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La Chiesa che vorrei

papa
Carissimo papa Francesco,
son trascorsi tre giorni dalla tua nomina papale (curioso, tre…) e non finisci di stupire!
E’ davvero difficile per noi non essere travolti dalla tua figura che riassume tutto quanto abbiamo desiderato, soprattutto in questi ultimi travagliati tempi, per la nostra Chiesa.
Ci sembri proprio un bellissimo regalo dello Spirito Santo: il tuo essere assolutamente normale metterà in crisi la complessa macchina vaticana, ne sono pressochè certa. Quindi ti dò il benvenuto ufficiale nel club “minevaganti“, quelle che “servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani”: a te cedo volentieri la tessera n. 1 perchè intravedo tutta la tua potenzialità!
Devo però dirti che più ti vedo e più penso alla Chiesa che vorrei, a cosa mi piacerebbe che cambiasse proprio grazie alla tua presenza, alla tua guida, al tuo cammino comune con il nostro.
La prima cosa, quella che mi mette i brividi in questi giorni, è questo silenzio di poco più di 30 secondi che sei riuscito a creare in una piazza San Pietro piena ed esultante. Ecco mi piacerebbe che anche le nostre celebrazioni lasciassero più spazio al silenzio: quando le parole ed i gesti tacciono è il cuore che si consegna nelle mani di Dio, è lui che parla usando il linguaggio dello spirito.
La seconda cosa è la semplicità nella preghiera. Anche qui ci hai dato una dimostrazione esemplare presentandoti al mondo ed alla storia con tre semplici preghiere, quelle che ognuno di noi, battezzato e cristiano fin dai primi mesi della propria vita, ha imparato nella propria famiglia, con i propri genitori. Mi piacerebbe che la gente capisse che non contano le belle parole: conta la familiarità nel pronunciarle, conta la distanza che viene annullata dal linguaggio comune, che tutti condividono e capiscono.
La terza cosa è la mania degli “ismi” (protagonismi, carrierismi…): mi piace pensare ed operare sapendo che quando svolgo un compito all’interno della comunità lo faccio per servizio. Non vedo nessuna differenza tra il maestro delle cerimonie e la signora che ha provveduto a pulire la Cappella Sistina (probabilmente stipendio a parte). Vorrei che finissero per sempre gli isterismi di chi mette il proprio io davanti al proprio Dio.
La quarta cosa è la capacità di ascolto e di testimonianza. Mi sono imbattuta troppe volte in tante persone che sembrano la bontà fatta carne quando parlano e poi non sono che lupi travestiti da agnelli. Ascoltare è una capacità che la Chiesa ha perso da tempo; per quanto riguarda la testimonianza questa fa rima con coerenza, ma essere coerenti vuol dire vivere quello che si crede e non sempre è facile perchè spesso ti costringe a lottare contro la tua personalità.
La quinta ed ultima cosa è l’umiltà e questa nasce solo da un profondo rispetto di sè stessi. Quando ci si conosce bene, quando si è lavorato bene sul proprio io, sulla propria personalità, non si può che essere umili. Si arriva all’umiltà solo riconoscendo che siamo strumenti, che tutto ciò che siamo è dono di Dio, è opera sua: da soli non andiamo da nessuna parte.
Una curiosità che ho colto in questi giorni, e di cui voglio farti parte, è che il papa emerito Benedetto XVI ha lasciato il proprio servizio nella Chiesa per ritirarsi in preghiera, per continuare la sua testimonianza lontano dalle luci dei riflettori ma riempiendo la sua vita della vicinanza con Dio. Tu, all’inizio del pontificato, hai chiesto la preghiera per te, per tutti noi. Ecco, la Chiesa che vorrei è tutta qui: nella semplicità di un dono reciproco di Amore.
Portaci tu su questa strada!

