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Ce n’è per tutti i gusti

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Agosto volge al termine.
E come il tempo conferma – e molti concordano nell’affermare – è sembrato più ottobre dal punto di vista climatico.
A me ha riservato qualche impegno aggiuntivo e più di una riflessione.
Ho avuto modo di vivere molte serate in oratorio al servizio del bar. E quindi di incrociare e condividere il tempo libero delle persone che lo hanno frequentato. Sarà la mia logica, non posso fare a meno di tracciarne un mezzo profilo.
Ho incrociato il gruppo di “ribelli”, bestemmiatori folli, trasgressivi, bulli, maleducati, mezzi nudi, ragazzine al seguito per fare i fighi.
Poi c’è il gruppo dei “dai che li imitiamo” che un po’ si fanno trascinare, un po’ hanno paura, un po’ tentano di fare lo stesso gioco ma non è nel loro DNA.
Quindi il gruppo dei “calciomani” (o calciopedi?): quelli che vivono per il pallone e si concedono solo qualche intervallo con i mazzi di carte incomprensibili che vanno tanto di moda in questi anni.
E per ultimo i piccoli, quelli che vengono portati dalla famiglia per stare sui giochini all’ingresso e che ovviamente non sono mai soli ma sempre con mamma o papà o nonni o simili.
Detto questo il modo di stare a servizio al bar ha richiesto un certo comportamento. Personalmente non me la sono sentita di trattare tutti allo stesso modo, di indulgere sulla misericordia. Penso che chi sta in un ambiente come l’oratorio, dove Dio è il centro di ogni cosa, deve prima di tutto avere Dio al centro del proprio cuore e della propria esistenza. E per questo non tollero le bestemmie! Di conseguenza è chiaro che ho alzato il tiro nei confronti di chi non ha un comportamento consono all’ambiente ed ho anche alzato la voce in più di una occasione.
Sono contenta dell’opportunità che ho avuto di toccare con mano una situazione che sicuramente non è solo del nostro ambiente oratoriano: è senz’altro condivisa con altri oratori ma è soprattutto uno spaccato di quotidiano. Chi è maleducato, chi è “senza palle”, chi è pallonaro, lo è 24 ore al giorno, 365 (o 366) giorni l’anno.
Un solo gusto mi manca, in questo gelato dai molteplici sapori: i genitori.
Chi li ha visti? Sono barricati in casa dal maltempo o dal disinteresse? E’ sufficiente un cellulare a farli stare tranquilli sul comportamento dei loro figli?

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Tra corpo e anima

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In queste ore il nostro oratorio, come molti altri ambrosiani e delle altre diocesi sparse in Italia, dà il via a tutta la macchina operativa dell’oratorio feriale (o estivo, o grest, o che dir si voglia…).
Dopo tanto tempo, quest’anno da noi viene riproposto l’oratorio durante tutta la giornata e fino a settembre: l’organizzazione è quindi molto articolata, l’impegno si prospetta lungo ed oneroso.
Ringraziamo il Signore che ha permesso la risposta disponibile di molte persone, a vario titolo, per tutti i lavori necessari, da quelli più visibili a quelli più invisibili ed umili.
A titolo personale voglio esprimere l’augurio più sincero a tutti, dal più grande al più piccolo, dal più impegnato a livello di responsabilità a quello che si “limita” (!) ad eseguire gli ordini di qualcun altro.
Mi spiace molto non essere presente e non poter dare il mio apporto, ma il mio lavoro non me lo permette. La promessa è comunque quella di pregare ogni mattina per tutti, perchè questa estate che sta iniziando vi conduca all’autunno con la felicità e la gioia nel cuore.
Che lo Spirito vi accompagni e vi porti in alto, vi sostenga con la sua forza e vi rialzi sulle sue ali quando vi capiterà di cadere.
Metteteci tutto il vostro corpo (everybody) e lasciatevi riscaldare l’anima dal fuoco del servizio!

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Il laboratorio dei talenti – fase 2

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Ne avevo già accennato in questo breve post. Oggi riprendo un attimo il discorso perchè ho finito la lettura della Nota CEI riferita agli oratori.

