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La Chiesa che vorrei

papa
Carissimo papa Francesco,
son trascorsi tre giorni dalla tua nomina papale (curioso, tre…) e non finisci di stupire!
E’ davvero difficile per noi non essere travolti dalla tua figura che riassume tutto quanto abbiamo desiderato, soprattutto in questi ultimi travagliati tempi, per la nostra Chiesa.
Ci sembri proprio un bellissimo regalo dello Spirito Santo: il tuo essere assolutamente normale metterà in crisi la complessa macchina vaticana, ne sono pressochè certa. Quindi ti dò il benvenuto ufficiale nel club “minevaganti“, quelle che “servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani”: a te cedo volentieri la tessera n. 1 perchè intravedo tutta la tua potenzialità!
Devo però dirti che più ti vedo e più penso alla Chiesa che vorrei, a cosa mi piacerebbe che cambiasse proprio grazie alla tua presenza, alla tua guida, al tuo cammino comune con il nostro.
La prima cosa, quella che mi mette i brividi in questi giorni, è questo silenzio di poco più di 30 secondi che sei riuscito a creare in una piazza San Pietro piena ed esultante. Ecco mi piacerebbe che anche le nostre celebrazioni lasciassero più spazio al silenzio: quando le parole ed i gesti tacciono è il cuore che si consegna nelle mani di Dio, è lui che parla usando il linguaggio dello spirito.
La seconda cosa è la semplicità nella preghiera. Anche qui ci hai dato una dimostrazione esemplare presentandoti al mondo ed alla storia con tre semplici preghiere, quelle che ognuno di noi, battezzato e cristiano fin dai primi mesi della propria vita, ha imparato nella propria famiglia, con i propri genitori. Mi piacerebbe che la gente capisse che non contano le belle parole: conta la familiarità nel pronunciarle, conta la distanza che viene annullata dal linguaggio comune, che tutti condividono e capiscono.
La terza cosa è la mania degli “ismi” (protagonismi, carrierismi…): mi piace pensare ed operare sapendo che quando svolgo un compito all’interno della comunità lo faccio per servizio. Non vedo nessuna differenza tra il maestro delle cerimonie e la signora che ha provveduto a pulire la Cappella Sistina (probabilmente stipendio a parte). Vorrei che finissero per sempre gli isterismi di chi mette il proprio io davanti al proprio Dio.
La quarta cosa è la capacità di ascolto e di testimonianza. Mi sono imbattuta troppe volte in tante persone che sembrano la bontà fatta carne quando parlano e poi non sono che lupi travestiti da agnelli. Ascoltare è una capacità che la Chiesa ha perso da tempo; per quanto riguarda la testimonianza questa fa rima con coerenza, ma essere coerenti vuol dire vivere quello che si crede e non sempre è facile perchè spesso ti costringe a lottare contro la tua personalità.
La quinta ed ultima cosa è l’umiltà e questa nasce solo da un profondo rispetto di sè stessi. Quando ci si conosce bene, quando si è lavorato bene sul proprio io, sulla propria personalità, non si può che essere umili. Si arriva all’umiltà solo riconoscendo che siamo strumenti, che tutto ciò che siamo è dono di Dio, è opera sua: da soli non andiamo da nessuna parte.
Una curiosità che ho colto in questi giorni, e di cui voglio farti parte, è che il papa emerito Benedetto XVI ha lasciato il proprio servizio nella Chiesa per ritirarsi in preghiera, per continuare la sua testimonianza lontano dalle luci dei riflettori ma riempiendo la sua vita della vicinanza con Dio. Tu, all’inizio del pontificato, hai chiesto la preghiera per te, per tutti noi. Ecco, la Chiesa che vorrei è tutta qui: nella semplicità di un dono reciproco di Amore.
Portaci tu su questa strada!