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La felicità è possibile su questa terra? Cosa serve a farci contenti? Bene o male queste sono le domande che ognuno di noi si pone nel corso della vita: dalla scorsa settimana io ho una risposta in più.
Merito del turbinìo di emozioni, sentimenti, riflessioni che si porta dentro chiunque abbia vissuto il grande appuntamento milanese del Family 2012. Ci ho messo cinque giorni a ritrovare la tranquillità per poter mettere nero su bianco le mie impressioni, e francamente è tutto ancora così emotivamente presente che chissà se riuscirò ad esprimere tutto quello che ho dentro…
Cerchiamo di dare un ordine e partiamo dalle ore 15,00 di venerdì 1 giugno, Piazza della Scala ed il concerto in onore del Santo Padre. Squadra 5 al completo con la quale mi ritrovo ad impartire istruzioni; il caldo soffocante di quel pomeriggio solo parzialmente mitigato da qualche pianta; 20 volontari animati da un fantastico spirito di collaborazione, di servizio, pieni di voglia di fare, in attesa di dare il meglio di sè stessi; domande a raffica per oggi, per domani… e tutti, dico tutti, con il sorriso sulle labbra, con questa bellissima voglia di esserci a tutti i costi, di essere lì per Lui e per il Santo Padre, con la consapevolezza che si sta facendo qualcosa di importante. E quando scocca l’ora X ed il servizio attivo inizia, travolti dal ritmo, tutti a correre al proprio posto, a dare una mano all’amico, alle forze dell’ordine… a completa disposizione… dimenticandosi la fatica, la fame, il caldo. E l’attesa è abbondantemente ripagata quando il Santo Padre arriva proprio davanti a noi, a due passi: e tutto svanisce, l’adrenalina ti carica ancora di più. Personalmente ho ripensato a quei passi evangelici in cui si racconta delle persone che volevano toccare Gesù al suo passaggio: ecco, noi non l’abbiamo toccato, ma l’abbiamo sentito molto vicino ed accogliente. A tarda sera, tornando verso casa, avevo negli occhi il sorriso buono e timido del Santo Padre: un sorriso pacificante!
Qualche ora di sonno e si parte verso Bresso. Già il viaggio in treno è allietato da un paio di persone che, vedendo la maglietta che identifica il servizio, mi chiedono notizie, informazioni… commentano. Una bella passeggiata lungo il percorso verde, lascio sacco a pelo e zaino nel luogo assegnato ai team leader (fantastico!) e vado al campo volo… e qui… non mi ricordo più niente, se non che, per due giorni, ho solo pensato agli altri, non ho avuto bisogni, non sentivo fame, caldo, sonno… un’unica grande gioia.
I sorrisi dei 30 volontari nel “mio” settore 21, lo scambio di notizie, di impressioni, il darsi una mano a vicenda, anche con i team leader dei settori vicini, la tenda eucaristica, la tenda dei “bimbi dispersi”… e chilometri, chilometri, chilometri… corse, richieste, domande, condivisioni… il crespuscolo, le testimonianza, la sera, la notte. A tarda ora mi sdraio sulla brandina attendendo il sonno che non verrà mai… in compenso mi alzo nuovamente quando è buio e si ricomincia. Un’amabile colazione con un’altra team leader, si torna sul campo e si ricomincia a fare il punto della situazione in attesa dei pellegrini che, per la verità, affluiscono già con le prime luci dell’alba.
Giusto il tempo di una piccola preghiera alla tenda eucaristica, il fresco del mattino che annuncia una giornata nuova in tutti i sensi… ed il flusso dei pellegrini aumenta fino a diventare fiume in piena. E la testa si riempie di colori, di cori, di danze, di persone, di sorrisi, di entusiasmo… veramente la domenica è stata una giornata indimenticabile! Corse infinite dietro le esigenze più disparate, e mai un volontario che si tira indietro! I complimenti, qualche attrito inevitabile con chi pretende un po’ troppo, il giro in papamobile che sembra un’esplosione, la Santa Messa, l’Angelus, e di nuovo colori, mani, occhi, sorrisi…
Il deflusso, con un po’ di timore per la buona riuscita anche di questo passaggio della giornata, ed i settori che pian piano si svuotano… mentre il cuore, gli occhi e la mente si riempiono.
Pian piano termino il mio compito, mi avvio a riprendere zaino e sacco a pelo, torno verso la stazione… strade ormai deserte, la sensazione irreale di una città vuota… e penso che ormai non c’è più nessuno. Arrivo alla stazione e trovo centinaia di metri di persone in fila, ancora carichi di gioia, vocianti, allegri, qualcuno canta, qualcuno racconta; vedono la maglietta dei team leader e mi fanno passare, mi sorridono, mi dicono grazie, più di un apprezzamento per il lavoro svolto…
… ed i miei piedi che non sento più, la voglia fisica di buttarsi sotto ad una doccia, dentro ad un letto…
… e gli occhi pieni di colori, di cori, di parole, di gente, di sorrisi…