Confermo in pieno il fatto che lo scritto merita un’attenta lettura ed una profonda riflessione personale da parte di chi si interessa-frequenta-opera-ama l’oratorio, per passare poi ad una meticolosa ed oculata lettura e ad una intensa riflessione comunitaria.
Spesso ci lamentiamo della difficoltà di lettura e di interpretazione dei documenti degli organismi vaticani, a vario livello. Questa nota mi sembra invece molto chiara, precisa, incisiva… purchè non la si lasci sul desktop del proprio PC o, peggio ancora, non prenda polvere su qualche scrivania sprofondata tra altre scartoffie di vario genere ed importanza.

Ci sono alcune cose che mi piace evidenziare e che si sono imposte nella mia lettura personale:
– gli oratori aiutano a crescere ed a formare cittadini che sono responsabili anche nella società. In particolare viene sottolineata la testimonianza cristiana, pur non tralasciando l’accoglienza verso fedeli appartenenti ad altre religioni;
– gli oratori hanno anche una funzione di collegamento, per così dire di ponte, tra la chiesa ed il resto del mondo, quello che comunemente viene chiamato strada. Storicamente varie figure che si sono avvicendate in maniera preponderante nell’attività degli oratori sono partiti dal vissuto della società del loro tempo, hanno saputo vedere lungo e sono andati incontro ai bisogni dei bambini-ragazzi-giovani del loro tempo;
– è messo in evidenza il primato della relazione personale all’interno dell’oratorio. Quel rapporto di confidenza che nasce tra parola ed ascolto, tra educatore ed educato, quel rapporto che non penso sia solo specifico del sacerdote-suora-religioso/a, ma che potrebbe benissimo essere svolto da un laico. Personalmente credo che, a vari livelli, sia oggi una mancanza;
– il punto precedente è anche collegato con la dinamica “accoglienza-restituzione” che molti adulti hanno ben presente. Siamo stati accolti bambini in oratorio, ci siamo divertiti con tante cose e tante persone che ci hanno “tirato grandi”; oggi tocca a noi accogliere e far crescere. Questa dinamica, secondo me, è un po’ il bottone mancante nel meccanismo odierno: si nota infatti la grande fatica che fanno gli adolescenti-giovani di oggi a restituire (a parziale discolpa posso affermare che molti non hanno neppure avuto…);
– l’oratorio-laboratorio: tutto un insieme di sport, cultura, cinema, teatro, musica, ballo, tutto quello che è il fervore dell’oratorio, la sua vera vita; tra l’altro non tralasciando collaborazioni con le altre realtà esistenti nel territorio (mi ricorda tanto l’apertura di cui sta parlando papa Francesco). Quando un oratorio è capace di proporre molteplici attività, svolge già la sua funzione di ponte, di accoglienza, di inculturazione, di libertà: aiuta a far crescere anche il cervello! E, grazie a Dio, è messa in evidenza anche l’importanza del rapporto con il web e con tutto ciò che oggi è digitale (che molti adulti masticano ed apprezzano poco), ma che deve essere considerato con lungimiranza perchè non è solo il presente, ma sempre più il futuro. Non dobbiamo perdere questo treno!

In qualche modo mi sembra bello collegare lo scritto all’omelia odierna di papa Francesco nella messa alla Casa di Santa Marta:
Il fervore apostolico, ha sottolineato, si capisce solo “in un’atmosfera d’amore; ha qualcosa di pazzia, ma di pazzia spirituale, di sana pazzia”. E Paolo “aveva questa sana pazzia”. Il Papa ha dunque invitato tutti i fedeli a chiedere allo Spirito Santo che faccia crescere in noi lo zelo apostolico che non deve appartenere solo ai missionari. D’altro canto, ha avvertito, anche nella Chiesa ci sono “cristiani tiepidi”, che “non sentono di andare avanti”:
“Anche ci sono i cristiani da salotto, no? Quelli educati, tutto bene, ma non sanno fare figli alla Chiesa con l’annunzio e il fervore apostolico. Oggi possiamo chiedere allo Spirito Santo che ci dia questo fervore apostolico a tutti noi, anche ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa; la grazia di andare avanti verso le periferie esistenziali. Tanto bisogno ha la Chiesa di questo! Non soltanto in terra lontana, nelle chiese giovani, nei popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo, ma qui in città, in città proprio, hanno bisogno di questo annuncio di Gesù Cristo. Dunque chiediamo allo Spirito Santo questa grazia dello zelo apostolico, cristiani con zelo apostolico. E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore. Avanti, come dice il Signore a Paolo: ‘Coraggio’”!

