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Affetto ecclesiale vo’ cercando

Ribloggo qui l’articolo di Enzo Bianchi che appare sul n. 7 di Jesus, mensile dei “Periodici San Paolo”, che ha pubblicato Christian Albini sul suo blog.
Se cliccate sul link potete leggerlo.

Mi sembra molto interessante. O no? Enzo-Bianchi-vi-spiego-cos-e-oggi-il-Male-620x372

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Scusa, ma lo chiamo disamore

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Con questa malattia ho una discreta esperienza recente; sono contenta che Papa Francesco abbia messo in risalto questo quinto punto catalogandolo proprio come una malattia, non solo della curia romana, sicuramente! Sono convinta che in giro per il mondo – non meno nella nostra diocesi ambrosiana – sia un virus parecchio diffuso.
Mi soffermo solo sulla mia personale esperienza.
Il cattivo coordinamento è un male che, in questo periodo, vivo quotidianamente sulla mia pelle.
Ritengo che nasca da una mancanza di responsabilità, oltre che da un atteggiamento superficiale nei confronti delle situazioni ed, ancor più, delle persone.
Un grosso pericolo è quello di pensare che in una parrocchia il coordinamento sia incarico solo del parroco, o di pensare che sia lui il coordinatore in prima battuta. Con i tempi che corrono e le unità-comunità pastorali che incombono, il sacerdote dovrebbe essere dotato di superpoteri per arrivare a coordinare tutto. Ecco che entrano in gioco le diverse realtà presenti ed i diversi laici responsabili (ammesso che lo siano!).
Molto concretamente, anche se quello che sto per scrivere potrà non essere accolto con le dovute attenzioni e riflessioni, ritengo che non sia sufficiente stendere degli impegni, nominare dei responsabili e poi non intervenire se ci si accorge che qualcosa non funziona. Il responsabile coordinatore è colui che, oltre ad impegnarsi personalmente, verifica anche se quanto gli è stato affidato funziona tutto per il giusto verso; il coordinatore è colui che non si limita all’organizzazione di un dato appuntamento, momento, evento, ma è colui che è pienamente inserito in una visione allargata dei programmi e che, ancor prima di incontrarsi con le varie figure presenti nella comunità, ha ben chiaro chi e come deve coinvolgere.
L’incapacità di essere cristianamente concreti e propositivi, unita all’ignorare la presenza di realtà esistenti, non è nient’altro che causare disagio e scandalo, come dice papa Francesco. E la comunità che da scandalo ha già finito di annunciare la gioia di Cristo ancor prima di mettersi a sporcarsi le mani.
Penso che molti dei mali della nostra parrocchia nascano proprio da questo: dalla cattiva volontà di ignorare che non è il “non sapere” ma il “non voler sapere”. Impegnati, uno per uno, nella corsa a sentirsi migliori, a fare di più senza sapere perché.
Sono anni che dico questo, spesso anche a voce con più di una persona, ottenendo solo assenso e opinioni positive, ma poco aiuto concreto nel quotidiano.
Il coordinamento non si affida a chiunque e, tanto meno, a chi crede di essere l’unico sulla faccia della terra ad essere in grado di farlo, nemmeno se questo alza la voce e si impone.
Il coordinamento è la lungimiranza di Dio che sa vedere oltre le beghe da cortile – pardon, da parrocchia – e mettersi davanti alle persone per creare il bene comune.
Io prego il Signore per questo, perchè di questo c’è tanto bisogno!
E poi, se a segnalare il problema è il nostro carissimo papa, penso proprio che non si può nascondere la testa sotto la sabbia! Prima o poi bisognerà pure pensarci, o no?