Cosa mi porto a casa di questi giorni?
1 – Il grazie sincero e commovente della famiglia che sabato accompagnava una ragazzina handicappata, senza pass, che sono riuscita a portare fin al settore disabili e che avrebbe voluto regalarmi un’immaginetta con una preghiera mariana. Sono sicura che questa mamma sta ancora pregando per me: ho visto il sole nei suoi occhi!
2 – Il grazie di un’altra famiglia che accompagno fin dai disabili e, lungo la strada, chiedo da dove vengono. “Dalla provincia di Varese”. “Anch’io”. “Un paese vicino a Busto Arsizio: Olgiate Olona”. Al che rispondo: “Ci divide la Valle, una discesa ed una salita: io sono di Marnate”. E la signora quasi non ci crede, anche lei non finisce di dirmi grazie.
3 – Il mio amico Matteo, TL del settore 24 (posso definirti così, vero? Anche se potresti essere mio figlio…!). Un ragazzo simpaticissimo, di quelli che ti mettono allegria solo con una sillaba, collaborativo, attento; a lui auguro tutto il bene del mondo perchè se lo merita e che abbia la fortuna di essere missionario con la sua professione!
4 – Tutti, tutti, tutti i volontari, i TL, l’organizzazione, i lavori che abbiamo fatto tutti insieme, senza mai screzi, uniti dall’unico fine e dall’unico impegno. Forse abbiamo scritto un pezzo della storia diocesana milanese, senza rendercene conto e senza averlo meritato.

Prendendo spunto dall’osservazione fatta da un altro volontario, direi che questi giorni sono stati “trasfiguranti”. Molte volte mi è venuta voglia di fare “tre tende” (come Pietro e Giovanni sul Tabor) e rimanere lì, in quella felicità, in quella beatitudine. Era tutto troppo bello… ma, come i discepoli, bisogna “scendere dal monte”: il nostro posto è nel mondo, l’amore che abbiamo vissuto dobbiamo portarlo agli altri. E qui si passa attraverso la missione e la testimonianza.
Mi sono arrampicata ad un sogno e l’ho realizzato. Anche se non valgo niente, anche se dono poco e male, mi basta essere certa che il Signore mi prende per mano e, come in questa occasione, mi “costringe” ad uscire da me stessa, dal mio piccolo mondo cristiano chiuso nella parrocchietta, dalla mia poca fede. Per farmi intravedere quella luce divina che è solo felicità pura! E che vorrei trasparisse dai miei occhi come un’energica passione dentro la quale si vive la vita vera.