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Il gabbiano Jorge Mario

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Ieri il famoso autore letterario, Spirito Santo, ha iniziato a diffondere un bel libro dal titolo “Il gabbiano Jorge Mario”: niente a che vedere con Richard Bach ed “Il gabbiano Jonathan Livingston”, questo è un libro decisamente nuovo, che la storia ci riconsegnerà come un best-seller!
Giusto perchè gli mancava il lieto fine, non ha esitato ad improvvisarsi cronista e, nell’odierna società dell’immagine, si è fatto vedere ben appollaiato a prendere appunti nientemeno che su un famoso comignolo, con il rischio di annerirsi: ma lui conosceva bene i suoi rischi!
Diciamo a tutti gli amanti dell’arte, soprattutto quella iconografica e figurativa, che molte immagini sono da rivedere: dalle colombe dobbiamo passare ai gabbiani (evitiamo i comignoli, rappresentativi solo in un caso)!
Amenità a parte, oggi saluto con immensa gioia il nuovo papa Francesco!
Ieri sera, al momento dell’elezione, con Andrea in casa a fare da portafortuna come all’elezione di BXVI e la mia tabella di traduzione dei nomi in latino, ho bruciato sul tempo il protodiacono e ho detto “Bergoglio” due centesimi di secondo prima di lui. L’attesa è stata interminabile ed è sfociata in uno stupore tranquillo, nella consapevolezza che non hanno agito gli uomini, ma veramente hanno ascoltato un’altra voce.
Che dire di questo papa? Troppo presto per dare giudizi fondati, fidarsi dei mezzi di comunicazione non sempre è buona cosa (sulle previsioni hanno fatto decisamente flop!), ed allora non rimane che la sensazione a pelle, per quelle poche cose che si sanno con certezza e per quei minuti in cui l’abbiamo visto affacciato al loggione della basilica vaticana.
Sottoscrivo quindi un deciso MI PIACE perchè (l’elenco è in ordine sparso):
– è nato il giorno prima del mio compleanno e quindi mi ricorderò sempre di fargli gli auguri;
– ha giocato a basket;
– è una persona colta, umile, “a servizio”, e non a caso, penso, ieri sera ha ripetutamente affermato di essere il vescovo di Roma. Non ha mai usato la parola papa: a mio parere perchè non si sente vertice, ma parte di un comunità;
– di lui dicono che “parla poco ma sa ascoltare molto” e penso che questo ascolto non si riferisce solo alle orecchie, ma soprattutto al cuore ed alla mente, dote rara di questi tempi, anche nella Chiesa;
– è riuscito a far silenzio con la piazza gremita di gente, a far pregare il mondo con tre semplici orazioni che tutti abbiamo imparato da bambini;
– è straordinariamente normale, così come la sua vita (vive con un solo polmone fin da ragazzo, lo studio, la fidanzata, la scelta della consacrazione, la vita quotidiana in mezzo alla gente, attraversando la città);
– è un gesuita, nonostante il nome Francesco spinga ad orientarsi su altro. A tal proposito, secondo me, per ora si è insistito troppo sulla scelta del nome e poco sullo specifico di quella che è la sua vocazione e formazione.

C’è un gesuita, lassù, che conosco bene. Sono convinta che ieri ha avuto un gran bell’incontro con lo Spirito Santo (del resto sono vicini di casa) e lui, con lo stile che gli è sempre stato proprio, ha manifestato chiaramente il suo pensiero. Ma ha soprattutto ascoltato e consigliato. Poi ha lasciato libero lo Spirito di decidere e, alzandosi dalla sedia, l’ha visto volare oltre.
Caro Martini, io ti ho intravisto ieri e sono sicura che stai ancora sorridendo!

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Cardi-translate

LogoTra qualche ora avremo la prima fumata del Conclave.
E’ molto probabile che sia nera (e quindi ancora niente Papa), ma se dovesse essere bianca inizierà la nostra attesa del cardinale protodiacono che si affaccia dalla loggia centrale di San Pietro per dare l’annuncio dell’avvenuta elezione.