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E.G. – Eh Già, la rivoluzione

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Come vorrei aver scritto io questo articolo!!!! Lo trovo semplicemente grandioso!
Chiaramente io non sono capace di scrivere così bene e chiaro, ma davvero trovo che ogni parola potrebbe essere rivolta a me.
E così mi ha fatto nascere la voglia di mettere nero su bianco alcuni pensieri personali…

Ho letto l’esortazione per intero già qualche settimana fa e ci sto ancora riflettendo a livello personale, oltre a nutrire la speranza che venga proposta qualche occasione di approfondimento e di condivisione di gruppo. Sì, perchè la cosa che mi ha più colpito nell’intero testo è proprio questo linguaggio “rivoluzionario” rispetto alle consuetudini cristallizzate. Non è un testo breve, ma ti fa respirare e mi sono accorta che dentro ci sono tutti i suoi mesi di pontificato: il chinarsi a lavare i piedi la sera del Giovedì Santo, la prima uscita ufficiale a Lampedusa, la vicinanza alle lotte per il lavoro a Cagliari, l’elemosina ai poveri sotto il colonnato di S. Pietro. Insomma, una Chiesa libera (= uno stile di parrocchia al capolinea)!
Riporto qualche punto che mi ha colpito. Ad esempio, al 49, dice «Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti». Spesso lui accenna a questa realtà centralizzata che finisce per chiudersi, per togliere smalto e attrazione alla missione (= i sacramenti sono un obbligo).
Ci sono poi diversi richiami al modulare l’annuncio nel rispetto delle persone e delle culture che abbiamo davanti. L’invito è a pensare che l’annuncio del Vangelo non può essere un format già pronto, non è una catechesi standardizzata, ma deve essere continuamente rivisto, regolato, variato perchè possa essere trasmesso in un linguaggio comprensibile, non solo dal punto di vista linguistico, ma soprattutto dal punto di vista culturale ed umano. Per questo esorta in prima battuta i Vescovi, poi a scendere sacerdoti, religiosi, suore, laici, ciascuno ad analizzare la propria realtà per capire in qualche direzione far fiorire l’annuncio cristiano. Il richiamo ad avere una “sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi”» (51) (= un cristianesimo in cammino).
Inoltre ci sono diverse affermazioni che mi hanno fatto capire quanto sia importante il tono esortativo di questo scritto papale: «Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario!» (80); «Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!» (83); (101); «Non lasciamoci rubare la forza missionaria!» (109). Sembra quasi che il Papa abbia urgenza di trasmetterci il suo «sogno» della «trasformazione missionaria della Chiesa», che avverta il bisogno, l’urgenza. Soprattutto che ci invita a vincere la paura di farci sentire e di vivere da cristiani (= la necessità di una spinta profetica)!

Perchè tutto non resti solo una nuvola di parole (o di tag) c’è da fare la rivoluzione, rimboccarsi le maniche e confrontarsi, molto nel concreto. Altrimenti avremo perso molto più di un treno! Condividete?

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Esercizi di funambolismo

funamboliCari cristiani appartenenti alla parrocchia S. Ilario di Marnate, vi scrivo dopo aver letto l’ultima pubblicazione di don Franco su “Insieme” (che allego in immagine).
Da sabato pomeriggio la provocazione del don mi ha spinto a guardarmi dentro e anche un po’ intorno a me. E non voglio perdere l’occasione di ribadire, come ho affermato in altre diverse situazioni, che le persone che vivono la nostra parrocchia in maniera fattiva mi hanno abbastanza deluso. Ho più volte scritto, proposto, provocato. E non ho trovato alcun riscontro ed alcuna voglia di confronto. Solo persone arroccate sulle proprie posizioni e sulle proprie certezze.
Il 13 aprile 2012, quindi ancor prima dell’annuncio e della venuta di don Franco tra noi, avevo scritto questo che scaturiva da un mio esame di coscienza che mi sentivo di condividere e che risulta oggi profetico. Ora, devo dirvi la verità, mi fa molto male leggere il pensiero del don così amaramente vero! Mi rattrista molto leggere che ci sono dei “demolitori” (e se li chiamassimo anche “questuanti di firme”?), persone che vivono un cristianesimo da “sagrato”, non tanto come luogo fisico, quanto come hinterland della chiesa (per intenderci, gente da cui già ci aveva messo in guardia un certo Gesù… “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti” – Mc 12,38-39).
Ecco, esaminando la mia coscienza, è da questi che ho opportunamente preso le distanze (a chi mi ha accusato in passato durante una commissione liturgica: oggi avete capito perchè non vengo a messa in parrocchia?).
Siamo ancora in tempo: il don ci ha affidato i suoi sentimenti ed il suo lato umano! Non lasciamo che questo anno trascorra e si concluda con gli stessi errori del passato, nella stessa inerzia degli ultimi anni, assopiti da autoreferenzialismi e chiusure.
E’ ora di essere davvero “maggiorenni nella fede”: non solo sulla carta, ma nella vita!