La tenda ed il cammino

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I volti dell’evento


Appunti a margine dello scorso fine settimana.
Triuggio, nella verde e profonda Brianza, ai piedi del Resegone, mi accoglie come una pagina di manzoniana memoria. La bellissima villa S. Cuore è sempre lì a giganteggiare tra le nuove ville ed i vecchi cascinali lombardi, immersa nella natura e nel silenzio.
Varco la porta e trovo l’attuale rettore, faccia comunque conosciuta ormai 30/35 anni fa alla FOM, più o meno ai tempi di don Erminio (oggi mons. De Scalzi) all’ACR. Sempre allegro, simpatico, disponibile, la classica persona che vorresti avere per parroco perchè anche solo guardandolo in viso testimonia la gioia e la bellezza della fede!
E poi, puff… giù a capofitto in notizie, slides, numeri, mappe, percorsi, appuntamenti. Un fine settimana intenso, in cui l’unica cosa che puoi fare è prestare attenzione assoluta per non farti prendere impreparata dalla carica del milione di persone che incontrerai tra un mese! E che da “scusi, dove sono i servizi?” a “posso andare più avanti per vedere il Papa” ti faranno trascorrere una settimana in apnea (ed io che pensavo di togliermi le quotidiane tossine dell’ufficio… sigh…).
Tantissime notizie, interessantissime, che mi hanno fatto capire quanto è complessa l’organizzazione di un evento a cui presenzia il Santo Padre; a prima vista potrebbe sembrare un’eccessiva burocratizzazione della situazione ma, in effetti, vissuta da dentro, mi sono accorta di quante cose sono coinvolte e si mettono in moto. E, di conseguenza, quanto è importante una buona preparazione dei volontari.
Graditissima la presenza di due Cardinali: l’emerito milanese Tettamanzi, con il quale ho avuto la gioia di passare un bel quarto d’ora in amabile conversazione, e mons. Antonelli, emerito di Firenze e capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia (area vaticana). Ti aspetti uno “che se la tira” ed invece te lo ritrovi la domenica seduto in mezzo a noi a riempirsi anche lui di informazioni, a toccare con mano la complessità della macchina in movimento, a scherzare… Tutto questo non senza averci riservato, la sera precedente, un bell’intervento di riflessione, prima dell’adorazione eucaristica.
Di questo week-end una cosa su tutte mi ha colpito e mi sembra bello sottolineare: è stata richiamata a tutti noi l’importanza assoluta del nostro ruolo. In particolare è stato rimarcato il fatto che “voi siete i volti dell’evento. I pellegrini vedranno voi, più che il Santo Padre; a voi rivolgeranno domande, voi li accoglierete… questo sta a significare l’importanza di un ruolo da vivere serenamente, con gioia, a servizio di tutti, sempre con il sorriso sulle labbra e negli occhi. Chi vi incontra deve tornare a casa rallegrato dalla vostra presenza e con la sensazione di aver vissuto un bellissimo evento con tanti amici tutti lì per Cristo”.
Ecco il senso del nostro servizio per tutte le famiglie che aspettiamo con gioia a Milano.

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Prima corinzi tredici

Il seguente post è uno “pseudoepigrafo paolino”; mi scuserà l’autore… del quale tento di essere indegna imitatrice!
Qui trovate il molto più significativo originale.


Anche se io frequentassi la mia parrocchia armata di tante buone intenzioni,
anche se ad essa dedicassi tutto il mio tempo e le mie forze
e fossi presente ad ogni appuntamento,
anche se sentissi la mia presenza come necessaria
e possedessi competenze tali da poter aiutare la mia comunità
a camminare tra le vicende del mondo,
ma non avessi la sapienza per capire
se quello che sto facendo serve solo a me
o è utile per il bene comune,
se non avessi l’umiltà di conoscere
quando è il caso di farmi da parte,
sarei un ostacolo per la mia comunità,
camminerei senza essere in grado di indicare la strada
percorrerei una via che non porta alla gioia
ma alla disgregazione.

La sapienza è dono dello Spirito
e si acquista con la passione per l’uomo e per la Parola:
non si compra, non si vende, ma si acquisisce
spendendo la propria vita,
non con le parole ma con l’impegno,
non con le buone intenzioni ma con il rimboccarsi le maniche,
coerenti in tutto, tra parole ed opere.
Adesso viviamo un periodo confuso,
non abbiamo nè modo
nè tempo per incontrarci,
nè cerchiamo una soluzione,
non affrontiamo nessuna fatica
e ognuno pensa di fare il giusto.