(Testo proveniente dalla pagina Radio Vaticana)

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post
Sono trascorsi 13 giorni (mi sembrano un buon tempo di attesa, no?) da questo post e tutto tace.
Francamente non so come interpretare questo silenzio. Speravo di aver solleticato qualche commento scritto o almeno di aver provocato qualche reazione tra le persone, ma niente anche stavolta.
Il mio primo pensiero è una grossa delusione! Non è il mio io ad essere delusa, francamente me ne infischio proprio. E’ l’insieme delle persone che mi delude. Proprio oggi che papa Francesco ha parlato del coraggio di essere cristiani, di non essere cristiani tiepidi, mi viene da pensare che la riflessione che ho espresso e tentato di condividere avrebbe potuto chiamare in causa almeno tre categorie di persone, anche solo per un confronto, quello che sto cercando da tempo, su tematiche che ci toccano da vicino (a dire di molti, anche se mi sembrano più espressione di un’emerita presa per i fondelli).
Mi spiace dirlo ma l’insieme delle persone che mi circonda nell’ambiente “cristiano” del mio paese mi riesce proprio difficile “incontrarlo in profondità”. E se questo può risultare normale intercettando persone che non sono poi così vicine all’ambiente religioso-cattolico, mi riesce più difficile accettarlo da parte di persone che stanno spendendo il proprio tempo e le proprie energie per costruire qualcosa all’interno della comunità parrocchiale.
Non conosco nessun serio costruttore che, davanti ad un muro che presenta delle crepe, non si ferma a riflettere un attimo circa il da farsi per evitare che la costruzione abbia dei cedimenti e non provveda ad un esame della situazione e ad una riparazione duratura, dove possibile!
Credo non ci sia niente da vergognarsi e di cui avere paura, se non le proprie schiavitù interiori. Ed a volte serve proprio liberarsi (e liberare) dalle etichette.
Il tempo passa: sta a ciascuno di noi riconoscere ed agire affinchè non passi invano.

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Impariamo a pensare, ad inquietarci

direzione
Con qualche giorno di ritardo rispetto all’effettivo svolgimento, eccovi una piccola relazione circa la seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale di lunedì 15 aprile scorso.
In breve si è trattato, più che altro, della ratifica di alcune proposte già discusse dalla Commissione Liturgica nella settimana precedente: programmazione del prossimo mese di maggio, delle feste liturgiche di maggio-giugno, abbozzo di quel che riguarda le feste patronali di settembre, qualche accenno all’oratorio estivo di prossima partenza (i cui dettagli saranno definiti a breve).
Personalmente mi sento di sottolineare ed evidenziare l’accenno riguardante l’effettiva partenza della “Comunità Pastorale” (spero si dica così e vogliate scusarmi se sbaglio): in parole povere l’unione delle due parrocchie esistenti di Marnate e Nizzolina che, su indicazione del Vicario Episcopale, è buona cosa che prenda avvio dopo le ferie (indicativamente settembre-ottobre). In tale occasione verrà istituito il nuovo Consiglio Pastorale che andrà rivotato e riformato da capo.
Detto questo, per dovere di informazione, vorrei dedicare un po’ di tempo ad un altro argomento, sollecitata da diversi genitori che hanno a cuore l’educazione dei propri figli e la loro vita di oratorio.

Parto da una considerazione di carattere personale, anzi, mi permetto di partire da una citazione del mio amato cardinale Martini: L’importante è che impariate a pensare, a inquietarvi.
Questo è quello che ho tentato di fare in questi anni con tutte le persone con cui ho parlato oppure che mi hanno letto qua e là. Certo, sono consapevole di essere provocatoria, per qualcuno anche irriverente, ma tutto quello che mi è interessato e mi interessa è che impariate a pensare, a inquietarvi. E’ chiaro che, come per tanto maestro la strada nella Chiesa non gli ha risparmiato critiche di alcun tipo, così lo è per me, ovviamente fatte le debite proporzioni, non essendo io che un niente di fronte ad un Padre della Chiesa!
Fatta questa premessa, quello che sto per scrivere non è LA soluzione, ma UNA proposta di soluzione che può suscitare un confronto aperto, libero, sincero, senza pregiudizi, ma con un solo scopo: la vita del nostro oratorio. Stiano pure lontani da questo post tutti quelli che non hanno intenzione di parlare e leggere chiaro, lontani tutti coloro che fanno dietrologie perchè non scrivo per tirare acqua a nessun mulino personale!

