situazioni, che le persone che vivono la nostra parrocchia in maniera fattiva mi hanno abbastanza deluso. Ho più volte scritto, proposto, provocato. E non ho trovato alcun riscontro ed alcuna voglia di confronto. Solo persone arroccate sulle proprie posizioni e sulle proprie certezze.
Il 13 aprile 2012, quindi ancor prima dell’annuncio e della venuta di don Franco tra noi, avevo scritto questo che scaturiva da un mio esame di coscienza che mi sentivo di condividere e che risulta oggi profetico. Ora, devo dirvi la verità, mi fa molto male leggere il pensiero del don così amaramente vero! Mi rattrista molto leggere che ci sono dei “demolitori” (e se li chiamassimo anche “questuanti di firme”?), persone che vivono un cristianesimo da “sagrato”, non tanto come luogo fisico, quanto come hinterland della chiesa (per intenderci, gente da cui già ci aveva messo in guardia un certo Gesù… “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti” – Mc 12,38-39).
Ecco, esaminando la mia coscienza, è da questi che ho opportunamente preso le distanze (a chi mi ha accusato in passato durante una commissione liturgica: oggi avete capito perchè non vengo a messa in parrocchia?).
Siamo ancora in tempo: il don ci ha affidato i suoi sentimenti ed il suo lato umano! Non lasciamo che questo anno trascorra e si concluda con gli stessi errori del passato, nella stessa inerzia degli ultimi anni, assopiti da autoreferenzialismi e chiusure.
E’ ora di essere davvero “maggiorenni nella fede”: non solo sulla carta, ma nella vita!

insieme

Caro don Franco,
a Lei mi permetto di esprimere i miei sentimenti più profondi e veri.
Innanzitutto Lei menziona la parola “fiducia, virtù umana senza la quale è impossibile collaborare”.
La definizione che nè da il vocabolario è “atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”.
Io vivo un rapporto di fiducia che dura da 36 anni e mezzo con il “grande capo” (come amo chiamarlo) con cui lavoro da sempre. Un altro rapporto di fiducia che dura da ormai 10 anni nell’ambito del volontariato con il “grande capo” di Qumran. Ho avuto rapporti di fiducia sconfinata con i sacerdoti che si sono avvicendati nella nostra parrocchia ed ancor di più con le suore. Questi rapporti sono nati nel tempo, si sono affinati anche attraverso screzi e differenze di vedute, ci hanno portato a vivere affetti diversi verso ciascuno, ma sono da sempre fondati e vivono su una parola che, secondo me, sta agli albori della “fiducia” ed è il RISPETTO. Senza rispetto la fiducia non esiste. Così come non esiste senza la trasparenza nei rapporti.
Quindi oggi, preso atto che Lei si è reso conto della situazione al punto tale da evidenziarLa pubblicamente, Le esprimo una mia assolutamente personale visione.
1 – Riveda alcuni ruoli chiave e predisponga delle regole condivise. Lei è l’unica persona che può decidere in merito all’organizzazione della comunità e può dare la svolta agli eventi: questo può farlo solo Lei.
2 – Chiami ad un colloquio personale ed approfondito (non da cinque minuti e vai) alcune persone che Lei ha visto maggiormente attente e disponibili. Stenda con loro un incarico da affidarGli e si ponga degli incontri personali periodici (non da cinque minuti e vai).
3 – Si trovi un aiuto per la pastorale dell’oratorio. Potrà essere un altro sacerdote, una suora, anche un laico, se crede. Ma che sia una persona “con le palle” e con l’esperienza, con la passione per l’educazione e non autoreferenziale ma attenta all’esterno, al mondo che ci circonda, alle periferie esistenziali, come le chiama il nostro amato papa Francesco.
4 – Anche se è molto importante il suo impegno nel ristrutturare gli ambienti, purtroppo trascurati da troppo tempo, lasci questo pensiero fuori dalla sua mente per qualche ora alla settimana e dedichi questo tempo alla ristrutturazione delle coscienze.
5 – Riconosco che la sua esperienza è grande e le sue capacità molteplici. Le chiedo solo di fermarsi a pensare che quello che conta è l’obiettivo da raggiungere. Metta in cantiere gli obiettivi e nomini dei responsabili: e poi li lasci camminare con le proprie gambe, limitandosi ad un intervento di paterno accompagnamento.
6 – Se riesce, cerchi di essere più chiaro dal punto di vista dell’esposizione delle soluzioni dei problemi. Quando si parla di soldi, soprattutto, ho più di una difficoltà…
Da parte mia ha tutto il mio rispetto; per la fiducia, incondizionata, mi concede ancora qualche ora?
Io sono una persona che ama il versetto di Mt 5,37: “Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno”, tant’è che, dopo le ferite del passato, scrivo invece di parlare, per evitare che si travisi l’essenza.
Cerchi di riuscire ad accettare, e poi amare, questo campo di Chiesa che le è stato affidato: il tesoro c’è, deve solo scavare con pazienza.