Una sola cosa è importante:
profumiamo troppo di incenso,
abbiamo le scarpe pulite, i vestiti in ordine,
un aspetto troppo ordinato ed un cuore impolverato;
talvolta amiamo i nostri fratelli
con un amore che è falso ed egoista.
Dobbiamo amare come Lui, cioè Lui deve amare in noi.

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S.S. 192

All’interno del cammino, sostavo beatamente immersa nella lettura.
Quando si dice che lo Spirito Santo fa danni… ed il bello è che non smette. Domenica 19 febbraio ne ha combinata una delle sue, servendosi pure di Maddalena e Mario (suoi complici, e qualcuno lassù!).

Ormai pare che non posso più stare tranquilla e quel momento non è più lo stesso, quel gesto non è più lo stesso.

Quando si dice essere pronti, a servizio, generosi, disponibili e ti ritrovi Lui tra le mani per porgerLo agli altri.
Non resta che fidarsi ed affidarsi!

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Sussurri e grida

Dedicato ai miei due lettori affezionati… entrambi lontani fisicamente ma ai quali devo sempre dire grazie!

Nell’ormai trapassato 16 gennaio faccio il mio debutto sulla scena del Consiglio Pastorale Parrocchiale, dotata di convocazione ed ordine del giorno. La serata trascorre tra conoscenza delle facce nuove, nomine di segretario, di rappresentanti all’interno di altre realtà parrocchiali, mezzi discorsi sull’Incontro Mondiale per le Famiglie del prossimo maggio-giugno a Milano, mezzi discorsi sulla Quaresima ancora discretamente lontana (a quella data…). Perchè mezzi discorsi? Perchè si scopre che l’incontro del CPP si svolge la sera prima di due appuntamenti chiarificatori e programmatici degli stessi argomenti. In pratica è impossibile decidere la sera prima qualcosa di pratico quando solo il giorno successivo si conosceranno alcune linee di condotta che vanno ad incidere sulle tematiche. A completamento di una serata di pura informazione teorica, la proposta della giornata (poi effettivamente svolta) dedicata alla Santa Rossello, fondatrice dell’Istituto delle Suore presenti a Marnate, nel bicentenario della nascita.
Ci si lascia con l’intesa di pubblicare il verbale dell’incontro perchè la comunità parrocchiale ne possa prendere visione e si fissano gli appuntamenti successivi (13 febbraio, 10 aprile e 11 giugno).

Facciamo un salto temporale e ci portiamo al 13 febbraio.
Secondo incontro per il quale non ricevo nè convocazione nè ordine del giorno: nei giorni precedenti la notizia viene data solo verbalmente dall’altare alla comunità. Attorno alle 20,00 ricevo un sms da un’altra persona componente del CPP che mi chiede a che ora ci si incontra… bella domanda… acc… boh… tu che dici… mah… quando e dove… sarà come l’altra volta… può essere… facciamo che è così, dai… tutt’al più arriviamo tardi… pazienza…
All’inizio dell’incontro chiedo se rientra nella normalità e nella prassi ordinaria il fatto di non ricevere alcuna comunicazione preventiva scritta e scopro che questa volta si tratta di un disguido… può succedere e succede.
Viene letto il verbale dell’incontro precedente che la persona incaricata alla segreteria ha molto diligentemente steso in tempi brevissimi ma che tuttora non ho la possibilità di portare alla vostra conoscenza… attendiamo che venga consegnato nella sua forma cartacea per l’esposizione al pubblico e nella forma multimediale per la pubblicazione sul sito parrocchiale (anche se a grandi linee ho riassunto nel paragrafo di apertura).
Fa seguito l’incontro vero e proprio sugli stessi temi dell’appuntamento precedente: si affrontano nuovamente gli argomenti riguardanti l’Incontro Mondiale per le Famiglie e la Quaresima.
Si prende atto delle poche novità concrete circa Milano 2012 (ancora in una fase di “biblica” programmazione e per il quale bisogna decidere un ROL – responsabile in Parrocchia dell’evento), si procede alla lettura degli appuntamenti quaresimali fissati dall’Unità Pastorale, dei quali ci si limita a prendere atto, si ratifica la proposta di vivere insieme in parrocchia le via crucis del Cardinale previste in collegamento con il Duomo ogni martedì di Quaresima (con la precisazione che uno di questi sarà vissuto “live” recandoci direttamente in Duomo), si colloquia circa la via crucis del Venerdì Santo.
Osservazione-proposta conclusiva riguardante i ragazzi: troviamo qualcosa di particolare per far vivere loro il Venerdì Santo? Magari un momento più vicino al loro linguaggio ed alla loro comprensione perchè possano avvertire la diversità di questo particolare giorno per noi cristiani. Discussione e mezza proposta pressochè accettata.
Dopo ampia discussione, alle 23,45, ci alziamo dalle sedie.