E’ il famoso habemus papam… ed il bello è che il tutto viene detto in latino.

Chi era presente all’elezione di Giovanni Paolo II ricorderà bene questa attesa tra il nome in latino ed il cognome, che tutto faceva intendere meno che fosse un papa polacco!

La formula esatta è:
Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!
Eminentissimum ac reverendissimum dominum,
dominum nome
Santctae Romanae Ecclesiae Cardinalem cognome
.

Tra queste righe c’è tutto il senso dell’attesa!
Quindi, per comodità e per non farmi prendere dall’angoscia, mi sono dilettata a creare una tabella nella quale ho tradotto (con il mio latino MOLTO maccheronico – dato che non l’ho studiato) i nomi dei cardinali elettori; trovate la tabella qui:
Nomi cardinali
Se vi va, tenetela sott’occhio da questa sera fino all’elezione del Papa: può essere che trovate velocemente il cognome, prima che il protodiacono concluda la formula di cui sopra (abbiamo, ad esempio, un solo Dionisius, ma in compenso diversi Ioannes)!

P.S. – In teoria è eleggibile ogni maschio non sposato, non solo i cardinali elettori. Va da sè che la tabella è quindi largamente incompleta 🙂

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Quelli che il Papa

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Dopo aver trascorso tutto il giorno inseguendo una riflessione, anzi due – una tranquillizzante, l’altra decisamente inquietante – mi prendo qualche minuto per dedicarmi, con “faziosa” (da Fazio) leggerezza, al mio personale toto Conclave.
Sono sicura che, se m’impegno, riesco a connettermi wifi con lo Spirito Santo per guidarlo a fare meno danni possibili.
Dunque, veniamo al dunque e proviamoci:
– se il Conclave si chiude il 12 marzo stesso o al massimo il 13, con la classica fumata bianca, ne uscirà papa Gianfranco Ravasi. Ed avremo il Papa 2.0 e non solo;
– se si prosegue qualche giorno ed i cardinali si orientano su un giovane tra loro, la mia sensazione è che questo sia Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila attualmente 55enne;
– se lo Spirito Santo vuole farmi un personalissimo regalo sa benissimo che l’unico possibile non può essere che Angelo Bagnasco (non chiedetemi perchè, ma è un uomo che mi affascina);
– e se invece punta all’ambientalista, ecco Philippe Barbarin, vescovo di Lione (quello che arriva alle riunioni in bicicletta).
Se c’azzecco, dopo altre “azzeccature” precedenti, è ora che mi convinca ad andare in una sala scommesse. Se non c’azzecco un bel “ritenta, sarai più fortunato” non me lo leva nessuno.

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I due pezzi mancanti

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Questa è l’immagine “ufficiale” dell’ultimo incontro tra il card. Martini e papa Benedetto XVI, sabato 2 giugno dello scorso anno, in Arcivescovado a Milano.
Entrambi oggi ci mancano: uno da ormai 6 mesi, l’altro solo da poche ore!
Due grandi figure della Chiesa contemporanea. Ad uno devo la bellezza della fede, all’altro il grande insegnamento dell’umiltà. Con uno sono cresciuta, l’altro “me lo sono ritrovata tra i piedi” il 19 aprile 2005, quando, anche solo per un attimo, ho sperato che la fumata bianca fosse proprio per il “mio cardinale”, pur sapendo la cosa abbastanza improbabile dato il morbo che ormai lo affliggeva.
Uno è forse un papa mancato, l’altro il papa che ha abdicato. Due persone riservate, in qualche modo timidi entrambi, quasi consapevoli della gravità del ruolo di cui sono stati investiti. Titubanti nell’accettare, ma poi incamminati sui sentieri di Chi, più grande di loro, ha guidato la loro storia (e la nostra per il periodo in cui li abbiamo affiancati).
Mancano le loro intelligenze profonde, manca la loro capacità profetica di vedere oltre, manca la scomodità della parola che non è mai stata la loro, ma Verbo eterno testimoniato dai tetti sui quali si sono trovati a vivere!
Sono veramente le lampade che illuminano tutta la Chiesa; non sono due pezzi mancanti, ma come due pietre che, nascoste nelle fondamenta, reggono tutto l’edificio!