Con affetto, spero di aver fatto un po’ di casino… (ho solo eseguito gli ordini del Papa, anche se non sono più giovane!).

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Il laboratorio dei talenti – fase 2

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Ne avevo già accennato in questo breve post. Oggi riprendo un attimo il discorso perchè ho finito la lettura della Nota CEI riferita agli oratori.

Confermo in pieno il fatto che lo scritto merita un’attenta lettura ed una profonda riflessione personale da parte di chi si interessa-frequenta-opera-ama l’oratorio, per passare poi ad una meticolosa ed oculata lettura e ad una intensa riflessione comunitaria.
Spesso ci lamentiamo della difficoltà di lettura e di interpretazione dei documenti degli organismi vaticani, a vario livello. Questa nota mi sembra invece molto chiara, precisa, incisiva… purchè non la si lasci sul desktop del proprio PC o, peggio ancora, non prenda polvere su qualche scrivania sprofondata tra altre scartoffie di vario genere ed importanza.

Ci sono alcune cose che mi piace evidenziare e che si sono imposte nella mia lettura personale:
– gli oratori aiutano a crescere ed a formare cittadini che sono responsabili anche nella società. In particolare viene sottolineata la testimonianza cristiana, pur non tralasciando l’accoglienza verso fedeli appartenenti ad altre religioni;
– gli oratori hanno anche una funzione di collegamento, per così dire di ponte, tra la chiesa ed il resto del mondo, quello che comunemente viene chiamato strada. Storicamente varie figure che si sono avvicendate in maniera preponderante nell’attività degli oratori sono partiti dal vissuto della società del loro tempo, hanno saputo vedere lungo e sono andati incontro ai bisogni dei bambini-ragazzi-giovani del loro tempo;
– è messo in evidenza il primato della relazione personale all’interno dell’oratorio. Quel rapporto di confidenza che nasce tra parola ed ascolto, tra educatore ed educato, quel rapporto che non penso sia solo specifico del sacerdote-suora-religioso/a, ma che potrebbe benissimo essere svolto da un laico. Personalmente credo che, a vari livelli, sia oggi una mancanza;
– il punto precedente è anche collegato con la dinamica “accoglienza-restituzione” che molti adulti hanno ben presente. Siamo stati accolti bambini in oratorio, ci siamo divertiti con tante cose e tante persone che ci hanno “tirato grandi”; oggi tocca a noi accogliere e far crescere. Questa dinamica, secondo me, è un po’ il bottone mancante nel meccanismo odierno: si nota infatti la grande fatica che fanno gli adolescenti-giovani di oggi a restituire (a parziale discolpa posso affermare che molti non hanno neppure avuto…);
– l’oratorio-laboratorio: tutto un insieme di sport, cultura, cinema, teatro, musica, ballo, tutto quello che è il fervore dell’oratorio, la sua vera vita; tra l’altro non tralasciando collaborazioni con le altre realtà esistenti nel territorio (mi ricorda tanto l’apertura di cui sta parlando papa Francesco). Quando un oratorio è capace di proporre molteplici attività, svolge già la sua funzione di ponte, di accoglienza, di inculturazione, di libertà: aiuta a far crescere anche il cervello! E, grazie a Dio, è messa in evidenza anche l’importanza del rapporto con il web e con tutto ciò che oggi è digitale (che molti adulti masticano ed apprezzano poco), ma che deve essere considerato con lungimiranza perchè non è solo il presente, ma sempre più il futuro. Non dobbiamo perdere questo treno!