Premesso che ho scritto tutto quanto sopra per dovere di cronaca (che è il minimo che posso fare per tutti i miei fratelli parrocchiani che hanno diritto di conoscere ed ai quali ho promesso la massima trasparenza e disponibilità), passo ad una considerazione personale che preferisco rendere pubblica per un confronto, una condivisione, una riflessione, uno scambio di idee e pareri (per dirla con la Parola Matteo 10,27).
Mi ha fatto un enorme piacere poter incontrare e conoscere persone che vedevo solo di vista, salutavo giusto per cortesia, ma delle quali ora ho anche la possibilità di essere partecipe al loro pensiero, di scambiare un parere, di condividere un’ansia appassionata di servizio. Sono convinta che ciascuno possiede sicuramente un talento per l’utilità comune: pian piano lo Spirito ci darà la possibilità di scoprirli.
Purtroppo devo anche dire che io sono una persona concreta, che preferisce dar seguito ad una discussione accompagnata dallo Spirito con una decisione pratica, con l’assegnazione di ruoli e responsabilità, possibilmente senza tempistiche bibliche. Alla fine di ogni discussione mi piace tenere presente la regola del “chi – cosa – come” (chi fa, cosa fa, come lo fa). Devo dire che, per esperienza personale sia in campo lavorativo che di volontariato, la giudico una regola pressochè infallibile: crea la capacità di responsabilizzare/arsi, mette in moto la creatività e spinge all’ottimizzazione dei tempi.
Quello che personalmente penso sia mancato in questi appuntamenti è stata proprio la concretezza. Devo riconoscere che, in parte, questa mancanza è dovuta anche a fattori esterni (organizzativi a livello diocesano ad esempio); ciò però non mi sembra sufficiente… secondo me l’ideale è che, usciti dalla serata e tornati a casa, ognuno di noi abbia chiaro chi fa – cosa fa – come lo fa. Poi, se nel fare, coinvolge anche i non-membri del Consiglio direi che l’obiettivo è pienamente raggiunto: come giustamente faceva rimarcare una persona ieri sera “noi portiamo un messaggio”. L’importante è che possiamo gridarlo dai tetti, anche se ci è stato solo sussurrato nelle orecchie!

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Scaltrezza spirituale

Di fronte alle difficoltà ed alle provocazioni della vita siamo portati a cercare una via d’uscita per tentare di cavarcela.
Se le guardiamo con gli occhi della fede, siamo portati ad imitare lo stile di Dio e la sua fantasia nel cercare (e trovare) le risorse di fronte alla situazione sfavorevole. Non solo: spesso cerchiamo anche di capire come quella situazione, magari complessa ed intricata, ci faccia trovare la strada per cambiare e passare da un problema ad una circostanza favorevole per la nostra vita.
Questo atteggiamento, dono dello Spirito, è la “scaltrezza spirituale”.
Le caratteristiche di questo dono sono l’acutezza nel procedere: non bisogna accelerare, non bisogna perere tempo. Bisogna sfruttare il tempo con la giusta ritmica, perchè è un tempo di grazia.
Rendo grazie allo Spirito Santo!