Il problema, sollevato da alcuni genitori, è: “Dobbiamo trovare una soluzione per animare il gruppo dei nostri ragazzi adolescenti che vediamo apatici, poco disponibili a fare qualcosa”. E’ chiaro che i genitori in questione hanno figli in questione! Ma deve essere chiaro che una riflessione di questo tipo non coinvolge SOLO genitori-ragazzi oggi in questa situazione di interesse, ma deve avere un respiro più largo, più lungimirante. Si sa che l’oratorio è una ruota che gira: a seconda delle fasce di età i genitori ed i ragazzi ne sono coinvolti per un certo periodo della loro vita, ma una buona percentuale di loro se ne allontana non appena “espletate le pratiche di rito” = finiti i sacramenti e le feste ad essi connesse c’è uno stop! Chi sceglie di rimanere DEVE avere ben chiaro in testa che rimane per dare una mano, a 360 gradi: l’oratorio, per chi rimane, è una vocazione!

Oggi ci troviamo a far fronte a questa “emergenza” che, peraltro, non è solo nostra. Ritengo buona cosa che ci sia chi si è accorto e ne parli.
Personalmente mi chiedo a cosa serve una catechesi (a livello di unità pastorale o anche solo parrocchiale) se questa non produce un legame tra Parola e vita, se questa non educa ad un servizio che non sia “quando ne ho voglia” oppure d’estate perchè non c’è altro di meglio da fare durante le vacanze, ma un punto fermo nella settimana (giornata?) di un adolescente e di un giovane. Credo in Gesù? Cosa ha fatto lui, oltre ad indicarci una strada? L’ha vissuta! Quindi la prima cosa che dobbiamo fare è creare una catechesi che sia un percorrere INSIEME una strada. Ai giovani ed agli adolescenti le parole non bastano: hanno necessità di una guida, di qualcuno che stia con loro, al loro livello, che condivida i loro problemi, che sia la spalla su cui piangere ed il piatto in cui mangiare insieme una pizza! E molto di più, a volte…
PUNTO 1 – CERCHIAMO UNA GUIDA, che potrebbe essere, perchè no, anche una religiosa. Valorizziamo il compito delle donne nella Chiesa. E non pensiamo tanto ai sacerdoti superman perchè non esistono!

Di conseguenza, cominciamo a creare un gruppo di ragazzi che abbia a cuore, oltre che la propria crescita personale e di gruppo, anche di indossare la tuta (da lavoro, da ginnastica…) e spenda il proprio tempo in un impegno continuativo. Ognuno ha passioni e interessi da coltivare. A nessuno è mai venuto in mente che si potrebbe anche coltivare la passione di far giocare un gruppo di bambini a calcio? A nessuno è mai venuto in mente che c’è anche il muro da imbiancare, la porta da sistemare, la rete da mettere, l’erba da tagliare? Ed ammesso che l’idea sia passata nell’anticamera del cervello di qualcuno, cosa impedisce di metterla in pratica? E’ così difficile trovare, nei 10.080 minuti che compongono una settimana, quei 60 da dare agli altri? E’ sicuramente più bello dedicarsi a sollazzi vari, ma allora non siamo coerenti con quello che diciamo di credere e di pregare.
PUNTO 2 – DATEMI LE VOSTRE AGENDE questa potrebbe essere una bella provocazione per i ragazzi: ti trovo 60 minuti, nell’arco di una settimana, da dare a Gesù attraverso gli altri, non gli amici con cui chiudere il cerchio del gruppo, ma gli estranei, quelli che si aspettano qualcosa da te.