In qualche modo mi sembra bello collegare lo scritto all’omelia odierna di papa Francesco nella messa alla Casa di Santa Marta:
Il fervore apostolico, ha sottolineato, si capisce solo “in un’atmosfera d’amore; ha qualcosa di pazzia, ma di pazzia spirituale, di sana pazzia”. E Paolo “aveva questa sana pazzia”. Il Papa ha dunque invitato tutti i fedeli a chiedere allo Spirito Santo che faccia crescere in noi lo zelo apostolico che non deve appartenere solo ai missionari. D’altro canto, ha avvertito, anche nella Chiesa ci sono “cristiani tiepidi”, che “non sentono di andare avanti”:
“Anche ci sono i cristiani da salotto, no? Quelli educati, tutto bene, ma non sanno fare figli alla Chiesa con l’annunzio e il fervore apostolico. Oggi possiamo chiedere allo Spirito Santo che ci dia questo fervore apostolico a tutti noi, anche ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa; la grazia di andare avanti verso le periferie esistenziali. Tanto bisogno ha la Chiesa di questo! Non soltanto in terra lontana, nelle chiese giovani, nei popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo, ma qui in città, in città proprio, hanno bisogno di questo annuncio di Gesù Cristo. Dunque chiediamo allo Spirito Santo questa grazia dello zelo apostolico, cristiani con zelo apostolico. E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore. Avanti, come dice il Signore a Paolo: ‘Coraggio’”!

(Testo proveniente dalla pagina Radio Vaticana)

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post
Sono trascorsi 13 giorni (mi sembrano un buon tempo di attesa, no?) da questo post e tutto tace.
Francamente non so come interpretare questo silenzio. Speravo di aver solleticato qualche commento scritto o almeno di aver provocato qualche reazione tra le persone, ma niente anche stavolta.
Il mio primo pensiero è una grossa delusione! Non è il mio io ad essere delusa, francamente me ne infischio proprio. E’ l’insieme delle persone che mi delude. Proprio oggi che papa Francesco ha parlato del coraggio di essere cristiani, di non essere cristiani tiepidi, mi viene da pensare che la riflessione che ho espresso e tentato di condividere avrebbe potuto chiamare in causa almeno tre categorie di persone, anche solo per un confronto, quello che sto cercando da tempo, su tematiche che ci toccano da vicino (a dire di molti, anche se mi sembrano più espressione di un’emerita presa per i fondelli).
Mi spiace dirlo ma l’insieme delle persone che mi circonda nell’ambiente “cristiano” del mio paese mi riesce proprio difficile “incontrarlo in profondità”. E se questo può risultare normale intercettando persone che non sono poi così vicine all’ambiente religioso-cattolico, mi riesce più difficile accettarlo da parte di persone che stanno spendendo il proprio tempo e le proprie energie per costruire qualcosa all’interno della comunità parrocchiale.
Non conosco nessun serio costruttore che, davanti ad un muro che presenta delle crepe, non si ferma a riflettere un attimo circa il da farsi per evitare che la costruzione abbia dei cedimenti e non provveda ad un esame della situazione e ad una riparazione duratura, dove possibile!
Credo non ci sia niente da vergognarsi e di cui avere paura, se non le proprie schiavitù interiori. Ed a volte serve proprio liberarsi (e liberare) dalle etichette.
Il tempo passa: sta a ciascuno di noi riconoscere ed agire affinchè non passi invano.

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Impariamo a pensare, ad inquietarci

direzione
Con qualche giorno di ritardo rispetto all’effettivo svolgimento, eccovi una piccola relazione circa la seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale di lunedì 15 aprile scorso.
In breve si è trattato, più che altro, della ratifica di alcune proposte già discusse dalla Commissione Liturgica nella settimana precedente: programmazione del prossimo mese di maggio, delle feste liturgiche di maggio-giugno, abbozzo di quel che riguarda le feste patronali di settembre, qualche accenno all’oratorio estivo di prossima partenza (i cui dettagli saranno definiti a breve).
Personalmente mi sento di sottolineare ed evidenziare l’accenno riguardante l’effettiva partenza della “Comunità Pastorale” (spero si dica così e vogliate scusarmi se sbaglio): in parole povere l’unione delle due parrocchie esistenti di Marnate e Nizzolina che, su indicazione del Vicario Episcopale, è buona cosa che prenda avvio dopo le ferie (indicativamente settembre-ottobre). In tale occasione verrà istituito il nuovo Consiglio Pastorale che andrà rivotato e riformato da capo.
Detto questo, per dovere di informazione, vorrei dedicare un po’ di tempo ad un altro argomento, sollecitata da diversi genitori che hanno a cuore l’educazione dei propri figli e la loro vita di oratorio.