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Prima di formarti nel grembo materno… (Ger 1,5)

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Parto da qui, dall’ultimo pensiero che mi ha attraversato la mente, per mettere nero su bianco le mie sensazioni circa le dimissioni del Santo Padre. Non lo faccio perchè è la moda del momento, ma solo per andare a rileggerle tra qualche tempo, quando tutto sarà nuovo e si potrà fare tesoro anche di questa esperienza.
Non sono nessuno per dire qualcosa, anzi magari dirò pure cretinate. Però non posso impedire al mio cervello di elaborare le notizie, non posso frenare la mia sensibilità e far diventare passione quello che la mente trasmette al cuore.
Inutile sottolineare la sorpresa, che è generale tra i cristiani e non, per questo gesto certo inatteso, inusuale e sovversivo. La mia prima reazione è stata quella di andare a cercare conferme in internet, strumento che avevo a disposizione al momento.
Passato questo primo momento, mi è tornato in mente Habemus Papam, film di Nanni Moretti che ho avuto modo di vedere al cineforum, con relativo dibattito. Mi ha colpito la figura di questo attore che interpretava il Papa perchè mi ha fatto riflettere proprio sul lato umano della persona, di una persona, certo preparata e dotata di molte qualità non comuni, ma comunque uomo, uomo come tutti noi, che si ritrova, all’improvviso, a capo di una schiera di cristiani, messaggero e testimone di un annuncio plurisecolare, icona di una figura che ha cambiato per sempre la storia. Ed i suoi dubbi, umani, umanissimi, che possono essere i miei, che lo attanagliano. Quest’uomo che poteva essere mio padre e che avrei abbracciato se non altro per consolarlo di queste sue fragilità di fronte ad un compito che avvertiva più grande di lui.
Poi comincio a leggere le notizie di stampa in maniera più approfondita: e qui mi sembra di stare al mercato del pesce, dove tutti urlano per attirare i clienti. Molta informazione è davvero solo sensazionalista (una su tutte la giornalista che chiede se a Benedetto XVI, quando morirà, verranno comunque celebrate le esequie solenni… e mi domando: uno studia anni per fare questa domanda?). Qualche buon commento c’è e, non per lodare chi è cristiano, sono commenti di persone che conoscono il cristianesimo, se non altro parlano non per offrire la merce migliore o per sentito dire, ma con cognizione di causa, chi in maniera più arguta e simpatica, chi altro con maggior canonicità (potrei fare una rassegna stampa, ma sicuramente voi che leggete siete più bravi di me ed avete già approfondito!).
Alla fine elaboro un mio pensiero, un qualcosa che si avvicina alla mia sensibilità ed alla mia poca fede. Benedetto XVI ha ammesso di non farcela, molto umilmente ed in maniera che va al di là della normale intelligenza: ha agito con pragmatismo. Ha capito che alla Chiesa ed ai cristiani, oggi come sempre, è chiesto di stare al passo con i tempi mantenendo inalterato il cuore del messaggio e la propria unicità. E questi tempi sono troppo frenetici per la sua persona di 85 (quasi 86) anni. Ha dato una bella scossa a tutti noi che, abituati all’abbiamosemprefattocosì forse non capiamo fino in fondo la portata di questo gesto e, come fanno i discepoli in diverse pagine evangeliche, ci domandiamo cosa stia combinando il Maestro, smarriti su ciò che la nostra mente non comprende e lontani da quello che lo Spirito ci suggerisce. Ma abbiamo provato a pensare al suo tormento interiore? Ci siamo chiesti quanta libertà spirituale chiede questa scelta?
E, per finire, ecco la citazione di Geremia che mi passa per la mente. Nel capitolo 1 del libro di Geremia la citazione è inserita nel dialogo tra Geremia ed il Signore che si sviluppa nell’ottica della vocazione del profeta: Geremia, pur sentendosi inadatto al suo ruolo, riceve forza dal Signore per intraprenderlo.
Benedetto XVI, prima di essere formato nel grembo materno, è stato consacrato da Dio e mandato a svolgere il suo compito sulla terra, così come succede ad ogni uomo ed è successo a me. Questo suo gesto, grazie al quale niente sarà più come prima, oggi mi pone davanti ad alcune domande: posso dire di essere all’altezza del mio compito di cristiana? Oppure mi riesce difficile fare un gesto in controtendenza rispetto all’abbiamosemprefattocosì? Faccio parte della schiera di credenti che eleggono come patrono S. Tommaso d’Aquino, “patrono di chi non molla il cadreghino” (da-qui-no)?
Signore, dammi la grazia di capire perchè mi hai voluto. Concedi la tua vicinanza al Santo Padre ed alla Chiesa e soffia il tuo Spirito sui Cardinali che saranno impegnati nel Conclave futuro.