Nella multiformità dei caratteri e delle sensibilità, non è possibile pensare che tutti facciano tutto: la tuttologia è solo materia di Pico de Paperis nei fumetti di Topolino (ed a volte per i genitori che pensano che perchè i propri figli non fa qualcosa sono da meno di altri che la fanno)! C’è chi ha a cuore la riflessione e chi è persona d’azione, c’è chi è allergico alla palla e chi invece se la porta a letto, chi è stonato e chi è un’ugola d’oro. E questo non vuol dire che uno è migliore dell’altro: vuol dire solo che Dio ci ha creato diversi perchè ci trovassimo insieme a scoprire l’amore ed a costruire la vita.
PUNTO 3: VALORIZZIAMO I TALENTI e per fare questo è necessario ascoltare chi ci sta davanti! L’agenda non va compilata tanto per mettere nero su bianco, non si fanno le cose tanto per farle o perchè abbiamo sempre fatto così. Chi si impegna deve valorizzarsi nell’impegno che prende, deve trovare, in questo tempo messo a disposizione, la gioia di realizzare la sua capacità, la sua indole. Solo così è contento di uscire di casa ed investire i famosi 60 minuti.

Facendo tutto quanto sopra sarà inevitabile che vengano a crearsi gruppetti di persone che condividono una passione e quindi si troveranno a collaborare insieme, ragazzi e ragazze. Questo insegnerà loro a conoscersi più profondamente, mettendo in comune progetti ed azioni. Che cos’è questo se non, a volte, l’inizio di un progetto ancne di coppia?
AI RAGAZZI: io sono convinta che sapete fare grandi cose. Dimostrate agli adulti che non siete degli incapaci e che non è vero che niente vi interessa. E’ una sfida, contro il mondo ma soprattutto contro voi stessi. Lo so che dentro di voi ci sono turbini di pensieri e anche la sfiducia verso questa vita che non vi da mai spazio. Prendetevelo: ne avete tutto il diritto! Non sprecate tempo dietro a tante cose che vi lasciano solo insoddisfazione. Nel cuore di ciascuno c’è un mondo di felicità che niente vi può mai rubare, tanto meno gli adulti. E fate del nostro oratorio il vostro capolavoro di gruppo! Pensate non coniugando al presente, ma al futuro! Si accettano proposte (ed anche insulti!).

Dietro ogni oratorio c’è una famiglia, anche allargata a volte, ci sono comunque due genitori. Lo so che non sono la persona ideale a fare considerazioni, non essendo genitore. Però ho l’impressione che spesso i genitori sono poco autorevoli, autoritari magari sì, ma non autorevoli. In molti casi la parola del genitore fatica ad arrivare perchè è imposta, non ragionata. In altri casi c’è il genitore “riflesso”, quello che vorrebbe per i propri figli ciò che lui vuole e non lascia libera scelta. In altri ancora c’è il genitore “good parking”, ovvero quello che pensa all’oratorio come il buon parcheggio per i propri figli che… “siccome vanno all’oratorio” sono bravi per forza!
AI GENITORI: avete un compito gravoso in questi tempi grami… ma non sprecatelo dietro a piccole cose. Non sono le piccole o grandi lotte interne a fare felici i ragazzi. Non si tratta di stabilire se è meglio il gruppo che pensa alla preghiera ed alla formazione religiosa, rispetto a quello che pensa ad organizzare e lavorare manualmente. Si tratta di prendere sul serio le cose, di dargli un nome, anche quando questo costa fatica ed incomprensione, anche quando i toni delle discussioni si alzano: l’importante è che si alzino per il bene comune, per il bene dei propri ragazzi, per il bene del nostro oratorio.

Dopo Martini sarà più difficile crogiolarsi nel “quieto vivere”, dire “ma che cosa c’entro io?”, osare poco, inseguire comode uscite di sicurezza, resistere all’amore. (da “Il profeta” di Marco Garzonio).
Scusatemi, ma io al quieto vivere proprio non so dare retta, non so resistere all’amore!
Mi piacerebbe che questo post venisse commentato, non solo dietro le mie spalle, ma anche davanti ai miei occhi e, se possibile, nero su bianco.
Io questo coraggio ce l’ho, a costo di farmi sparare alle spalle. Per ora non l’ho letto in altri.
Che sia questo che bisogna insegnare?