Parto da una considerazione di carattere personale, anzi, mi permetto di partire da una citazione del mio amato cardinale Martini: L’importante è che impariate a pensare, a inquietarvi.
Questo è quello che ho tentato di fare in questi anni con tutte le persone con cui ho parlato oppure che mi hanno letto qua e là. Certo, sono consapevole di essere provocatoria, per qualcuno anche irriverente, ma tutto quello che mi è interessato e mi interessa è che impariate a pensare, a inquietarvi. E’ chiaro che, come per tanto maestro la strada nella Chiesa non gli ha risparmiato critiche di alcun tipo, così lo è per me, ovviamente fatte le debite proporzioni, non essendo io che un niente di fronte ad un Padre della Chiesa!
Fatta questa premessa, quello che sto per scrivere non è LA soluzione, ma UNA proposta di soluzione che può suscitare un confronto aperto, libero, sincero, senza pregiudizi, ma con un solo scopo: la vita del nostro oratorio. Stiano pure lontani da questo post tutti quelli che non hanno intenzione di parlare e leggere chiaro, lontani tutti coloro che fanno dietrologie perchè non scrivo per tirare acqua a nessun mulino personale!

Il problema, sollevato da alcuni genitori, è: “Dobbiamo trovare una soluzione per animare il gruppo dei nostri ragazzi adolescenti che vediamo apatici, poco disponibili a fare qualcosa”. E’ chiaro che i genitori in questione hanno figli in questione! Ma deve essere chiaro che una riflessione di questo tipo non coinvolge SOLO genitori-ragazzi oggi in questa situazione di interesse, ma deve avere un respiro più largo, più lungimirante. Si sa che l’oratorio è una ruota che gira: a seconda delle fasce di età i genitori ed i ragazzi ne sono coinvolti per un certo periodo della loro vita, ma una buona percentuale di loro se ne allontana non appena “espletate le pratiche di rito” = finiti i sacramenti e le feste ad essi connesse c’è uno stop! Chi sceglie di rimanere DEVE avere ben chiaro in testa che rimane per dare una mano, a 360 gradi: l’oratorio, per chi rimane, è una vocazione!

Oggi ci troviamo a far fronte a questa “emergenza” che, peraltro, non è solo nostra. Ritengo buona cosa che ci sia chi si è accorto e ne parli.
Personalmente mi chiedo a cosa serve una catechesi (a livello di unità pastorale o anche solo parrocchiale) se questa non produce un legame tra Parola e vita, se questa non educa ad un servizio che non sia “quando ne ho voglia” oppure d’estate perchè non c’è altro di meglio da fare durante le vacanze, ma un punto fermo nella settimana (giornata?) di un adolescente e di un giovane. Credo in Gesù? Cosa ha fatto lui, oltre ad indicarci una strada? L’ha vissuta! Quindi la prima cosa che dobbiamo fare è creare una catechesi che sia un percorrere INSIEME una strada. Ai giovani ed agli adolescenti le parole non bastano: hanno necessità di una guida, di qualcuno che stia con loro, al loro livello, che condivida i loro problemi, che sia la spalla su cui piangere ed il piatto in cui mangiare insieme una pizza! E molto di più, a volte…
PUNTO 1 – CERCHIAMO UNA GUIDA, che potrebbe essere, perchè no, anche una religiosa. Valorizziamo il compito delle donne nella Chiesa. E non pensiamo tanto ai sacerdoti superman perchè non esistono!