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Family 2012: il grazie

Oggi ho trovato nella posta il grazie dei cardinali Scola ed Antonelli: che bel ricordo si va ad aggiungere agli altri straordinari ricordi di quei giorni!

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La felicità è possibile su questa terra? Cosa serve a farci contenti? Bene o male queste sono le domande che ognuno di noi si pone nel corso della vita: dalla scorsa settimana io ho una risposta in più.
Merito del turbinìo di emozioni, sentimenti, riflessioni che si porta dentro chiunque abbia vissuto il grande appuntamento milanese del Family 2012. Ci ho messo cinque giorni a ritrovare la tranquillità per poter mettere nero su bianco le mie impressioni, e francamente è tutto ancora così emotivamente presente che chissà se riuscirò ad esprimere tutto quello che ho dentro…
Cerchiamo di dare un ordine e partiamo dalle ore 15,00 di venerdì 1 giugno, Piazza della Scala ed il concerto in onore del Santo Padre. Squadra 5 al completo con la quale mi ritrovo ad impartire istruzioni; il caldo soffocante di quel pomeriggio solo parzialmente mitigato da qualche pianta; 20 volontari animati da un fantastico spirito di collaborazione, di servizio, pieni di voglia di fare, in attesa di dare il meglio di sè stessi; domande a raffica per oggi, per domani… e tutti, dico tutti, con il sorriso sulle labbra, con questa bellissima voglia di esserci a tutti i costi, di essere lì per Lui e per il Santo Padre, con la consapevolezza che si sta facendo qualcosa di importante. E quando scocca l’ora X ed il servizio attivo inizia, travolti dal ritmo, tutti a correre al proprio posto, a dare una mano all’amico, alle forze dell’ordine… a completa disposizione… dimenticandosi la fatica, la fame, il caldo. E l’attesa è abbondantemente ripagata quando il Santo Padre arriva proprio davanti a noi, a due passi: e tutto svanisce, l’adrenalina ti carica ancora di più. Personalmente ho ripensato a quei passi evangelici in cui si racconta delle persone che volevano toccare Gesù al suo passaggio: ecco, noi non l’abbiamo toccato, ma l’abbiamo sentito molto vicino ed accogliente. A tarda sera, tornando verso casa, avevo negli occhi il sorriso buono e timido del Santo Padre: un sorriso pacificante!
Qualche ora di sonno e si parte verso Bresso. Già il viaggio in treno è allietato da un paio di persone che, vedendo la maglietta che identifica il servizio, mi chiedono notizie, informazioni… commentano. Una bella passeggiata lungo il percorso verde, lascio sacco a pelo e zaino nel luogo assegnato ai team leader (fantastico!) e vado al campo volo… e qui… non mi ricordo più niente, se non che, per due giorni, ho solo pensato agli altri, non ho avuto bisogni, non sentivo fame, caldo, sonno… un’unica grande gioia.
I sorrisi dei 30 volontari nel “mio” settore 21, lo scambio di notizie, di impressioni, il darsi una mano a vicenda, anche con i team leader dei settori vicini, la tenda eucaristica, la tenda dei “bimbi dispersi”… e chilometri, chilometri, chilometri… corse, richieste, domande, condivisioni… il crespuscolo, le testimonianza, la sera, la notte. A tarda ora mi sdraio sulla brandina attendendo il sonno che non verrà mai… in compenso mi alzo nuovamente quando è buio e si ricomincia. Un’amabile colazione con un’altra team leader, si torna sul campo e si ricomincia a fare il punto della situazione in attesa dei pellegrini che, per la verità, affluiscono già con le prime luci dell’alba.