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OratoriAMO

Questa mattina, con Francesco ed Annalisa, sono stata all’annuale appuntamento di presentazione del tema dell’oratorio estivo per i responsabili (qui potete vedere la pubblicazione sul sito FOM).
Come appunto ben visibile dalla pagina relativa, i destinatari dell’appuntamento odierno erano: sacerdoti incaricati di Pastorale Giovanile, religiose, responsabili laici di Oratorio, educatori e coordinatori dell’oratorio estivo.
A questo punto la domanda mi sorge spontanea: ma io, in qualità di cosa sono andata, visto che la mia attività lavorativa non mi permette di dare disponibilità nel periodo estivo?
Veramente la riflessione non è nata oggi, ma molti giorni fa, quando ho cominciato a dire e ad insistere sul fatto di ricordare questo appuntamento a chi di dovere, fare in modo di essere presenti.
Per me non è una novità: ho sempre partecipato in passato accompagnando suor Teresa quando era lei a reggere le sorti dell’oratorio estivo. C’è stato anche un periodo in cui non sono andata. Ed ho ripreso 5 anni fa, nella segreta speranza di poter essere utile a qualcuno che magari non poteva partecipare ma a cui avrei relazionato in merito.
Niente. Si direbbero 5 anni buttati, inutili. Se li riduciamo ad un piano puramente pratico: rinuncio alle mie attività personali di un sabato mattina, spendo soldi in benzina, autostrada, parcheggio, per… comprare un sussidio che potrei acquistare tranquillamente in libreria a Busto Arsizio andandoci a piedi, 200 metri dall’ufficio! Qualcuno potrebbe pensare che è un po’ da pazzi la faccenda… e qualcun altro potrebbe anche dire che nessuno mi ha chiesto mai di andarci.
Ma sì, so di non essere normale, so di avere dei geni un po’ deviati, ma purtroppo AMO il mio oratorio. Non riesco a spegnere questo fuoco che arde dal desiderio di fare qualcosa per questa realtà che mi ha dato tanto, alla quale so di aver dato tanto a mia volta, ma sempre poco rispetto a quello che ho ricevuto.
Qui ho incontrato persone che mi hanno preso per mano e condotto alla fede.
E mi fa star male vedere che oggi sia una realtà piuttosto allo sbando!
In questi ultimi 5 anni non posso dire di aver visto un’attenzione educativa ai ragazzi (e per educativa intendo un insieme di fattori che aiutano i ragazzi a crescere armonicamente: nella fede, nello sport, nel servizio, nell’affettività, ecc…).
Io, purtroppo, anzi no “per fortuna”, continuo ad avere una struttura di oratorio in mente che è profondamente diversa da quello che vedo. E non so rassegnarmi a continuare ad incrociare generazioni di ragazzi che spariscono dopo la maturità scolastica; così come non so rassegnarmi a genitori che pensano che i loro ragazzi sono bravi solo perchè varcano quel cancello (ed automaticamente acquistano il diritto di essere considerati bravi in eterno) e che pensano l’oratorio unicamente come luogo di ritrovo più o meno filantropico!
Sulla tomba di san Pietro, tre giorni fa, ho nuovamente rinnovato la mia professione di fede, il mio credo. Che è questo e che non voglio nè tradire nè rinnegare! Mi rendo conto di aver atteso fin troppo e che è ora che mi dia seriamente una mossa!

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Una S. Messa oppure due?

Non so se ho riflettuto in maniera intelligente ed avuto una bella idea, ma se non provo continuo a conservare il dubbio…
Come molti marnatesi sanno, dalla prima domenica di Avvento sono state tolte le messe festive delle ore 10,00 ed 11,30 ed accorpate in un’unica celebrazione alle ore 11,00.
orologio-ore-10-13663A distanza di qualche mese don Franco ha sollevato l’opportunità di ritornare alla situazione precedente, con le due messe negli orari consueti. Sul foglio “Insieme” (che dedica alle comunicazioni settimanali) ha lanciato questa possibilità in anteprima, riservandosi anche di parlarne con il Consiglio Pastorale.
Come membro di tale Consiglio, oltre a sentire personalmente i pareri della gente, mi sono posta la domanda: “Ok, io sento le persone che incontro e chiedo. Ma quelle che io non incontro? Oppure quelle che addirittura non conosco? O gli amici, degli amici, degli amici, dei miei amici? ecc… C’è un modo per ampliare questa raccolta di impressioni?”.
Ecco da dove nasce l’idea del sondaggio che provo a lanciare qui sul blog. E’ una possibilità di raccogliere le diverse opinioni in forma assolutamente anonima: da parte mia garantisco l’impegno ad inoltrare al don i risultati. Se volete e ritenete buono lo strumento, potete esprimere il vostro pensiero tramite il voto.
Chi lo desidera, può anche aggiungere un commento al post, ovviamente sempre inerente la tematica che stiamo affrontando.