Di conseguenza, cominciamo a creare un gruppo di ragazzi che abbia a cuore, oltre che la propria crescita personale e di gruppo, anche di indossare la tuta (da lavoro, da ginnastica…) e spenda il proprio tempo in un impegno continuativo. Ognuno ha passioni e interessi da coltivare. A nessuno è mai venuto in mente che si potrebbe anche coltivare la passione di far giocare un gruppo di bambini a calcio? A nessuno è mai venuto in mente che c’è anche il muro da imbiancare, la porta da sistemare, la rete da mettere, l’erba da tagliare? Ed ammesso che l’idea sia passata nell’anticamera del cervello di qualcuno, cosa impedisce di metterla in pratica? E’ così difficile trovare, nei 10.080 minuti che compongono una settimana, quei 60 da dare agli altri? E’ sicuramente più bello dedicarsi a sollazzi vari, ma allora non siamo coerenti con quello che diciamo di credere e di pregare.
PUNTO 2 – DATEMI LE VOSTRE AGENDE questa potrebbe essere una bella provocazione per i ragazzi: ti trovo 60 minuti, nell’arco di una settimana, da dare a Gesù attraverso gli altri, non gli amici con cui chiudere il cerchio del gruppo, ma gli estranei, quelli che si aspettano qualcosa da te.

Nella multiformità dei caratteri e delle sensibilità, non è possibile pensare che tutti facciano tutto: la tuttologia è solo materia di Pico de Paperis nei fumetti di Topolino (ed a volte per i genitori che pensano che perchè i propri figli non fa qualcosa sono da meno di altri che la fanno)! C’è chi ha a cuore la riflessione e chi è persona d’azione, c’è chi è allergico alla palla e chi invece se la porta a letto, chi è stonato e chi è un’ugola d’oro. E questo non vuol dire che uno è migliore dell’altro: vuol dire solo che Dio ci ha creato diversi perchè ci trovassimo insieme a scoprire l’amore ed a costruire la vita.
PUNTO 3: VALORIZZIAMO I TALENTI e per fare questo è necessario ascoltare chi ci sta davanti! L’agenda non va compilata tanto per mettere nero su bianco, non si fanno le cose tanto per farle o perchè abbiamo sempre fatto così. Chi si impegna deve valorizzarsi nell’impegno che prende, deve trovare, in questo tempo messo a disposizione, la gioia di realizzare la sua capacità, la sua indole. Solo così è contento di uscire di casa ed investire i famosi 60 minuti.

Facendo tutto quanto sopra sarà inevitabile che vengano a crearsi gruppetti di persone che condividono una passione e quindi si troveranno a collaborare insieme, ragazzi e ragazze. Questo insegnerà loro a conoscersi più profondamente, mettendo in comune progetti ed azioni. Che cos’è questo se non, a volte, l’inizio di un progetto ancne di coppia?
AI RAGAZZI: io sono convinta che sapete fare grandi cose. Dimostrate agli adulti che non siete degli incapaci e che non è vero che niente vi interessa. E’ una sfida, contro il mondo ma soprattutto contro voi stessi. Lo so che dentro di voi ci sono turbini di pensieri e anche la sfiducia verso questa vita che non vi da mai spazio. Prendetevelo: ne avete tutto il diritto! Non sprecate tempo dietro a tante cose che vi lasciano solo insoddisfazione. Nel cuore di ciascuno c’è un mondo di felicità che niente vi può mai rubare, tanto meno gli adulti. E fate del nostro oratorio il vostro capolavoro di gruppo! Pensate non coniugando al presente, ma al futuro! Si accettano proposte (ed anche insulti!).

Dietro ogni oratorio c’è una famiglia, anche allargata a volte, ci sono comunque due genitori. Lo so che non sono la persona ideale a fare considerazioni, non essendo genitore. Però ho l’impressione che spesso i genitori sono poco autorevoli, autoritari magari sì, ma non autorevoli. In molti casi la parola del genitore fatica ad arrivare perchè è imposta, non ragionata. In altri casi c’è il genitore “riflesso”, quello che vorrebbe per i propri figli ciò che lui vuole e non lascia libera scelta. In altri ancora c’è il genitore “good parking”, ovvero quello che pensa all’oratorio come il buon parcheggio per i propri figli che… “siccome vanno all’oratorio” sono bravi per forza!
AI GENITORI: avete un compito gravoso in questi tempi grami… ma non sprecatelo dietro a piccole cose. Non sono le piccole o grandi lotte interne a fare felici i ragazzi. Non si tratta di stabilire se è meglio il gruppo che pensa alla preghiera ed alla formazione religiosa, rispetto a quello che pensa ad organizzare e lavorare manualmente. Si tratta di prendere sul serio le cose, di dargli un nome, anche quando questo costa fatica ed incomprensione, anche quando i toni delle discussioni si alzano: l’importante è che si alzino per il bene comune, per il bene dei propri ragazzi, per il bene del nostro oratorio.