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Insegnaci a contare i nostri giorni…

Logo Oratorio Feriale 2011

Questa espressione, citazione del salmo 90, si riaggancia un po’ al mio articolo precedente sulla differenza e sul valore del tempo.
Che combinazione! Giusto a questo pensavo in attesa di assistere, questa mattina, alla presentazione dell’Oratorio Feriale per la diocesi milanese. Giusto a questo si è ricollegato don Severino Pagani quando ha messo “i puntini sulle i” questa mattina precisando che lo slogan “Battibaleno” fa sì pensare ad un tempo breve, di più… fulmineo, e quindi che si è voluto, nel progettare l’intero lavoro, badare non tanto alla quantità ma alla qualità del tempo che avvolge il nostro quotidiano.
Il salmo 90, infatti, prosegue con “…e giungeremo alla sapienza del cuore”, quindi il nostro cuore abiterà un tempo qualitativamente buono, ricco, sapiente!
Quest’anno mi è molto piaciuta la novità del sito dedicato all’evento che praticamente funge da supporto per lo scaricamento dei materiali. Anche questo mi ha fatto pensare che la diocesi milanese (solitamente piuttosto restìa a forme di condivisione) stia allineandosi sulle ultime linee della Chiesa. Siamo finalmente arrivati a riconoscere l’utilità degli strumenti virtuali in nostro possesso, a riconoscere che la comunicazione oggi passa attraverso queste forme che i ragazzi “nativi digitali” prediligono e che possiedono in maniera completa.
Ovviamente ora si deve pensare a rimboccarsi le maniche, a oliare le rotelline del cervello, ad orientare mente e cuore verso la preghiera ed il servizio, verso “l’ora et labora” di benedettina derivazione.

Due note a margine, che non so come interpretare, che mi lasciano più di un motivo di confronto e riflessione:
1 – la presentazione era riservata ai responsabili dell’O.F. Mi guardo intorno e vedo molta gente dagli “anta” in sù oltre ad un buon numero di ventenni o giù di lì. Quando il ragazzo che ha spiegato la questione del sito dedicato ha detto “ve lo daremo come fosse una scatola vuota e lo riempiremo man mano, per evitare che si proceda a scaricare tutto in un colpo solo e poi non lo si guarda più. L’ideale sarebbe incaricare un ragazzo che quotidianamente si dedichi a questo servizio”, in platea c’è stato un boato assordante. Come interpretarlo? E’ da intendersi negativamente (perchè gli “anta” pensano ad una scelta non azzeccata) o positivamente (perchè i giovani la considerano una buona idea)?
2 – dov’erano le persone che nella mia parrocchia dedicano il loro tempo all’oratorio feriale? Parlo degli adulti, ovviamente, delle stesse persone che poi, quando i ragazzi tirano fuori un’idea, la bocciano a priori perchè pensano che l’oratorio sia diviso in settori e che i ragazzi devono pensare solo al gioco e non devono essere educati a prendersi anche altre responsabilità. Queste stesse persone considerano l’O.F. come una buona palestra educativa per acquisire lo spirito di servizio giusto, o pensano che gli animatori non cambieranno mai e non sono creta da modellare, da educare, da valorizzare, da cui ricavare un capolavoro? Li vogliono qualitativamente buoni (e la qualità si raggiunge solo attraverso diversi tentativi) o quantitativamente tanti (così più sono e meno ragazzi ha ciascuno da curare)?

Se ci siete, commentate, grazie! Mi piacerebbe molto un confronto.

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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