insieme

Caro don Franco,
a Lei mi permetto di esprimere i miei sentimenti più profondi e veri.
Innanzitutto Lei menziona la parola “fiducia, virtù umana senza la quale è impossibile collaborare”.
La definizione che nè da il vocabolario è “atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”.
Io vivo un rapporto di fiducia che dura da 36 anni e mezzo con il “grande capo” (come amo chiamarlo) con cui lavoro da sempre. Un altro rapporto di fiducia che dura da ormai 10 anni nell’ambito del volontariato con il “grande capo” di Qumran. Ho avuto rapporti di fiducia sconfinata con i sacerdoti che si sono avvicendati nella nostra parrocchia ed ancor di più con le suore. Questi rapporti sono nati nel tempo, si sono affinati anche attraverso screzi e differenze di vedute, ci hanno portato a vivere affetti diversi verso ciascuno, ma sono da sempre fondati e vivono su una parola che, secondo me, sta agli albori della “fiducia” ed è il RISPETTO. Senza rispetto la fiducia non esiste. Così come non esiste senza la trasparenza nei rapporti.
Quindi oggi, preso atto che Lei si è reso conto della situazione al punto tale da evidenziarLa pubblicamente, Le esprimo una mia assolutamente personale visione.
1 – Riveda alcuni ruoli chiave e predisponga delle regole condivise. Lei è l’unica persona che può decidere in merito all’organizzazione della comunità e può dare la svolta agli eventi: questo può farlo solo Lei.
2 – Chiami ad un colloquio personale ed approfondito (non da cinque minuti e vai) alcune persone che Lei ha visto maggiormente attente e disponibili. Stenda con loro un incarico da affidarGli e si ponga degli incontri personali periodici (non da cinque minuti e vai).
3 – Si trovi un aiuto per la pastorale dell’oratorio. Potrà essere un altro sacerdote, una suora, anche un laico, se crede. Ma che sia una persona “con le palle” e con l’esperienza, con la passione per l’educazione e non autoreferenziale ma attenta all’esterno, al mondo che ci circonda, alle periferie esistenziali, come le chiama il nostro amato papa Francesco.
4 – Anche se è molto importante il suo impegno nel ristrutturare gli ambienti, purtroppo trascurati da troppo tempo, lasci questo pensiero fuori dalla sua mente per qualche ora alla settimana e dedichi questo tempo alla ristrutturazione delle coscienze.
5 – Riconosco che la sua esperienza è grande e le sue capacità molteplici. Le chiedo solo di fermarsi a pensare che quello che conta è l’obiettivo da raggiungere. Metta in cantiere gli obiettivi e nomini dei responsabili: e poi li lasci camminare con le proprie gambe, limitandosi ad un intervento di paterno accompagnamento.
6 – Se riesce, cerchi di essere più chiaro dal punto di vista dell’esposizione delle soluzioni dei problemi. Quando si parla di soldi, soprattutto, ho più di una difficoltà…
Da parte mia ha tutto il mio rispetto; per la fiducia, incondizionata, mi concede ancora qualche ora?
Io sono una persona che ama il versetto di Mt 5,37: “Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno”, tant’è che, dopo le ferite del passato, scrivo invece di parlare, per evitare che si travisi l’essenza.
Cerchi di riuscire ad accettare, e poi amare, questo campo di Chiesa che le è stato affidato: il tesoro c’è, deve solo scavare con pazienza.