Dopo Martini sarà più difficile crogiolarsi nel “quieto vivere”, dire “ma che cosa c’entro io?”, osare poco, inseguire comode uscite di sicurezza, resistere all’amore. (da “Il profeta” di Marco Garzonio).
Scusatemi, ma io al quieto vivere proprio non so dare retta, non so resistere all’amore!
Mi piacerebbe che questo post venisse commentato, non solo dietro le mie spalle, ma anche davanti ai miei occhi e, se possibile, nero su bianco.
Io questo coraggio ce l’ho, a costo di farmi sparare alle spalle. Per ora non l’ho letto in altri.
Che sia questo che bisogna insegnare?

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Il laboratorio dei talenti

il laboratorio dei talenti
Cosa vi richiamano i nomi di san Filippo Neri e san Giovanni Bosco? Cosa vi richiama la sigla FOM?
Diverse centinaia di anni di storia per dire una parola: oratorio!
Una parola che è un insieme di vicende, di esperienze, di racconti che tutti noi abbiamo modo di ricordare, dal più piccolo al più grande: tutti noi abbiamo incrociato la vita di oratorio all’interno della nostra esistenza. C’è chi è passato di sfuggita, magari solo incrociando la propria esistenza in occasione dei sacramenti di iniziazione cristiana, chi invece è rimasto molti anni e ci ha messo del suo, dopo aver ricevuto!
C’è chi sta vivendo OGGI questa realtà.
Proprio per queste persone, in prima battuta, e per tutte le comunità cristiane la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha elaborato la prima nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo che potete visionare o stampare dall’allegato file.
Ci sono tanti spunti interessanti, molte notizie che vale la pena conoscere o rimasticare!
Non credo si possa ignorare o scappare da questo lavoro di verifica, confronto e suggerimenti.
Nota CEI oratori

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OratoriAMO

Questa mattina, con Francesco ed Annalisa, sono stata all’annuale appuntamento di presentazione del tema dell’oratorio estivo per i responsabili (qui potete vedere la pubblicazione sul sito FOM).
Come appunto ben visibile dalla pagina relativa, i destinatari dell’appuntamento odierno erano: sacerdoti incaricati di Pastorale Giovanile, religiose, responsabili laici di Oratorio, educatori e coordinatori dell’oratorio estivo.
A questo punto la domanda mi sorge spontanea: ma io, in qualità di cosa sono andata, visto che la mia attività lavorativa non mi permette di dare disponibilità nel periodo estivo?
Veramente la riflessione non è nata oggi, ma molti giorni fa, quando ho cominciato a dire e ad insistere sul fatto di ricordare questo appuntamento a chi di dovere, fare in modo di essere presenti.
Per me non è una novità: ho sempre partecipato in passato accompagnando suor Teresa quando era lei a reggere le sorti dell’oratorio estivo. C’è stato anche un periodo in cui non sono andata. Ed ho ripreso 5 anni fa, nella segreta speranza di poter essere utile a qualcuno che magari non poteva partecipare ma a cui avrei relazionato in merito.
Niente. Si direbbero 5 anni buttati, inutili. Se li riduciamo ad un piano puramente pratico: rinuncio alle mie attività personali di un sabato mattina, spendo soldi in benzina, autostrada, parcheggio, per… comprare un sussidio che potrei acquistare tranquillamente in libreria a Busto Arsizio andandoci a piedi, 200 metri dall’ufficio! Qualcuno potrebbe pensare che è un po’ da pazzi la faccenda… e qualcun altro potrebbe anche dire che nessuno mi ha chiesto mai di andarci.
Ma sì, so di non essere normale, so di avere dei geni un po’ deviati, ma purtroppo AMO il mio oratorio. Non riesco a spegnere questo fuoco che arde dal desiderio di fare qualcosa per questa realtà che mi ha dato tanto, alla quale so di aver dato tanto a mia volta, ma sempre poco rispetto a quello che ho ricevuto.
Qui ho incontrato persone che mi hanno preso per mano e condotto alla fede.
E mi fa star male vedere che oggi sia una realtà piuttosto allo sbando!
In questi ultimi 5 anni non posso dire di aver visto un’attenzione educativa ai ragazzi (e per educativa intendo un insieme di fattori che aiutano i ragazzi a crescere armonicamente: nella fede, nello sport, nel servizio, nell’affettività, ecc…).
Io, purtroppo, anzi no “per fortuna”, continuo ad avere una struttura di oratorio in mente che è profondamente diversa da quello che vedo. E non so rassegnarmi a continuare ad incrociare generazioni di ragazzi che spariscono dopo la maturità scolastica; così come non so rassegnarmi a genitori che pensano che i loro ragazzi sono bravi solo perchè varcano quel cancello (ed automaticamente acquistano il diritto di essere considerati bravi in eterno) e che pensano l’oratorio unicamente come luogo di ritrovo più o meno filantropico!
Sulla tomba di san Pietro, tre giorni fa, ho nuovamente rinnovato la mia professione di fede, il mio credo. Che è questo e che non voglio nè tradire nè rinnegare! Mi rendo conto di aver atteso fin troppo e che è ora che mi dia seriamente una mossa!