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Cadaveri o amanti?


Tutto nasce da qui!
Stamattina mi compare il consueto articolo proposto da “vino nuovo” sulla bacheca di facebook ed il titolo mi colpisce all’istante. Poi noto che l’articolo è di Gilberto Borghi che sempre parla dei suoi ragazzi allievi, che sempre prende spunto da loro… e la curiosità cresce. Detto, fatto: pianto tutto e leggo immediatamente! Lettura veloce per il poco tempo a disposizione e la mente occupata da altri pensieri. Ma intanto comincio a ricavarne una prima impressione, ed il titolo ronza in testa tutto il giorno. Finalmente vien sera e mi posso dedicare ad una lettura più calma ed attenta, posso focalizzare meglio il problema. La mente vaga…
Dunque: “predicate regole morte”! Questa è proprio una gran bella provocazione. Per ridurlo ad un principio matematico, praticamente noi cristiani siamo dei cadaveri, o giù di lì. Forse è la stessa cosa che direbbero alcuni ragazzi di mia conoscenza, anche se hanno anche loro idee molto chiare, anche se fanno parte del giro e non sono allergici al fumo delle candele. Forse questi stessi ragazzi (che non leggeranno questo post) hanno un’idea molto filantropica dell’extracomunitario che sta sulla porta della chiesa, più o meno come gli alunni del prof. Gilberto.
Ma il nocciolo della questione non sta nel mio comportamento?
Non sono io, ormai “nel mezzo del cammin”, a predicare regole morte?
Quando frequentano la comunità parrocchiale che tipo di testimonianza vedono questi ragazzi? Che tipo di messaggio trasmetto quando sono lì più o meno con loro?
Quando sorrido riesco a trasmettere la gioia della fede? Quanto quel che dico è lontano da quel che faccio? Quanto spazio dò loro per fare in modo di vivere un’esperienza di fede?
Già, ma cos’è la fede?
Esiste un termometro per misurarla? E’ virale, contagiosa? Come si trasmette?
Più volte mi sono ritrovata a crucciarmi del fatto che gli adolescenti ed i giovani hanno poco spazio, non riescono a stare insieme avendo per perno un pur piccolo cammino comune di fede; più volte mi sono chiesta quanto e come servono i vari momenti di preghiera pensati per loro, quanto sono sballottati tra un incontro ed un altro, senza capire bene qual è il filo che li lega.
Continuo a vedere troppi adulti ancorati all’ “abbiamo sempre fatto così”, che propongono gli appuntamenti di preghiera come fossero un obbligo, un cartellino da timbrare per potersi dire “bravi ragazzi” o perchè siccome sei qui in oratorio e ti diverti, allora devi anche partecipare quando ci sono iniziative per te.
E’ vero che l’età stessa necessita di richiami e di guide, ma è anche vero che non deve passare il messaggio che la fede è un insieme di obblighi.
Giusto per riprendere lo spunto proposto da Gilberto, quando si ama non ci sono obblighi, ma solo piaceri! Piaceri a 360 gradi! L’amore ti rivolta come un calzino e ti porta a fare cose che nemmeno pensavi fino ad un secondo prima. L’amore muove tutto, ti cambia la vita. Niente è obbligo, ma tutto spinge lì. Una persona diventa improvvisamente il centro di tutto. Ed il bello è che quando racconti di questo amore, perfino “la pelle del viso è raggiante”, si vede lontanto 11 chilometri che c’è qualcosa che ti sta cambiando.
E non c’è orologio, appuntamento, cosa da fare… ma c’è un pensare insieme la giornata e la vita!
Ma se questo è amore, vi immaginate l’Amore?
Riuscite ad immaginarlo? Riuscite a vedervi così immersi in un’avventura dove ogni persona che incontrate è una persona da amare non per obbligo ma per scelta, non perchè me lo dice Gesù o la mia catechista, ma perchè E’ Gesù!
Ecco: tra il mio essere cadavere ed il mio desiderio di essere amante c’è una Persona che io non mi stanco mai di amare. Per questa Persona mi rimbocco spesso le maniche ed, ancor più spesso, mi interrogo. Non mi stanco di cercarlo, non mi stanco di averlo al fianco, non mi stanco di chiedergli una fede CON le opere e l’umiltà di non mettermi in mostra, ma di raccontare la Sua bellezza. Solo così chi mi incontra vede un’amante, non un cadavere!