Con affetto, spero di aver fatto un po’ di casino… (ho solo eseguito gli ordini del Papa, anche se non sono più giovane!).

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post
Sono trascorsi 13 giorni (mi sembrano un buon tempo di attesa, no?) da questo post e tutto tace.
Francamente non so come interpretare questo silenzio. Speravo di aver solleticato qualche commento scritto o almeno di aver provocato qualche reazione tra le persone, ma niente anche stavolta.
Il mio primo pensiero è una grossa delusione! Non è il mio io ad essere delusa, francamente me ne infischio proprio. E’ l’insieme delle persone che mi delude. Proprio oggi che papa Francesco ha parlato del coraggio di essere cristiani, di non essere cristiani tiepidi, mi viene da pensare che la riflessione che ho espresso e tentato di condividere avrebbe potuto chiamare in causa almeno tre categorie di persone, anche solo per un confronto, quello che sto cercando da tempo, su tematiche che ci toccano da vicino (a dire di molti, anche se mi sembrano più espressione di un’emerita presa per i fondelli).
Mi spiace dirlo ma l’insieme delle persone che mi circonda nell’ambiente “cristiano” del mio paese mi riesce proprio difficile “incontrarlo in profondità”. E se questo può risultare normale intercettando persone che non sono poi così vicine all’ambiente religioso-cattolico, mi riesce più difficile accettarlo da parte di persone che stanno spendendo il proprio tempo e le proprie energie per costruire qualcosa all’interno della comunità parrocchiale.
Non conosco nessun serio costruttore che, davanti ad un muro che presenta delle crepe, non si ferma a riflettere un attimo circa il da farsi per evitare che la costruzione abbia dei cedimenti e non provveda ad un esame della situazione e ad una riparazione duratura, dove possibile!
Credo non ci sia niente da vergognarsi e di cui avere paura, se non le proprie schiavitù interiori. Ed a volte serve proprio liberarsi (e liberare) dalle etichette.
Il tempo passa: sta a ciascuno di noi riconoscere ed agire affinchè non passi invano.

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Il laboratorio dei talenti

il laboratorio dei talenti
Cosa vi richiamano i nomi di san Filippo Neri e san Giovanni Bosco? Cosa vi richiama la sigla FOM?
Diverse centinaia di anni di storia per dire una parola: oratorio!
Una parola che è un insieme di vicende, di esperienze, di racconti che tutti noi abbiamo modo di ricordare, dal più piccolo al più grande: tutti noi abbiamo incrociato la vita di oratorio all’interno della nostra esistenza. C’è chi è passato di sfuggita, magari solo incrociando la propria esistenza in occasione dei sacramenti di iniziazione cristiana, chi invece è rimasto molti anni e ci ha messo del suo, dopo aver ricevuto!
C’è chi sta vivendo OGGI questa realtà.
Proprio per queste persone, in prima battuta, e per tutte le comunità cristiane la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha elaborato la prima nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo che potete visionare o stampare dall’allegato file.
Ci sono tanti spunti interessanti, molte notizie che vale la pena conoscere o rimasticare!
Non credo si possa ignorare o scappare da questo lavoro di verifica, confronto e suggerimenti.
Nota CEI oratori

