Archivio mensile:dicembre 2014

Santità, così non vale…

papa-curia
Avrete sicuramente sentito parlare degli auguri natalizi di papa Francesco alla curia romana. Non so se li avete anche letti: nel caso potete trovarli qui e, in questi giorni di feste e pause lavorative, è sicuramente possibile trovare anche il tempo di leggerli. Poi sarebbe il massimo fermarsi anche a rifletterci sopra… può essere un proposito per il nuovo anno che arriverà tra qualche ora?
Beh, io mi son fatta prendere la mano; sulla scia anche di questo articolo pubblicato non su Avvenire ma su un giornale laico da un giornalista laico, ho provato ad immaginare papa Francesco che legge davanti a me il foglio degli auguri.
E quindi metto nero su bianco pensieri sparsi. Chissà mai che qualcuno si aggiunge ed esprime i propri…

Parto dall’introduzione.
Una frase del quinto paragrafo – “un sostegno ed uno stimolo a un vero esame di coscienza” – mi ha fatto pensare a quante volte, di fronte a qualche discorso un po’ duro, non l’ho inteso come una spinta verso un esame di coscienza ma ho subito addossato a chi lo pronunciava una serie di colpe e giudizi (questo non mi capisce, vuole solo che io faccia come dice lui, sempre qui a fare prediche, ecc.). Come dire: non venire a scomodarmi perchè tanto la mia coscienza è a posto.

A seguire, alcuni paragrafi più avanti, di conseguenza, il rapporto vivo con Dio alimenta e rafforza anche la comunione con gli altri, cioè tanto più siamo intimamente congiunti a Dio tanto più siamo uniti tra di noi perchè lo Spirito di Dio unisce e lo spirito del maligno divide.
La Curia è chiamata a migliorarsi, a migliorarsi sempre e a crescere in comunione, santità a sapienza per realizzare pienamente la sua missione.

Unione e divisione: con e da chi? Ma che significato hanno queste parole? Parlando di comunione tra noi ci si riferisce ad una comunione solo a livello spirituale?
Il paragrafo precedente a questo citato fa riferimento ad un rapporto particolare con la preghiera, i sacramenti, al contatto quotidiano con la parola di Dio. Ma anche ad una spiritualità tradotta in carità vissuta. E cos’è la carità vissuta? L’obolo al povero per mettere in pace la coscienza? Oppure l’accoglienza di chi la pensa diversamente da me?
Io penso che deve essere chiaro a tutti noi che senza di Lui non potremo fare nulla. Quel Lui che non vedo ma che deve essere il centro del mio quotidiano pregare e fare. Se faccio e non prego e non dirigo verso di Lui ogni azione quotidiana, divido. E’ inutile perdersi in tanti giri di parole: devo trovare il centro se voglio unire, il centro di me stessa e il centro della comunità. Non posso limitarmi a scorticare le ginocchia nella preghiera, ma non posso nemmeno pensare che Lui mi vede in ogni azione quotidiana e quindi anche se non prego accetta le mie povere azioni. Devo trovare un giusto equilibrio ed una giusta scala di valori. Se voglio che il mio piccolo modello di Chiesa cerchi sempre di essere seriamente e quotidianamente più vivo, più sano, più armonioso e più unito in sè stesso e con Cristo.
Inoltre penso sia importantissimo fermarsi ogni tanto a verificare in che direzione vado: se tendo a migliorarmi o se mi atrofizzo perchè sono la migliore e quindi nessuno mi può sorpassare. Il tendere a migliorarsi sottintende la capacità e la forza di analisi perchè non sempre quello che faccio è giusto ed è il top. E’ capitato – e sicuramente ancora capiterà – di fallire. Ma se non riconosco il fallimento la vedo dura sul migliorare!

Ma la cosa che mi piace più di tutte, in questo discorso, quella er la quale stravedo, è questo benedetto “catalogo” delle malattie sulla strada dei Padri del deserto.
Mi è capitato di leggere molto volentieri i Padri del deserto: sono arguti, twittavano molto prima di Twitter. Con una frase ti stroncano ed altrettanto ti innalzano. Non si nascondono mai dietro un quieto (e falso) vivere, ma vanno sempre alla radice a costo di usare la scure. Sanno accarezzarti mentre ti ficcano una spada nel cuore.
Non è forse quello che ha fatto papa Francesco con questo discorso? Poteva limitarsi agli auguri formali, spesso con richiami più velati a migliorarsi, che hanno fatto altri papi in passato. Ma ha voluto essere diretto.
Non sto io a sindacare sul perchè: non sono vaticanista e quindi non conosco da dentro altezze e bassezze della Curia romana. Quelle che conosco sono le mie altezze e bassezze.
Però applaudo a Gramellini che ha detto che sono parole rivolte a tutti noi, a mio modesto parere forse più delle parole di un’Enciclica o di altri documenti papali, curiali, diocesani, ecc.
Sulle varie malattie mi soffermerò successivamente.
Però, una parolina in un orecchio al papa voglio proprio dirla: Santità, perchè ha fatto come me ed invece di valorizzare il buono che c’è ha scoperto il negativo? E dai… così non vale!

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