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Insegnaci a contare i nostri giorni…

Logo Oratorio Feriale 2011

Questa espressione, citazione del salmo 90, si riaggancia un po’ al mio articolo precedente sulla differenza e sul valore del tempo.
Che combinazione! Giusto a questo pensavo in attesa di assistere, questa mattina, alla presentazione dell’Oratorio Feriale per la diocesi milanese. Giusto a questo si è ricollegato don Severino Pagani quando ha messo “i puntini sulle i” questa mattina precisando che lo slogan “Battibaleno” fa sì pensare ad un tempo breve, di più… fulmineo, e quindi che si è voluto, nel progettare l’intero lavoro, badare non tanto alla quantità ma alla qualità del tempo che avvolge il nostro quotidiano.
Il salmo 90, infatti, prosegue con “…e giungeremo alla sapienza del cuore”, quindi il nostro cuore abiterà un tempo qualitativamente buono, ricco, sapiente!
Quest’anno mi è molto piaciuta la novità del sito dedicato all’evento che praticamente funge da supporto per lo scaricamento dei materiali. Anche questo mi ha fatto pensare che la diocesi milanese (solitamente piuttosto restìa a forme di condivisione) stia allineandosi sulle ultime linee della Chiesa. Siamo finalmente arrivati a riconoscere l’utilità degli strumenti virtuali in nostro possesso, a riconoscere che la comunicazione oggi passa attraverso queste forme che i ragazzi “nativi digitali” prediligono e che possiedono in maniera completa.
Ovviamente ora si deve pensare a rimboccarsi le maniche, a oliare le rotelline del cervello, ad orientare mente e cuore verso la preghiera ed il servizio, verso “l’ora et labora” di benedettina derivazione.

Due note a margine, che non so come interpretare, che mi lasciano più di un motivo di confronto e riflessione:
1 – la presentazione era riservata ai responsabili dell’O.F. Mi guardo intorno e vedo molta gente dagli “anta” in sù oltre ad un buon numero di ventenni o giù di lì. Quando il ragazzo che ha spiegato la questione del sito dedicato ha detto “ve lo daremo come fosse una scatola vuota e lo riempiremo man mano, per evitare che si proceda a scaricare tutto in un colpo solo e poi non lo si guarda più. L’ideale sarebbe incaricare un ragazzo che quotidianamente si dedichi a questo servizio”, in platea c’è stato un boato assordante. Come interpretarlo? E’ da intendersi negativamente (perchè gli “anta” pensano ad una scelta non azzeccata) o positivamente (perchè i giovani la considerano una buona idea)?
2 – dov’erano le persone che nella mia parrocchia dedicano il loro tempo all’oratorio feriale? Parlo degli adulti, ovviamente, delle stesse persone che poi, quando i ragazzi tirano fuori un’idea, la bocciano a priori perchè pensano che l’oratorio sia diviso in settori e che i ragazzi devono pensare solo al gioco e non devono essere educati a prendersi anche altre responsabilità. Queste stesse persone considerano l’O.F. come una buona palestra educativa per acquisire lo spirito di servizio giusto, o pensano che gli animatori non cambieranno mai e non sono creta da modellare, da educare, da valorizzare, da cui ricavare un capolavoro? Li vogliono qualitativamente buoni (e la qualità si raggiunge solo attraverso diversi tentativi) o quantitativamente tanti (così più sono e meno ragazzi ha ciascuno da curare)?

Se ci siete, commentate, grazie! Mi piacerebbe molto un confronto.

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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