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OratoriAMO

Questa mattina, con Francesco ed Annalisa, sono stata all’annuale appuntamento di presentazione del tema dell’oratorio estivo per i responsabili (qui potete vedere la pubblicazione sul sito FOM).
Come appunto ben visibile dalla pagina relativa, i destinatari dell’appuntamento odierno erano: sacerdoti incaricati di Pastorale Giovanile, religiose, responsabili laici di Oratorio, educatori e coordinatori dell’oratorio estivo.
A questo punto la domanda mi sorge spontanea: ma io, in qualità di cosa sono andata, visto che la mia attività lavorativa non mi permette di dare disponibilità nel periodo estivo?
Veramente la riflessione non è nata oggi, ma molti giorni fa, quando ho cominciato a dire e ad insistere sul fatto di ricordare questo appuntamento a chi di dovere, fare in modo di essere presenti.
Per me non è una novità: ho sempre partecipato in passato accompagnando suor Teresa quando era lei a reggere le sorti dell’oratorio estivo. C’è stato anche un periodo in cui non sono andata. Ed ho ripreso 5 anni fa, nella segreta speranza di poter essere utile a qualcuno che magari non poteva partecipare ma a cui avrei relazionato in merito.
Niente. Si direbbero 5 anni buttati, inutili. Se li riduciamo ad un piano puramente pratico: rinuncio alle mie attività personali di un sabato mattina, spendo soldi in benzina, autostrada, parcheggio, per… comprare un sussidio che potrei acquistare tranquillamente in libreria a Busto Arsizio andandoci a piedi, 200 metri dall’ufficio! Qualcuno potrebbe pensare che è un po’ da pazzi la faccenda… e qualcun altro potrebbe anche dire che nessuno mi ha chiesto mai di andarci.
Ma sì, so di non essere normale, so di avere dei geni un po’ deviati, ma purtroppo AMO il mio oratorio. Non riesco a spegnere questo fuoco che arde dal desiderio di fare qualcosa per questa realtà che mi ha dato tanto, alla quale so di aver dato tanto a mia volta, ma sempre poco rispetto a quello che ho ricevuto.
Qui ho incontrato persone che mi hanno preso per mano e condotto alla fede.
E mi fa star male vedere che oggi sia una realtà piuttosto allo sbando!
In questi ultimi 5 anni non posso dire di aver visto un’attenzione educativa ai ragazzi (e per educativa intendo un insieme di fattori che aiutano i ragazzi a crescere armonicamente: nella fede, nello sport, nel servizio, nell’affettività, ecc…).
Io, purtroppo, anzi no “per fortuna”, continuo ad avere una struttura di oratorio in mente che è profondamente diversa da quello che vedo. E non so rassegnarmi a continuare ad incrociare generazioni di ragazzi che spariscono dopo la maturità scolastica; così come non so rassegnarmi a genitori che pensano che i loro ragazzi sono bravi solo perchè varcano quel cancello (ed automaticamente acquistano il diritto di essere considerati bravi in eterno) e che pensano l’oratorio unicamente come luogo di ritrovo più o meno filantropico!
Sulla tomba di san Pietro, tre giorni fa, ho nuovamente rinnovato la mia professione di fede, il mio credo. Che è questo e che non voglio nè tradire nè rinnegare! Mi rendo conto di aver atteso fin troppo e che è ora che mi dia seriamente una mossa!

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Mattone su mattone – C.P.P. del 29 gennaio 2013

Schermata 2013-02-02 a 22.25.45Lo so, sono colpevolmente in ritardo, ma per scrivere su un blog bisogna avere l’ispirazione e francamente la stavo aspettando. Mi sono lasciata prendere da altre cose in questi giorni e quindi il foglietto “Insieme”, distribuito già da questa sera in Parrocchia, mi ha anticipato: e questo mi rende molto felice!
Giusto per riassumere… durante il Consiglio Pastorale abbiamo affrontato l’argomento del cambio degli orari delle messe ed è stato deciso di tornare a programmare tre sante messe festive al mattino (8,00; 10,00; 11,30) ed una serale (che rimane, sperimentalmente, fissata alle 20,30).
Don Franco ha poi proposto di comporre una commissione liturgica, per la quale sono stati nominati due rappresentanti di Marnate più due di Nizzolina che provengono dai componenti del Consiglio Pastorale. A questi primi membri si aggiungeranno poi altre persone: ognuno può collaborare.
Il don ci ha poi ulteriormente relazionato sui lavori da effettuare, sulle costanti visite di commissioni diocesane e, di conseguenza, sui continui rinvii. Rimane la voglia di andare avanti, sia pur nella fatica.

