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La Chiesa che ho visto

marco
Parto dalla fine, anzi da oggi, da questa voglia di essere altrove che mi ha inseguito tutto il giorno e dalle emozioni che hanno continuato a rincorrersi. Quest’era tecnologica e la condivisione sui vari social network degli amici volontari aumentano il livello delle sensazioni, dei ricordi!
Mi sono portata a casa tante cose belle da queste giornate trascorse per e con gli altri.
Il pellegrinaggio diocesano a Roma è stato veramente entusiasmante (e qui scopri il limite delle parole, perchè la definizione “veramente entusiasmante” è estremamente riduttiva). L’inizio con la visita alle catacombe, le radici della nostra fede cristiana; la messa di martedì ed il diluvio del resto della giornata; l’udienza in piazza e l’euforia che aleggiava. E, su tutto, questi nostri quattordicenni così simpatici e bravi, che hanno sopportato code ogni momento, felici, sorridenti, per la prima volta non più alla finestra dell’esistenza, ma sul davanzale, pronti a prendere il volo verso la vita! Davvero ieri li guardavo passare attraverso i metal detector e mi divertivo ad osservare i loro volti, riflettevo sulle loro insicurezze davanti ad un aggeggio che vedevano per la prima volta (“scusi, ma ho gli orecchini. Li devo togliere?”), impauriti, alla ricerca dell’educatore, della suora, del sacerdote, dell’adulto di cui fidarsi e da cui imparare.
Ma l’apoteosi è stata proprio la vista del papa ed il “tifo da stadio” che si è scatenato all’annuncio della presenza in piazza del pellegrinaggio milanese e dei 14enni: veramente da brividi (papa Francesco: “davvero entusiasti questi milanesi”)!
Questo papa che sembra fatto su misura per questi nostri giorni, che ha una capacità di essere contagioso che pochi hanno, che riesce a trasmettere anche solo con una smorfia del viso tutta la bontà e la tenerezza che si porta dentro. Questo papa che può essere tranquillamente twittato in pochi caratteri proprio per la sua capacità di sintesi, di esprimere un concetto e riuscire anche a tradurlo in tre-quattro parole chiave, come nel caso di questi interventi:
14 marzo camminare-edificare-confessare
17 marzo misericordia-perdono
19 marzo custodire
24 marzo gioia-croce-giovani
28 marzo uscire-periferia
3 aprile speranza-testimonianza.
Questo papa su cui si stanno continuando a scrivere fiumi di parole, a volte anche a sproposito; che non annuncia niente di nuovo, niente di diverso da papa Benedetto e dai precedenti (la Parola di Dio è una sola, non cambia automaticamente con il papa!); che ha capito che oggi la Chiesa deve avere il coraggio di fare scelte concrete verso l’uomo, verso il mondo, verso la società. Bisogna sporcarsi le mani ed il cuore, andare oltre la sacralità dei riti e la perfezione delle liturgie.
Dobbiamo imparare ad uscire da certi schemi e da certo vecchiume non solo fisicamente ma molto più spiritualmente. C’è un’estrema povertà interiore che può essere colmata solo se siamo dei passionali! Per fare questo non serve la catechesi d’iniziazione, ma quella del cuore, quella che scomoda ed accende dentro.
Io ho visto questa chiesa in questi tre giorni!
L’ho vista negli educatori e nei ragazzi, nei loro gesti fatti della felicità di stare insieme e di vivere insieme.
L’ho vista tra noi volontari: abbiamo pregato, scherzato, gioito, mangiato, ci siamo rimboccati le maniche, tutti insieme, in una corsa a superarsi, nel senso di andare oltre i nostri limiti ed oltre le nostre pochezze. Testimoni di questo amore che infiamma i nostri cuori, anche di quelli che, nonostante l’età anagrafica, sono ancora gioiosi come quelli dei nostri adolescenti.
Sono uscita dal mio piccolo e ristretto mondo parrocchiale ormai diversi anni fa e sono contenta di tutti gli amici che il Signore mi ha fatto incontrare, di tutto quello che mi ha insegnato e del mio cuore che non smette mai di appassionarsi! Per questo, oggi, Gli dico GRAZIE!

P.S. – La foto di questo post è di Marco, il seminarista che viene da noi in parrocchia alla domenica pomeriggio e che ieri ho avuto la gioia di incontrare a Roma e con cui ho condiviso la gioia della Pasqua! Spero mi perdoni, perchè l’ho rubata senza dirglielo 🙂

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I volti dell’evento


Appunti a margine dello scorso fine settimana.
Triuggio, nella verde e profonda Brianza, ai piedi del Resegone, mi accoglie come una pagina di manzoniana memoria. La bellissima villa S. Cuore è sempre lì a giganteggiare tra le nuove ville ed i vecchi cascinali lombardi, immersa nella natura e nel silenzio.
Varco la porta e trovo l’attuale rettore, faccia comunque conosciuta ormai 30/35 anni fa alla FOM, più o meno ai tempi di don Erminio (oggi mons. De Scalzi) all’ACR. Sempre allegro, simpatico, disponibile, la classica persona che vorresti avere per parroco perchè anche solo guardandolo in viso testimonia la gioia e la bellezza della fede!
E poi, puff… giù a capofitto in notizie, slides, numeri, mappe, percorsi, appuntamenti. Un fine settimana intenso, in cui l’unica cosa che puoi fare è prestare attenzione assoluta per non farti prendere impreparata dalla carica del milione di persone che incontrerai tra un mese! E che da “scusi, dove sono i servizi?” a “posso andare più avanti per vedere il Papa” ti faranno trascorrere una settimana in apnea (ed io che pensavo di togliermi le quotidiane tossine dell’ufficio… sigh…).
Tantissime notizie, interessantissime, che mi hanno fatto capire quanto è complessa l’organizzazione di un evento a cui presenzia il Santo Padre; a prima vista potrebbe sembrare un’eccessiva burocratizzazione della situazione ma, in effetti, vissuta da dentro, mi sono accorta di quante cose sono coinvolte e si mettono in moto. E, di conseguenza, quanto è importante una buona preparazione dei volontari.
Graditissima la presenza di due Cardinali: l’emerito milanese Tettamanzi, con il quale ho avuto la gioia di passare un bel quarto d’ora in amabile conversazione, e mons. Antonelli, emerito di Firenze e capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia (area vaticana). Ti aspetti uno “che se la tira” ed invece te lo ritrovi la domenica seduto in mezzo a noi a riempirsi anche lui di informazioni, a toccare con mano la complessità della macchina in movimento, a scherzare… Tutto questo non senza averci riservato, la sera precedente, un bell’intervento di riflessione, prima dell’adorazione eucaristica.
Di questo week-end una cosa su tutte mi ha colpito e mi sembra bello sottolineare: è stata richiamata a tutti noi l’importanza assoluta del nostro ruolo. In particolare è stato rimarcato il fatto che “voi siete i volti dell’evento. I pellegrini vedranno voi, più che il Santo Padre; a voi rivolgeranno domande, voi li accoglierete… questo sta a significare l’importanza di un ruolo da vivere serenamente, con gioia, a servizio di tutti, sempre con il sorriso sulle labbra e negli occhi. Chi vi incontra deve tornare a casa rallegrato dalla vostra presenza e con la sensazione di aver vissuto un bellissimo evento con tanti amici tutti lì per Cristo”.
Ecco il senso del nostro servizio per tutte le famiglie che aspettiamo con gioia a Milano.

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