Giusto il tempo di una piccola preghiera alla tenda eucaristica, il fresco del mattino che annuncia una giornata nuova in tutti i sensi… ed il flusso dei pellegrini aumenta fino a diventare fiume in piena. E la testa si riempie di colori, di cori, di danze, di persone, di sorrisi, di entusiasmo… veramente la domenica è stata una giornata indimenticabile! Corse infinite dietro le esigenze più disparate, e mai un volontario che si tira indietro! I complimenti, qualche attrito inevitabile con chi pretende un po’ troppo, il giro in papamobile che sembra un’esplosione, la Santa Messa, l’Angelus, e di nuovo colori, mani, occhi, sorrisi…
Il deflusso, con un po’ di timore per la buona riuscita anche di questo passaggio della giornata, ed i settori che pian piano si svuotano… mentre il cuore, gli occhi e la mente si riempiono.
Pian piano termino il mio compito, mi avvio a riprendere zaino e sacco a pelo, torno verso la stazione… strade ormai deserte, la sensazione irreale di una città vuota… e penso che ormai non c’è più nessuno. Arrivo alla stazione e trovo centinaia di metri di persone in fila, ancora carichi di gioia, vocianti, allegri, qualcuno canta, qualcuno racconta; vedono la maglietta dei team leader e mi fanno passare, mi sorridono, mi dicono grazie, più di un apprezzamento per il lavoro svolto…
… ed i miei piedi che non sento più, la voglia fisica di buttarsi sotto ad una doccia, dentro ad un letto…
… e gli occhi pieni di colori, di cori, di parole, di gente, di sorrisi…

Cosa mi porto a casa di questi giorni?
1 – Il grazie sincero e commovente della famiglia che sabato accompagnava una ragazzina handicappata, senza pass, che sono riuscita a portare fin al settore disabili e che avrebbe voluto regalarmi un’immaginetta con una preghiera mariana. Sono sicura che questa mamma sta ancora pregando per me: ho visto il sole nei suoi occhi!
2 – Il grazie di un’altra famiglia che accompagno fin dai disabili e, lungo la strada, chiedo da dove vengono. “Dalla provincia di Varese”. “Anch’io”. “Un paese vicino a Busto Arsizio: Olgiate Olona”. Al che rispondo: “Ci divide la Valle, una discesa ed una salita: io sono di Marnate”. E la signora quasi non ci crede, anche lei non finisce di dirmi grazie.
3 – Il mio amico Matteo, TL del settore 24 (posso definirti così, vero? Anche se potresti essere mio figlio…!). Un ragazzo simpaticissimo, di quelli che ti mettono allegria solo con una sillaba, collaborativo, attento; a lui auguro tutto il bene del mondo perchè se lo merita e che abbia la fortuna di essere missionario con la sua professione!
4 – Tutti, tutti, tutti i volontari, i TL, l’organizzazione, i lavori che abbiamo fatto tutti insieme, senza mai screzi, uniti dall’unico fine e dall’unico impegno. Forse abbiamo scritto un pezzo della storia diocesana milanese, senza rendercene conto e senza averlo meritato.