Aggiungo le mie solite considerazioni personali.
Una riguarda la commissione liturgica di nuova formazione: io aggiungerei che sono particolarmente invitate le persone che, per questa tematica, hanno un po’ di passione e soprattutto voglia di imparare tante piccole-grandi cose che, sia pur quotidianamente praticate, sfuggono nella loro importanza e nel loro senso ultimo, nonchè nella loro esatta applicazione.
Per quanto riguarda, invece, l’orario delle Sante Messe, è passata la linea del ritorno ad avere due messe distinte nella fascia oraria 10,00 – 12,30. Alla seduta del Consiglio ho illustrato molto brevemente i risultati del sondaggio (così come appaiono qui). Mi è stato fatto presente che una persona poteva votare più volte (è vero: per fare questo era però necessario utilizzare due strumenti diversi) e comunque era una circostanza a cui non avevo minimamente pensato: francamente mi era sembrata molto più importante la possibilità di far sentire la voce di tutti anche attraverso uno strumento certo inusuale, ma utile, se usato con proprietà.
Se qualcuno ha pensato di esprimere il proprio pensiero più volte, proprio per mettere in risalto l’inutilità di un esperimento, orsù… non pensate che è ben poca cosa lo spirito che l’ha spinto a questo? Avrà anche ottenuto una piccola vittoria personale, ma non ha capito che siamo qui per costruire, non per demolire.
Alla prossima, carissimi, e grazie perchè camminate con me.

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Una S. Messa oppure due?

Non so se ho riflettuto in maniera intelligente ed avuto una bella idea, ma se non provo continuo a conservare il dubbio…
Come molti marnatesi sanno, dalla prima domenica di Avvento sono state tolte le messe festive delle ore 10,00 ed 11,30 ed accorpate in un’unica celebrazione alle ore 11,00.
orologio-ore-10-13663A distanza di qualche mese don Franco ha sollevato l’opportunità di ritornare alla situazione precedente, con le due messe negli orari consueti. Sul foglio “Insieme” (che dedica alle comunicazioni settimanali) ha lanciato questa possibilità in anteprima, riservandosi anche di parlarne con il Consiglio Pastorale.
Come membro di tale Consiglio, oltre a sentire personalmente i pareri della gente, mi sono posta la domanda: “Ok, io sento le persone che incontro e chiedo. Ma quelle che io non incontro? Oppure quelle che addirittura non conosco? O gli amici, degli amici, degli amici, dei miei amici? ecc… C’è un modo per ampliare questa raccolta di impressioni?”.
Ecco da dove nasce l’idea del sondaggio che provo a lanciare qui sul blog. E’ una possibilità di raccogliere le diverse opinioni in forma assolutamente anonima: da parte mia garantisco l’impegno ad inoltrare al don i risultati. Se volete e ritenete buono lo strumento, potete esprimere il vostro pensiero tramite il voto.
Chi lo desidera, può anche aggiungere un commento al post, ovviamente sempre inerente la tematica che stiamo affrontando.