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Dicotomie

Sono una testa dura, sono cocciuta, per qualcuno anche maligna, lo so. Ma oggi ho scoperto di essere su una buona strada. Certo, molto, molto, molto lontana dalla santità, ma straordinariamente vicina a più di un confine!
Io sto qui, in questo blog, a cercare di dar voce a quel poco di rinascita che abita la mia comunità. Io amo il confine delle nostre dicotomie, sono convinta che questa linea di confine ha qualcosa a che fare semplicemente con l’aver separato i due comandamenti principali che Gesù ricorda al “giovane ricco”: amare Dio e amare il prossimo. Per amore ognuno di noi farebbe qualsiasi cosa, anche se è pericolosa come stare a cavalcioni delle contraddizioni. Per amore si scrive su un blog, si cerca di provocare una discussione, si critica una scelta, una persona, si avanzano proposte, si esprimono giudizi e impressioni: insomma, si vive amando!
Allora finisco con l’unica cosa che, pur essendo una mia caratteristica, non ho scritto all’inizio (cioè una provocazione): chi è disponibile a sedersi davanti ad un tavolo per cercare di affrontare le dicotomie?
Io, per amore, lo faccio anche subito domani (e qualcuno sa che è un mio desiderio non recente… ma espresso).
Allora, amici carissimi, che siate tra quelli che nel nostro oratorio amano di più impegnarsi in campo religioso (come Maria) piuttosto che tra coloro che preferiscono essere operativi nelle mille faccende pratiche (come Marta) lo facciamo o no? Ne va anche del nostro modo di amare Dio, oltre che di amarci! Ne va del nostro cammino di santità.

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Prima corinzi tredici

Il seguente post è uno “pseudoepigrafo paolino”; mi scuserà l’autore… del quale tento di essere indegna imitatrice!
Qui trovate il molto più significativo originale.


Anche se io frequentassi la mia parrocchia armata di tante buone intenzioni,
anche se ad essa dedicassi tutto il mio tempo e le mie forze
e fossi presente ad ogni appuntamento,
anche se sentissi la mia presenza come necessaria
e possedessi competenze tali da poter aiutare la mia comunità
a camminare tra le vicende del mondo,
ma non avessi la sapienza per capire
se quello che sto facendo serve solo a me
o è utile per il bene comune,
se non avessi l’umiltà di conoscere
quando è il caso di farmi da parte,
sarei un ostacolo per la mia comunità,
camminerei senza essere in grado di indicare la strada
percorrerei una via che non porta alla gioia
ma alla disgregazione.

La sapienza è dono dello Spirito
e si acquista con la passione per l’uomo e per la Parola:
non si compra, non si vende, ma si acquisisce
spendendo la propria vita,
non con le parole ma con l’impegno,
non con le buone intenzioni ma con il rimboccarsi le maniche,
coerenti in tutto, tra parole ed opere.
Adesso viviamo un periodo confuso,
non abbiamo nè modo
nè tempo per incontrarci,
nè cerchiamo una soluzione,
non affrontiamo nessuna fatica
e ognuno pensa di fare il giusto.

Una sola cosa è importante:
profumiamo troppo di incenso,
abbiamo le scarpe pulite, i vestiti in ordine,
un aspetto troppo ordinato ed un cuore impolverato;
talvolta amiamo i nostri fratelli
con un amore che è falso ed egoista.
Dobbiamo amare come Lui, cioè Lui deve amare in noi.

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Berlicche

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a cura di don Cristiano Mauri

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