Prendendo spunto dall’osservazione fatta da un altro volontario, direi che questi giorni sono stati “trasfiguranti”. Molte volte mi è venuta voglia di fare “tre tende” (come Pietro e Giovanni sul Tabor) e rimanere lì, in quella felicità, in quella beatitudine. Era tutto troppo bello… ma, come i discepoli, bisogna “scendere dal monte”: il nostro posto è nel mondo, l’amore che abbiamo vissuto dobbiamo portarlo agli altri. E qui si passa attraverso la missione e la testimonianza.
Mi sono arrampicata ad un sogno e l’ho realizzato. Anche se non valgo niente, anche se dono poco e male, mi basta essere certa che il Signore mi prende per mano e, come in questa occasione, mi “costringe” ad uscire da me stessa, dal mio piccolo mondo cristiano chiuso nella parrocchietta, dalla mia poca fede. Per farmi intravedere quella luce divina che è solo felicità pura! E che vorrei trasparisse dai miei occhi come un’energica passione dentro la quale si vive la vita vera.

La tenda ed il cammino

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Simpaticamente cristiani tra gli uomini


E’ necessario che i cristiani, sostenuti da una “speranza affidabile”, propongano la bellezza dell’avvenimento di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, ad ogni uomo e ad ogni donna, in un rapporto franco e sincero con i non praticanti, con i non credenti e con i credenti di altre religioni. Siete chiamati a vivere con quell’atteggiamento carico di fede che viene descritto dalla Lettera a Diogneto: non rinnegate nulla del Vangelo in cui credete, ma state in mezzo agli altri uomini con simpatia, comunicando nel vostro stesso stile di vita quell’umanesimo che affonda le sue radici nel Cristianesimo, tesi a costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà una “città” più umana, più giusta e solidale.

Sono parole pronunciate poco fa da BXVI (il Santo Padre, per capirci) ad Aquileia.
Mi piace tanto questo avverbio di modo: con simpatia.
La simpatia nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano simili sentimenti anche in un’altra, creando uno stato di “sentimento condiviso”. In pratica una persona simpatica è quella in grado di creare un rapporto che, proprio perchè capace di condividere sentimenti ed emozioni, non puo’ che dirsi profondo: personalmente non condividerei un sentimento con il primo che passa per strada!
La condivisione nasce da una conoscenza, da uno stare insieme, da un incontro, anche qui non di carattere solo epidermico, ma più profondo, rodato.

Quindi, cosa mi/ci chiede il Papa?
Mi/ci sta chiedendo di mettermi a condividere la mia vita con chi vivo, a qualunque stato religioso appartenga, sia che creda, sia che non creda (oltretutto dovrei amare anche i non baglioniani ed i non juventini…!). Simpaticamente… cioè a pari, insieme, a cuore a cuore.
Portando a testa alta il mio/nostro modo di contagiare con il Vangelo, ma soprattutto con la vita.
Cristiani, tra gli uomini del nostro tempo.
Non musoni, ma simpatici!

Mi sa che da domani inizierò un sondaggio per misurare il mio grado di simpatia… e se lo facessi partendo dal blog? Sarà simpatico questo blog?

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In attesa della luce


Oggi è il Sabato Santo, il giorno del silenzio di Dio, per così dire… della Sua assenza…
Mi piace questo articolo “laico” di attualità che si lega alle risposte del Papa nella trasmissione di ieri “A sua immagine”: siamo impotenti, per fortuna siamo nelle mani di Dio!
Dobbiamo aspettare che Lui riaccenda la luce, perchè comunque la stanza del nostro cuore non è vuota.

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Berlicche

IL CIELO VISTO DAL BASSO

Io Amo Castiglione Olona

la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

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