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Chi ha visto la chiave? (ovvero C.P.P. del 4 gennaio 2013)

12480087-musica-chiave-di-violino-e-note-per-il-vostro-disegno-su-uno-sfondo-biancoPer tutti coloro che hanno interesse e voglia di aggiornarsi, ecco la relazione sull’incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale di venerdì 4 gennaio scorso.
Ci siamo incontrati, su invito del don, per stendere la comunicazione da inviare ai competenti uffici diocesani da parte degli organismi parrocchiali (c’erano anche alcuni rappresentanti del Consiglio per gli Affari Economici) circa la conferma dei lavori da effettuare per ammodernare e rendere più presentabili, oltre che più usufruibili, i locali di scuola materna, oratorio e palestra, con relative pertinenze.
A questo incontro, aperto a tutti, erano presenti anche alcuni membri esterni ai Consigli che hanno avuto modo di relazionare con competenza circa le situazioni economiche e tecniche attuali e previsionali, fornendo alcune puntualizzazioni ad hoc, necessarie per poter esprimere un parere più circostanziato in merito all’oggetto dell’incontro.
La discussione è stata ampia, più o meno intensa ed accalorata; diverse persone presenti ed esterne ai consigli hanno apertamente manifestato la loro approvazione; al termine abbiamo provveduto alla firma del documento che era già stato predisposto e che ci è stato sottoposto dal don. Ed ora la parola passa al vaglio delle autorità competenti e speriamo che questo passaggio sia breve e si possa dar corso ai lavori quanto prima!

Fin qui la cronaca; da qui in poi esprimo le mie personali considerazioni.
Come prima cosa mi rallegro per aver avuto la possibilità di ascoltare i numeri che avrei desiderato già nell’incontro precedente. Tra l’altro, sciorinando i numeri, mi sono crollati alcuni miti (o chiacchiere?) che si erano consolidate negli anni: del tipo chi incassa i soldi degli affitti degli stabili e qual è la situazione economica della scuola materna. Questi erano dati che, oggettivamente, non erano finora stati di dominio pubblico. Al termine delle relazioni avevo un quadro completo e chiaro nella mia mente e questo già mi dava grande soddisfazione: se non altro avevo delle basi su cui far funzionare la mia materia grigia.
Come seconda cosa riscontro che la presenza delle persone esterne al Consiglio è comunque molto importante. Provo sempre grande gioia ad affrontare guardandosi negli occhi alcuni discorsi di interesse comunitario con le persone che incontro: è una grande ricchezza ed uno stimolo a farsi loro portavoce. Penso che anche questi momenti siano uno spazio prezioso, danno la possibilità di sentirsi parte di qualcosa in cui nessuno viene escluso dal cammino comune. Basta presentarsi, e si è accolti. Mi piace svolgere il mio incarico in spirito di servizio, in ascolto delle istanze, in condivisione di un cammino comune: non sono lì per me, ma ci sono per chi crede in me come in una propria presenza.
La terza cosa è una considerazione sulla quale ho riflettuto già durante l’incontro e che non mi ha abbandonato fino ad oggi. Alcuni tra voi sanno sicuramente che la Torah, la legge ebraica, contiene 613 precetti che ogni ebreo che si dica osservante conosce a memoria. Come potete vedere dall’elenco linkato ce n’è un po’ di tutti i colori. Anche ai tempi di Gesù, e da Lui stesso, il tutto veniva osservato in maniera direi ossessiva; ed ecco che farisei e sadducei lo mettono alla prova, come citato nel vangelo di Matteo. La risposta – loro – pensavano di saperla benissimo: il comandamento più importante è senza ombra di dubbio il riposo del sabato, l’unico osservato da Dio stesso. Quindi i farisei e i sadducei sanno già la risposta alla loro domanda. Ma Gesù lascia tutti senza parole. Il Suo atteggiamento è diverso, la Sua risposta sconvolge le abitudini del sistema in cui loro sono imprigionati. Gesù non propone semplicemente il primo comandamento a cui seguono tutti gli altri, ma è IL comandamento a partire dal quale tutto il resto prende forza, direzione e significato.
Ecco io penso che stiamo ancora cercando la chiave che, messa all’inizio, permette di decifrare tutto il resto. Lo Spirito non ci chiede di uniformarci, ma di mantenere vivi i nostri talenti e la nostra creatività e di procedere in maniera unanime. Come una bella chiave che, messa all’inizio del pentagramma, dà valore alle note e compone una musica.

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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